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Rotta verso l’inferno

di Christian Elia
da www.peacereporter.net

Rilasciati alcuni attivisti che tentavano di raggiungere Gaza via mare, ma la situazione umanitaria nella Striscia resta drammatica

Un premio Nobel o un seggio del Congresso Usa non mettono al riparo dalla dura legge d’Israele. L’irlandese Mairead Maguire, cofondatrice dell’organizzazione Community of Peace People in prima linea per la soluzione del conflitto nordirlandese e vincitrice del Nobel per la Pace nel 1976, e Cynthia McKinney, attivista pacifista Usa ed ex deputata, sono state arrestate il 30 giugno scorso e detenute per una settimana con altri 19 componenti della delegazione pacifista del movimento Free Gaza.

Un carico di speranze. Erano tutti a bordo dell’imbarcazione Spirit of Humanity, decisa a rompere l’embargo che soffoca Gaza dal gennaio 2006, quando il movimento islamista Hamas ha vinto le elezioni in Palestina. Un vero e proprio assedio: non entrano generi di prima necessità e nessuno del milione e mezzo di palestinesi che abitano la Striscia può uscire, neanche quelli vecchi e malati.
La nave era carica di giocattoli e medicinali, ma per il governo israeliano rappresentavano un pericolo grave. La marina militare israeliana ha abbordato il natante, arrestato gli attivisti e confiscato il mezzo con tutto il carico di aiuti umanitari per la popolazione civile della Striscia di Gaza. La Maguire e la McKinney sono state rilasciate, assieme ad altri sei attivisti, ieri e sono rientrate a Londra. Gli altri restano in carcere e oggi, per chiedere la loro liberazione, una delegazione di parlamentari europei ha chiesto e ottenuto di incontrare Javier Solana, responsabile della politica estera dell’Unione europea. Con loro saranno ricevuti anche alcuni esponenti del movimento End the Siege, che si batte per la fine dell’embrago a Gaza.

Abuso di potere. La situazione non è nuova e i dimostranti di Free Gaza sono stati fermati con gli stessi mezzi anche in altre occasioni. Come in passato è molto improbabile che l’Ue o la comunità internazionale chieda conto al governo israeliano di un comportamento che viola tutte le norme internazionali sul sostegno umanitario e quelle di buon senso di un Paese che ama definirsi ‘l’unica democrazia del Medio Oriente’. Resta l’occasione di fare un bilancio della situazione umanitaria a Gaza, che era disastrosa e rimane tale, anche se nessuno ne parla più dopo l’operazione militare Piombo Fuso dell’esercito israeliano della fine dello scorso anno.

La Striscia abbandonata. Le notizie sono frammentate, anche perché non vengono concessi visti giornalistici da parte del ministero dell’Informazione di Tel Aviv per entrare nella Striscia. Per mesi l’unica fonte di informazioni sul campo sono state le organizzazioni non governative e le missioni umanitarie. Sempre meno, però, sono quelle che riescono a entrare. E’ il caso di un équipe di medici francesi, allestita dal ministero degli Esteri di Parigi, che è ferma da dieci giorni al valico di Erez, tra Israele e Gaza, in attesa dei permessi d’ingresso. “Ci negano l’ingresso nella Striscia di Gaza, senza alcuna spiegazione”, ha dichiarato alla France Presse Christophe Oberlin, medico francese e responsabile della missione composta da quattro chirurghi francesi, tre britannici e due spagnoli. Il programma della missione – ha spiegato lo stesso Oberlin – è quello di curare un numero consistente di pazienti, di cui oltre la metà bambini feriti durante l’offensiva militare israeliana di gennaio in cui morirono oltre 1.400 palestinesi.
Al tempo stesso, i medici europei dovrebbero avviare un programma di formazione in chirurgia e microchirurgia per i colleghi locali Gaza. Niente di tutto questo è possibile. Mentre, dentro l’assedio, l’acqua scarseggia sempre più e la salinità delle falde iper sfruttate sta comportando gravi danni per la salute dei palestinesi. L’elettricità, poi, è garantita solo da generatori, con tutte le conseguenze sanitarie che si possono immaginare. I palestinesi della Striscia sono alla fame, perché non riescono a vendere a nessuno i prodotti agricoli e perché non passano la frontiera le derrate alimentari delle quali necessitano.

Una situazione disastrosa. Un quadro attuale della situazione è offerto da un rapporto della Croce Rossa Internazionale, reso noto alla fine di giugno. La situazione rilevata sul territorio dagli ispettori della Cri è stata paragonata a quella di una zona colpita da un sisma devastante. ”Il blocco imposto alla Striscia di Gaza da parte delle autorità israeliane impedisce alla popolazione di ricostruire la propria vita”, denuncia il documento, “i quartieri di Gaza più duramente colpiti dagli attacchi israeliani continueranno a sembrare l’epicentro di un terremoto fino a quando non verrà autorizzato l’invio nel territorio di cemento, acciaio e altro materiale di costruzione”. La Croce Rossa denuncia che la mancanza di servizi essenziali è imputabile anche alla rivalità fra Hamas e Fatah e scrive che il lancio di missili Qassam dalla parte di militanti palestinesi della Striscia mette a rischio migliaia di abitanti della parte meridionale d’Israele. Questo è vero, ma resta il fatto che bloccare giocattoli e medicine non è il modo migliore per dimostrarsi migliori dei guerriglieri palestinesi.

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