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Il BRIC, volano della ripresa economica

di Mario Lettieri, Paolo Raimondi
da www.aprileonline.info

Quello dell’Aquila potrebbe essere l’ultimo summit formato G8. A causa del vecchio vizio di gratuita superiorità e egocentrismo occidentale non se ne parla molto, ma nella città abruzzese ci saranno anche i capi di governo degli stati emergenti del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina). D’ora in poi si dovrà sempre parlare di G20, non solo da un punto di vista formale ma anche sostanziale. Lo impone il cambiamento dei rapporti di potere, di peso economico e di strategie geopolitiche

Il BRIC, con il 40% della popolazione mondiale posta su tre continenti, vanta già il 25% del PIL mondiale. Il 16 giugno scorso i leader di questi stati si sono incontrati a Ekaterinburg anche con i rappresentanti dei governi dello Shanghai Cooperation Organization (SCO), che oltre alla Cina e alla Russia, come membri comprende anche il Kazakhstan, il Kirgystan, l’Uzbekistan e il Tajikistan, e India, Pakistan, Iran e Mongolia come osservatori. Prima o poi del peso del BRIC e dello SCO si dovrà tenere conto adeguatamente.

Il London Economist dello scorso 20 giugno ha incominciato a prenderne atto e in un’analisi titolata “Non sono uomini di paglia” pone addirittura la domanda se non sia in corso una qualche forma di separazione, di decoupling, dalle economie occidentali cosiddette avanzate.

L’articolo in questione riconosce che c’erano già delle tendenze importanti in questa direzione e che ora stanno riproponendosi a seguito dello shock finanziario globale. Tali tendenze non si manifestano solamente nei tassi di crescita che sono superiori a quelli dei paesi industrializzati. In un certo senso esse indicano che i due organismi “danzano con una musica differente e che questi mercati emergenti crescono o si riducono in modo autonomo e non sotto l’influenza dei paesi ricchi”.

L’autonomia dell’economia del BRIC sta innanzitutto in una minor dipendenza dalle esportazioni (Brasile e India esportano meno del 15% del loro PIL e anche la Cina esporta meno di quanto si pensi).

La presenza di una grande mercato interno, la diversificazione industriale e tecnologica superiore alle normali aspettative, i grandi programmi statali di investimenti nelle infrastrutture e l’aver “manovrato” meglio il processo di liberalizzazione dei propri sistemi finanziari dopo la devastante crisi in Asia del 1997-8, sono tutti elementi che rivelano una crescente autonomia.

La Cina già nel novembre 2008 aveva lanciato un programma di 600 miliardi di dollari in investimenti nei settori dell’economia reale per cui, nonostante la caduta del 25% delle esportazioni, l’economia cinese nel primo semestre del 2009 è cresciuta del 6%. Oggi il mercato cinese dell’auto ha superato quello americano, mentre solamente tre anni fa era del 50%. Anche l’India, con una crescita del 4%, è presente non solo nel tessile e nell’elettronica a basso costo ma è cresciuta moltissimo anche nella costruzione di navi, nei settori chimici, dell’acciaio e delle comunicazioni.

La Russia invece è stata colpita più duramente per lo sconquasso sui prezzi delle materie prime. Il Brasile si trova in una fase di consolidamento della propria economia. Indubbiamente la crisi globale non può che provocare degli effetti negativi ovunque, ma il BRIC ha una potenzialità di stabilità e di ripresa superiore.

Per quanto riguarda la crisi finanziaria, il BRIC si muove su quattro direttrici: una decisa regolamentazione dei mercati finanziari mondiali, un superamento ordinato dell’attuale sistema monetario mondiale basato solo sul dollaro, una riorganizzazione del FMI con un ruolo più importante per i Diritti Speciali di Prelievo quale strumento di transizione nei meccanismi di riserva mondiale e la creazione a più lungo termine di un nuovo sistema monetario multi polare basato su un paniere di monete.

In tutte queste iniziative il BRIC non va più “a rimorchio” dei paesi industrializzati. Non aspetta che l’America metta le carte a posto, ma opera con grande indipendenza anche per consolidare i rapporti al suo interno. Il commercio tra gli stati del BRIC è in grande aumento e spesso è regolato in monete locali e non più in dollari. Chi poteva immaginare cinque anni fa che la Cina diventasse il primo partner commerciale del Brasile e dell’India?

Questi paesi hanno compreso che il motore dello sviluppo e della crescita, anche per le economie sommerse dai debiti, sta nella realizzazione di grandi infrastrutture e negli investimenti e nelle innovazioni tecnologiche che dovranno essere fatte nel pieno rispetto dell’ambiente. Sarebbe utile che l’Europa tenesse conto di queste indicazioni anche per il proprio sviluppo.

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