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Nucleare, preistoria italiana

di Francesco Ferrante
da www.aprileonline.info

Con 154 voti a favore, un voto contrario, un astenuto e il fallito tentativo di Pd e Idv di far mancare il numero legale lasciando l’aula, il Senato ha approvato in via definitiva il ddl sviluppo. Il passaggio più importante del provvedimento diventato legge riguarda il nucleare. Entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge, il governo deve adottare uno o più decreti legislativi per la localizzazione sul territorio nazionale degli impianti e dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti radioattivi. Con il Ddl sviluppo il Governo vuole dire addio alla green economy e al G8 fallisce l’accordo sul clima.

Altro che green economy e fonti rinnovabili: nemmeno l’ombra degli obiettivi che Europa e Usa si pongono ma invece un ritorno al passato, costituito da quel nucleare su cui in occidente praticamente nessuno investe più un euroquesto è ciò che è previsto dal ddl sullo sviluppo e sull’energia appena approvato oggi in via definita al Senato.

Puntare ora sul nucleare è una scelta incomprensibile e un fallimento annunciato, dimostrato dal fatto che quasi tutti i paesi maggiormente sviluppati tecnologicamente hanno smesso d’investire in questo senso e una grande parte delle 439 centrali nucleari esistenti nel mondo non verranno sostituite quando a breve smetteranno di essere in esercizio.

In Italia invece il governo Berlusconi ha deciso di fare un bel salto all’indietro, affidandosi al nucleare di terza generazione francese con cui il presidente Sarkozy, definito dal Washington Post ‘il piazzista nucleare più aggressivo del mondo’ ha convinto Berlusconi e Scajola. Si spenderanno 20-25 miliardi di euro per avere tra 20 anni, un’era geologica in campo tecnologico ed energetico, un apporto pari al 5 per cento dei consumi energetici del nostro paese. Sempre che il governo riesca a individuare i siti per impiantare le centrali, magari ricorrendo alla militarizzazione delle aree come è previst da questo folle provvedimento, anche se dovunque si recano Berlusconi e i suoi ministri negano che in quelle regioni possano essere allestiti i reattori nucleari.

Un disegno di legge, quello approvato oggi che è cieco di fronte alle vere esigenze energetiche del paese, alle sue potenzialità in materia di energie rinnovabili e che di certo non aiuterà l’Italia ad uscire dalla crisi economica. E forse non è un caso se nello stesso giorno in cui approva questa legge che ci vuole portare indietro nel tempo dal G8 de L’Aquila arrivano brutte notizie sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici.

C’era da aspettarselo ed è successo. Preparato dal governo italiano, il più inadempiente e arretrato sul fronte dell’innovazione energetica e della lotta ai mutamenti climatici, il G8 dell’Aquila sul clima, uno dei punti principali all’ordine del giorno, si è infatti concluso con un sostanziale fallimento. Buone intenzioni, generici impegni, ma nulla di concreto sui due temi decisivi su cui si gioca la partita del clima: fissare obiettivi ravvicinati di riduzione delle emissioni climalteranti e garantire ai grandi paesi emergenti come Cina e India trasferimenti di tecnologie necessari per fare in modo che il loro diritto allo sviluppo non si traduca in una condanna per l’intera umanità.

Ora non resta che sperare che la leadership degli Stati Uniti e dei Paesi europei più avanzati riesca nei prossimi mesi ad evitare che anche la Conferenza di Copenaghen si risolva in un nulla di fatto, che sarebbe devastante per il Pianeta.

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