Home Politica e Società Breve storia di una panchina dalla vita troppo breve

Breve storia di una panchina dalla vita troppo breve

di Tiziana Valpiana – Comitato Verona città aperta
da www.carta.org

Quasi 500 cittadini e cittadine veronesi con nomi e cognomi hanno proposto «un percorso pubblico da ‘fare insieme’ per esprimere dissenso verso una città chiusa, discriminante e paurosa e per progettare una città aperta, giusta e gioiosa». Durante l’inverno si sono incontrati in assemblee pubbliche, con prestigiosi relatori, per ragionare insieme sui sempre più cupi divieti che incombono sulle nostre vite e sulla nostra città ed hanno individuato come simbolo della città chiusa, discriminante e paurosa l’atto scellerato dell’amministrazione comunale di togliere le panchine dai giardini in cui erano soliti sostare anche stranieri. Togliendo le panchine, si sono ridotti i diritti di tutti: il diritto ad una sosta ristoratrice, a giardini pubblici curati, il diritto al riposo, alla convivialità, all’incontro casuale con altri, il diritto a godere ‘gratuitamente’ della vista della nostra città… il diritto del contribuente a vedere i propri soldi utilizzati per aggiungere servizi, non per diminuirli [ma le tasse, quelle no, non sono diminuite!].

Tutti i sabati di maggio alle 12, portando le proprie sedie da casa, i membri del Comitato e non solo si sono riuniti nel disadorno e indegno giardinetto di via Prato Santo semplicemente per stare assieme, offrendo a chiunque un aperitivo, una poesia, una lettura, uno spettacolo, a simboleggiare la possibilità di una città aperta, giusta, gioiosa. Il 9 luglio hanno ‘offerto’ a quel giardinetto e a tutti coloro che hanno ancora voglia di abitare la città una verde e luccicante panchina che, certo, non era sufficiente a cancellare il degrado nel quale l’amministrazione lascia questo ed altri luoghi pubblici, ma che [ben lo simboleggiavano le primule piantate ai piedi della verde e comoda panchina] non era che l’inizio di una riqualificazione voluta e attuata direttamente dai cittadini e dalle cittadine.

La panchina, ben confezionata con elegante fiocco rosso, è stata «scartata» e inaugurata sotto gli occhi di tutti «a disposizione di chiunque voglia sedersi nei Giardini di Via Prato Santo», recita la targa affissa dal Comitato Verona, città aperta. Un atto gratuito di generosità, un esempio di virtù civiche…
Abbiamo vissuto su quella panchina, fino al diluvio della sera: un breve resoconto di quelle poche ore può dare a tutti la dimensione dei «bisogni» cui questo semplice gesto ha dato risposte.

– Visto anche il via vai di giornalisti e fotografi, si sono subito avvicinati dei «curiosi» chiedendoci informazioni e plaudendo all’iniziativa, tutti sgomenti per il totale abbandono del giardino e sperando nell’avvio di una rinascita. Molti hanno voluto essere fotografati seduti sulla panchina.

– Verso le 13 abbiamo acquistato della pizza, delle birre, un po’ di frutta e verdura e, contravvenendo ad altra ordinanza ma sotto gli occhi anche delle forza dell’ordine, abbiamo pranzato lì sulla «nostra» [e vostra] panchina, attirando, nell’ordine, un ragazzo del Senegal che si è unito a noi e 6 turisti tedeschi che, stanchi dal giro turistico in città e in attesa di andare a vedere Carmen in Arena, avevano cercato un po’ di riposo, in mancanza di meglio, appoggiandosi ai tronchi degli alberi… Abbiamo offerto loro la panchina e si sono seduti gustando qualche albicocca e lamentandosi, increduli, della poca accoglienza verso gli stranieri. Rimasti impressionati dai braccioli visti sulle panchine in altri luoghi della città, hanno chiesto di essere fotografati stesi sulla panchina. E’ stata poi la volta di un ragazzo con le stampelle, che sulla panchina ha trovato un po’ di riposo.

– Al vicino bar, dove siamo andati a prendere i caffè che abbiamo poi sorseggiato sempre sulla panchina, il gestore ci ha fatto presente che in quel giardino mancano non solo le panchine, ma anche le strisce pedonali per poterlo raggiungere, pur trattandosi di una meta un tempo frequentata da anziani con difficoltà di deambulazione. Un tempo, perché da quando le panchine non ci sono più – come ci aveva fatto notare una signora residente lì vicina che era solita accompagnare il padre in carrozzella – l’accompagnatore è costretto a restare in piedi…

– C’è stato anche chi [un uomo dal codino grigio] ci ha gridato che su quelle panchine si sedevano anche coloro che «non pagano le tasse» ma quando gli abbiamo risposto che noi le paghiamo, altri non le pagano perché vengono fatti lavorare in nero, altri ancora perché sono evasori [ma raramente questi hanno il piacere di sedersi sulle panchine!], non ha saputo replicare.

– Per tutto il pomeriggio abbiamo fatto da «badanti» alle macchine parcheggiate lì intorno, visto che la colonnina per pagare il parcheggio negli stalli blu non funziona e i numerosissimi stranieri che volevano lasciare la macchina per raggiungere il centro a piedi erano preoccupati, per un disservizio del Comune, di trovare poi una multa [quanti soldi ha perso l’amministrazione per questo disservizio? Quante panchine avrebbe potuto comperare?].

– Proprio alle 19, l’ora stabilita per il ritrovo di tutto il Comitato per un aperitivo di inaugurazione e mentre stavamo accingendoci a preparare per coinvolgere il maggior numero di persone possibili, una pioggia torrenziale ha costretto tutti a scappare.

– Giusto in quel momento è arrivata una macchina dei Vigili urbani, mandati per controllare la «manifestazione», ai quali abbiamo spiegato il senso della nostra azione, lasciandoli letteralmente stupefatti: «Se lo raccontiamo, nessuno ci crederà! Dei cittadini che regalano un bene alla collettività…». Poi ce ne siamo andati, sotto l’acqua a catinelle.

L’indomani mattina, poco prima delle 8, acquistati i quotidiani, abbiamo deciso di andare a leggerli, come si fa in tutte le città del mondo, al giardinetto sulla panchina…che non c’era più!
Un mondo alla rovescia, in cui i cittadini prendono a cuore la cura della città e chi dovrebbe farlo la devasta. L’asfalto divelto rendeva, se possibile, ancor più degradata la zona, ma su un palo della luce era affisso un cartello «Come è difficile restare umani. Grazie per la panchina», come firma un nome di donna.

Abbiamo pensato anche al suo grazie quando abbiamo posizionato nello stesso luogo una sedia [«a disposizione di chiunque voglia sedersi nei Giardini di Via Prato Santo»] e le foto del giorno 9 con le spiegazione di quanto avvenuto. Sulla sedia abbiamo lasciato un quaderno perché ciascuno possa scrivere ciò che pensa della vicenda. La prima frase scritta ieri era «Una panchina è per sempre».
Andate a scrivere la vostra fino a quando durerà, perché UN VANDALO si aggira per Verona.

P.S. Il solerte tutore dell’ordine pubblico e del decoro cittadino che, certo non senza fatica e con l’aiuto di qualche attrezzo, ha sventrato l’asfalto per togliere di mezzo la «panchina abusiva» non ha trovato il tempo di sistemare un vicinissimo tombino divelto e arrugginito, che da mesi il Comitato ha segnalato alla Circoscrizione e all’assessore competente come vero attentato all’incolumità pubblica. Qual era la priorità?

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.