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Dopo la distruzione del campo profughi di Patrasso

di Fulvio Vassallo Paleologo
da www.carta.org

Dopo giorni di retate e di violenze della polizia ai danni dei profughi e dei minori, afghani e di altre nazionalità, asserragliati nel campo di Patrasso, il governo greco ha deciso lo sgombero e la deportazione delle ultime centinaia di persone che erano rimaste all’interno della baraccopoli che era sorta negli ultimi anni nella città greca, verso la quale l’Italia ha respinto migliaia di potenziali richiedenti asilo e minori che avrebbero avuto il diritto di essere accolti nel nostro paese. Le tragiche morti dei tanti ragazzini che per entrare nel nostro paese si erano legati sotto un Tir o si erano rinchiusi in un container sono stati presto dimenticati. Il Ministero dell’interno italiano è giunto persino a negare l’evidenza, i respingimenti alle frontiere portuali in Adriatico, anche quando i suoi uffici periferici diramavano diligentemente veline nelle quali si riportava il numero delle persone respinte con le modalità dei respingimenti collettivi vietati da tutte le convenzioni internazionali.

A Patrasso, dopo i respingimenti, il destino dei migranti, in buona parte minori, riconsegnati dai comandanti dei traghetti alla polizia greca, dopo un viaggio di ritorno in condizioni disumane, reclusi in celle surriscaldate vicino alla sala macchine, era segnato da tempo. Giorni di detenzione in un container, esposti a gravissime violenze fisiche e psichiche della polizia, e poi la clandestinità coatta nel campo profughi, per tentare ancora una volta, appena possibile, la fuga verso l’Italia e l’Europa. Dopo il 30 maggio di quest’anno il governo greco aveva deciso di sgomberare il campo di Patrasso, ed aveva approvato una legge che consente respingimenti ancora più sommari, concludendo nuovi accordi informali con la Turchia per dare effettività ai provvedimenti di allontanamento forzato. Per un mese, tutte le sere, la polizia entrava nel campo e rastrellava sistematicamente decine di rifugiati e di minori, avviando per alcuni di loro le pratiche di espulsione verso la Turchia, e quindi verso l’Afghanistan o altri paesi ad alto rischio come la Somalia.

Alla fine di giugno, sotto la spinta di una opinione pubblica sempre più xenofoba e con l’avallo dei principali paesi europei, l’Italia in testa, il governo greco decideva la «soluzione finale», l’annientamento del campo di Patrasso e di quanti si trovavano ancora a resistere al suo interno. L’operazione scattava domenica 12 luglio. Il campo veniva circondato e quanti non erano riusciti a fuggire venivano arrestati dalla polizia.

Secondo le prime testimonianze quattro cittadini greci che si trovavano nei pressi del campo circondato dalle forze di polizia per esprimere solidarietà sono stati immediatamente arrestati. Subito dopo la polizia è entrata nel campo dando il via con i bulldozer alla distruzione delle baracche nelle quali si trovavano ancora documenti, vestiti e generi di prima necessità che i migranti non hanno potuto portare nei centri di detenzione e nelle carceri nei quali venivano condotti. Qualcuno, probabilmente con l’avallo della polizia, ha poi appiccato il fuoco a quanto restava del campo, e le ultime baracche che non erano state distrutte dall’incendio sono state abbattute dalla polizia.

Nel corso di questa ultima operazione alcuni dei migranti che avevano presentato ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo dopo essere stati respinti alle frontiere portuali dell’Adriatico [Venezia, Ancona, Bari, Brindisi], per i quali la Corte aveva intimato alla Grecia di sospendere l’applicazione delle misure di allontanamento forzato, sono stati arrestati e rinchiusi in carcere ed in un centro di detenzione per minori. Altri ricorrenti alla Corte di Strasburgo che si trovavano ancora a Patrasso, nei giorni precedenti erano stati arrestati durante i rastrellamenti notturni condotti con estrema violenza dalla polizia greca allo scopo di terrorizzare quanti resistevano ancora all’interno del campo, e si ha prova certa che alcuni di loro erano stati deportati in Turchia ed in Afghanistan, malgrado l’intimazione di sospendere gli allontanamenti forzati rivolta dalla Corte Europea alla Grecia.

