Home Politica e Società Caro utente finale, la lapidazione verbale è violenza e noi diciamo basta

Caro utente finale, la lapidazione verbale è violenza e noi diciamo basta

di Anna Maria Spina, Giovanna Crivelli
da www.womenews.net

Via il velo della ipocrisia nostrana, altro che la sacralità della famiglia, rispetto della vita e della dignità; altro che fare l’amore, altro che un modo come un altro per prendere l’amore che spetta di diritto.
Poveri uomini ricchi, potenti e innocenti utilizzatori finali!

E’ una buona occasione per ricominciare a porre attenzione alle parole che ci vengono lanciate contro, a noi e a tutti. E’ un’ottima occasione per ricominciare a non tollerare più questa lapidazione verbale, dove le pietre sono indegni stereotipi, vecchi o nuovi come questo, del sesso mass-market.

E’ un ottimo momento per svelare con le “nostre” parole il trucco e la violenza che sempre esercitano coloro che si arrogano il diritto di perseguitarci dicendoci ogni momento tutto il peggio che gli passa per la mente. Per non diventare sorde e cieche, per non dover più tollerare linguaggi o comportamenti indegni.

Così apprendiamo da un’intervista, che “colui che riceve è l’utilizzatore finale”, ma a quest’uomo, all’intervistato, se uomo è, bisognerebbe chiedere: “Colui: perché al maschile? Colui in questo caso o in generale? Come a dire che a ricevere è sempre un uomo, che sta a significare che a dare è sempre una donna? Domanda pleonastica.

Che riceve: che riceve che cosa? Un utente non può ricevere un corpo però può usarlo, magari consumarlo, come un gelato o un dopobarba.” In questo caso evidentemente “l’utente finale è colui che riceve il servizio”. Finalmente arriva la parola vera: servizio.

Ma non basta, sempre dalla stessa intervista, ci viene ribadito, con pretesa generosa ingenuità, che “per fare bella figura, quando ci si presenta a casa di qualcuno potente, ci si va con una bella donna” a pagamento.

E così l’immaginazione va alla moglie, se c’è, o alla fidanzata, a casa, naturalmente, a fornire nell’ombra un servizio gratuito. Altro che amore, altro che valore della famiglia.

E noi diciamo non solo che vergogna, che affronto, ma anche che indicibile tristezza, che senso di morte. Infine veniamo informate, dall’intervistato, che un uomo, potente e perciò stesso bello e simpatico, potrebbe avere “donne gratis in grande quantità”.
E così l’immaginazione va agli scaffali del supermercato, scaffali e scaffali di tanta bella merce in quantità, tutta da comprare, tutta da utilizzare, tutta da consumare.

Che altro c’è da dire? Tranne che finalmente non siamo più solo noi a significare che ci considerano merce, che vivono il nostro corpo come lo strumento di un servizio, noi disperatamente in cerca di luce nei fumi del lavaggio del cervello che ci stanno facendo da ogni parte e con ogni mezzo, da decenni ormai.

Queste parole brutali le dicono loro, a noi e a tutti, spudoratamente, in continuazione, loro che i media ce li hanno e li usano. Adesso Luce è fatta: circostanziata ammissione di colpa ideologica.

Grazie grand’uomo, ci hai risparmiato un lavoro improbo, dilla ancora e dilla tutta: per esempio che dobbiamo stare a casa ad aspettarti, altro che emancipazione e lavoro, che se proprio abbiamo il capriccetto di decidere dei nostri destini facendo politica, ebbene sì un mezzo c’è ma dipende da te.

A questo rispondiamo che l’UDI e molte donne in Italia hanno raccolto le firme per una legge di iniziativa popolare che detta norme di democrazia paritaria per l’accesso alle Assemblee elettive cioè semplicemente per le candidature nelle elezioni, dentro la campagna 50E50 … ovunque si decide .

Perciò, per quello che abbiamo detto e fatto, restiamo irriconciliabili a qualsiasi proposta o metodo o decisione o criterio di selezione politica per liste ed incarichi, che non rispettino tutte le donne.

Caro Utente Finale, dillo che tu e quelli come te, e qualche omino potente e ricco in giro c’è, vi sentite i padroni di tutto, compreso il nostro corpo caduco ma potenzialmente fertile. Caduco perchè finita la funzionalità, niente pensione, niente casa, niente lavoro, niente dignità.

E dillo anche che questo corpo potenzialmente fertile deve rimanere sempre usabile, ma l’hai già detto, e non avresti dovuto, l’hai nominata una volta di troppo quando l’hai detto di Eluana. Tu suoni la tua tromba noi suoneremo le nostre campane.

Noi diciamo e diremo che la lapidazione verbale è violenza, che non è casuale questo indegno trasferimento del privato peggiore nel pubblico peggiore, che siamo in grado tutte di vedere e capire il valore delle immagini e delle parole, la loro potenza d’urto sulla nostra vita in casa e fuori casa.

Che non accettiamo e non accetteremo per nessun motivo subdole violenze aggiunte a quelle che già vergognosamente avvengono fra le mura domestiche, che disonorano gli uomini e feriscono le donne, e fra queste includiamo sordide immagini televisive o sui cartelloni per via, fa lo stesso, e ancor di più parole urlate o sussurrate o cantate o recitate, che martellano la nostra mente, la nostra intelligenza, la nostra cultura, la nostra forte sensibilità.

Perciò ci stiamo sobbarcando, fin da novembre dell’anno scorso, una Staffetta di donne proprio contro tutti i tipi di violenza domestica o estemporanea, fino al femminicidio, in tutta Italia, comuni, regioni e provincie.

Ma tu nel frattempo, Utente, dilla tutta, rimpiangi il mancipium vero?
Anche quella sembra solo una parola, ma dentro quella parola ci stanno millenni di sottomissione, esclusione e maltrattamenti di donne fino ai femminicidii. Eh quelli sì erano bei tempi, per te, qualche millennio fa però.

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.