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G8 Genova/De Gennaro istigò a mentire

di Ida Rotano
da www.aprileonline.info

Due anni di reclusione per l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro e un anno e quattro mesi per l’ex dirigente della Digos genovese Spartaco Mortola: queste le richieste del Pm di Genova Enrico Zucca. Il 15 luglio parleranno le difese, mentre la sentenza è attesa per settembre. L’immediata solidarietà a de Gennaro espressa dal ministro Gianfranco Rotondi (“Non commento gli atti della magistratura, ma non si può umiliare lo Stato ‘criminalizzando’ chi lo difende”) non passa inosservata a chi, da anni, chiede giustizia. Così, Vittorio Agnoletto, ex portavoce Genoa Social Forum e Lorenzo Guadagnucci, del Comitato Verità e Giustizia per Genova rispondono: “Noi continuiamo a pensare che la ricerca della verità stia al primo posto”

Secondo l’accusa De Gennaro – che attualmente dirige il Dis (Dipartimento informazioni sicurezza) – e Mortola avrebbero esercitato delle pressioni sull’ex questore Francesco Colucci affinché questi rendesse falsa testimonianza al processo per l’irruzione nella scuola Diaz, durante il G8 svoltosi a Genova nel luglio del 2001.
In quasi tre ore di requisitoria il pubblico ministero ha illustrato le ragioni di diritto e ha replicato alla memoria della difesa sulla irrilevanza delle intercettazioni usate nel processo. E ha pressato molto sulla posizione, sul ruolo che De Gennaro ricopriva.

Nel calcolo della pena chiesta per l’attuale direttore del Dis l’accusa ha considerato equivalenti le attenuanti generiche con le aggravanti perché l’ex capo della Polizia era un superiore in grado al momento del fatto. La pena base di partenza infatti è tre anni a cui è stato tolto un terzo previsto dal rito abbreviato. Per Mortola invece il pm ha considerato sussistenti le attenuanti generiche più lo sconto previsto dal rito.

“Una richiesta che ci aspettavamo – ha commentato l’avvocato Franco Coppi, difensore di De Gennaro – visto quanto scritto nella richiesta di rinvio a giudizio. Il pm ha esposto le sue convinzioni, che per noi restano non condivisibili. Per noi, infatti, non c’e’ stata alcuna istigazione alla falsa testimonianza”.
L’udienza, celebrata dinanzi il gup Silvia Carpanini, èproseguita con le arringhe delle parti civili. Nel processo si sono costituite tre vittime picchiate alla Diaz e l’associazione Giuristi Democratici. Gli avvocati si sono associati alle richieste del pm e hanno chiesto cinquemila euro di provvisionale per il danno subito.
Il 15 luglio parleranno le difese, mentre la sentenza è attesa per settembre.

Il processo nasce dopo le ritrattazioni dell’ex questore di Genova Francesco Colucci (accusato di falsa testimonianza), al processo per l’irruzione alla scuola Diaz. Ad avvalorare la tesi dell’accusa, tutta una serie di telefonate tra Mortola, intercettato per il suo presunto coinvolgimento nella sparizione delle due molotov trovate alla Diaz, e Colucci. Le conversazioni intercettate avrebbero fornito ai magistrati le prove che De Gennaro voleva far modificare a Colucci le sue precedenti dichiarazioni, come puntualmente avvenne durante l’udienza. Per l’ex questore di Genova è scattata l’accusa di falsa testimonianza. Colucci ha scelto di farsi processare con rito ordinario.

L’immediata solidarietà a de Gennaro espressa dal ministro Gianfranco Rotondi (“Non commento gli atti della magistratura, ma non si può umiliare lo Stato ‘criminalizzando’ chi lo difende”) non passa inosservata a chi, da anni, chiede giustizia. Così, Vittorio Agnoletto, ex portavoce Genoa Social Forum e Lorenzo Guadagnucci, del Comitato Verità e Giustizia per Genova rispondono: “Noi continuiamo a pensare che la ricerca della verità stia al primo posto e che tutti i cittadini, compreso chi rappresenta lo Stato ai massimi livelli, debbano essere uguali davanti alla legge. Nessuno può considerarsi al di sopra della legge e al di fuori della Costituzione. La lettura delle intercettazioni telefoniche sotto questo profilo è assolutamente inquietante, a prescindere dal giudizio che darà il tribunale”.

“Abbiamo sempre ritenuto necessaria la ricostruzione della catena di comando che pianificò le violenze di quella notte; continuiamo infatti a pensare che non sia credibile che decine e decine di poliziotti improvvisamente e contemporaneamente abbiano commesso ogni sorta di violenza senza alcuna autorizzazione, o almeno garanzia di impunità, da parte di qualche autorità superiore. In questi anni -concludono Agnoletto e Guadagnucci – gli apparati dello stato hanno fatto muro e la polizia ha ostacolato apertamente le inchieste della magistratura, come più volte denunciato dagli stessi Pm. La credibilità delle istituzioni è stata gravemente compromessa e l’andamento del processo in corso contro Gianni De Gennaro e Spartaco Mortola non sta invertendo questa tendenza”.

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