Chiediamo ancora una volta un intervento urgente della Corte Europea ed una severa immediata condanna della Grecia e dell’Italia per gli abusi commessi alle frontiere marittime ed all’interno del loro territorio, ai danni di migranti irregolari, di potenziali richiedenti asilo, di donne e di minori, anche se i governi e le loro forze di polizia riusciranno a fare scomparire coloro che hanno proposto ricorso, oppure anche se costoro, come si è già verificato in passato, saranno costretti a ritrattare le loro denuncie per effetto delle minacce rivolte loro. Le indagini per il contrasto della cd. «immigrazione clandestina» non possono continuare a cancellare i diritti e la stessa esistenza delle vittime di questo traffico. Queste stesse indagini potrebbero risultare assai più efficaci se si istituisse un sistema legale di accoglienza e se si rispettassero sempre i diritti fondamentali delle persone, diritti che vanno riconosciuti a tutti, anche a coloro che sono costretti a tentare la via dell’ingresso irregolare, per la mancanza di canali legali di ingresso.

Gli arresti e le deportazioni, la distruzione sistematica dei documenti e dei beni personali, la dispersione dei testimoni e le intimidazioni nei confronti delle associazioni umanitarie e degli avvocati, sono stati l’unica risposta che il governo greco è stato capace di fornire alle richieste provenienti dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo per un trattamento dei potenziali richiedenti asilo e dei minori conforme agli obblighi internazionali di protezione derivanti dalla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’Uomo.

Su tutto questo è calata una censura totale da parte della stampa italiana malgrado da giorni sia reperibile sul sito della BBC un video che mostra la demolizione e l’incendio del campo di Patrasso.
Medici Senza Frontiere ha espresso profonda preoccupazione per coloro che sono stati arrestati. Chiedendo alle autorità greche di assicurare condizioni di vita dignitose e assistenza medica per queste persone.

Medici senza frontiere ha ribadito la necessità che tutti i migranti e i richiedenti asilo arrestati a Patrasso «vengano trattati con dignità e che le autorità rispettino le convenzioni internazionali ed europee a protezione dei migranti e dei richiedenti asilo, nonché le direttive europee che regolamentano il rispetto degli standard minimi di accoglienza dei richiedenti asilo».

Quanto avvenuto a Patrasso si colloca in sintonia con l’inasprimento delle politiche comunitarie e nazionali nei confronti degli immigrati irregolari, costretti alla clandestinità dal diniego sistematico dell’accesso alle procedure di asilo, che in Grecia sono precluse nel 99 per cento dei casi. Piuttosto che aprire una procedura di infrazione nei confronti della Grecia per la mancata applicazione delle direttive comunitarie in materia di asilo e di protezione internazionale, piuttosto che denunciare le gravissime violazioni delle convenzioni internazionali che tutelano i minori da parte della polizia greca, gli organi comunitari, fino alla recente proposta del presidente della Commissione Barrot, insistono con forza sempre maggiore sulla necessità di inasprire le politiche di allontanamento forzato, anche con un maggior ricorso agli accordi bilaterali ed ai pattugliamenti congiunti dell’agenzia per il controllo delle frontiere esterne Frontex.

Con una evidente sinergia, tanto in Italia che in Grecia, la guerra ai migranti si intensifica sul fronte interno con provvedimenti come i pacchetti sicurezza che criminalizzano i migranti in situazione di irregolarità e creano le premesse per gli arresti, la detenzione generalizzata, anche ai danni dei minori, e la deportazioni violente verso paesi nei quali i migranti sono a rischio di subire trattamenti inumani e degradanti
vietati dall’art.3 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’Uomo e dalla Convenzione delle Nazioni unite per la prevenzione della tortura. Va denunciato l’accordo bilaterale di riammissione tra Italia e Grecia firmato nel 1999, che pone le premesse per i respingimenti sommari verso Patrasso e per la successiva violazione dei diritti fondamentali di quanti e del diritto alla protezione internazionali di quanti vengono riconsegnati alla polizia greca.

Alla Libia e alla Turchia si assegna, dietro lauto compenso, il ruolo di controllori e di gendarmi delle frontiere esterne dell’Unione Europea, ed in questi paesi un numero sempre più elevato di migranti, tra i quali anche donne e minori, rischiano abusi di ogni genere e successivi respingimenti verso i paesi di origine, nei quali potrebbero trovare carcere e torture che gli stati europei preferiscono ignorare continuando ad intrattenere rapporti politici ed economici con paesi governati da regimi dittatoriali Sono questi rapporti, come dimostra il caso del Patto di amicizia tra Italia e Libia, che stanno consentendo il respingimento sistematico dei migranti verso paesi che non garantiscono neppure una applicazione effettiva della Convenzione di Ginevra a protezione dei rifugiati.
I governi italiano e greco, sostenuti anche dal governo spagnolo, tra breve alla presidenza dell’Unione Europea, continuano a praticare la logica dell’annientamento e dei respingimenti informali, anche allo scopo di cancellare gli abusi che sono stati commessi ai danni dei migranti dalle forze di polizia, e l’opinione pubblica assiste in silenzio, ed anzi in qualche occasione esprime aperto sostegno a queste pratiche che riportano l’Europa indietro nel tempo.

Mentre i governi europei sfruttano la ideologia della sicurezza per incassare consenso elettorale e costruire la figura del migrante come nemico interno dei ceti più deboli sopraffatti da una crisi che ha invece cause profonde interne al sistema economico dominante, occorre rivendicare [e praticare con strumenti di autorganizzazione] la sicurezza per i migranti e per i soggetti più vulnerabili come le donne, i minori, i richiedenti asilo. Occorre difendere i migranti dai governi e dalle parti più xenofobe della popolazione europea. E’ questa oggi la vera emergenza sicurezza.

Occorre soprattutto sostenere le associazioni dei migranti in Europa e nei paesi di origine, e favorire un collegamento diretto tra quanti sono regolarmente soggiornanti e le persone vittime delle pratiche arbitrarie di respingimento e di espulsione, creando ponti di solidarietà e di comunicazione che consentano di documentare gli abusi commessi dalle forze di polizia, malgrado tutti i rastrellamenti e tutte le distruzioni dei beni personali dei profughi.

Non si può consentire ancora che le operazioni di espulsione collettiva dei migranti da un determinato paese impediscano persino l’esercizio effettivo del diritto di ricorso davanti alle corti internazionali, ultimo strumento ancora rimasto per affermare lo stato di diritto in Europa e le garanzie democratiche per tutti, e non solo per i cittadini, o per una parte soltanto anche tra coloro che godono della cittadinanza.

Attendiamo dalle organizzazioni umanitarie e dall’Alto Commissariato delle nazioni Unite per i rifugiati un impegno ancora più forte per garantire i diritti dei potenziali richiedenti asilo e dei minori nei paesi ai confini esterni dell’Unione Europea, come la Grecia, Malta, la Spagna e l’Italia, e soprattutto speriamo che non si prestino ai tentativi di strumentalizzazione che si nascondono dietro la proposta, di recente ribadita in ambito comunitario, della esternalizzazione delle procedure di asilo. Una proposta che avrebbe solo l’effetto di ridurre l’accesso effettivo alle procedure di asilo e di protezione internazionale, oltre che di legittimare le pratiche più violente ed arbitrarie di respingimento e di detenzione, quelle pratiche indegne di un paese civile, che l’Italia sta praticando in collaborazione con la dittatura libica e che la Grecia sta adesso sperimentando con il regime turco.

Patrasso, ma anche Venezia ed Ancona, come Tripoli o Misurata in Libia sono più che luoghi simbolo, sono le frontiere dei diritti, luoghi nei quali con la cancellazione dei diritti dei migranti, spesso la cancellazione, la eliminazione dei loro corpi, con il prevalere della logica dell’annientamento, rischia di naufragare definitivamente qualunque residua possibilità che l’Europa rimanga ancora fedele a quei principi di democrazia e di solidarietà che ne hanno improntato la storia dopo la tragedia del secondo conflitto mondiale.

Tollerare passivamente la logica dell’internamento e della deportazioni dei migranti, una logica che sta prevalendo sia in Italia che in Grecia, come in Spagna o a Malta, come alle tante frontiere orientali delle quali in Italia nessuno parla, significa tollerare l’imbarbarimento della nostra convivenza civile e contribuire al dilagare di quella guerra interna «permanente» che costituisce una condizione per il mantenimento dello sfruttamento e della divisione dei ceti più deboli della popolazione italiana a scapito degli ultimi arrivati, e anche a scapito di quelli che neppure sono riusciti ad entrare nella «civile» Europa.

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