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La Bosnia isolata

di Nicola Sessa
da www.peacereporter.net

La Commissione Europea ha adottato una proposta che prevede l’eliminazione del regime dei visti per la Serbia, il Montenegro e la Macedonia, lasciando fuori Bosnia Erzegovina (BiH) e Albania. La palla passerà adesso al Consiglio Europeo che dovrà approvarla e sottoporla alla ratifica del Parlamento. Se non ci saranno intoppi, come è prevedibile, dal 1° gennaio i cittadini serbi, montenegrini e macedoni potranno muoversi liberamente nei paesi Ue secondo i parametri del Trattato di Schengen: nessun visto sarà necessario.

Bosnia isolata. A Podgorica, Belgrado e soprattutto a Skopje si festeggia. Atmosfera più tesa, invece a Tirana e a Sarajevo. Di fatto, la sorpresa più amara l’hanno ricevuta i Bosgnacchi, i musulmani di Bosnia Erzegovina che sono i soli rimasti esclusi dall’apertura di Bruxelles ai Balcani Occidentali. Secondo gli Accordi di Dayton, infatti, i croati della Federazione e i serbi della Repubblica Srpska hanno diritto alla doppia cittadinanza e quindi a chiedere il passaporto rispettivamente a Zagabria e Belgrado. Il monito su una strisciante e pericolosa discriminazione etnica e religiosa è giunto sia da ambienti politici europei che, ovviamente, dalla società civile bosniaca. Una petizione che vede come primo firmatario Christian Scwarz-Schilling, Alto Rappresentate per la BiH tra il 2006 e il 2007, avverte sul “rischio di creare due diverse classi di cittadini nell’Europa sud-orientale” richiamando l’attenzione anche degli attivisti per i diritti umani. I titoli sui giornali di oggi si rincorrono sullo stesso dilemma. “La BiH messa nella lista nera. Bosgnacchi ghettizzati” si legge sul quotidiano Dnevni List di Mostar; più lapidario il San di Sarajevo: “Bosnia isolata”.

Il ghetto. I Jeunes Européens Fédéralistes (Jef), un movimento politico giovanile sovranazionale molto sensibile all’allargamento delle frontiere europee, hanno duramente criticato la politica della Commissione Europea spiegando che l’esclusione dei musulmani bosniaci può essere letta tranquillamente come un’esclusione operante su base etnica. Tilman Zuch a capo di un’organizzazione che difende i diritti umani va oltre e pone l’accento su un dato storico: “Non accadeva dal 1945 che una comunità ‘non cristiana’ non viene discriminata per le sue scelte religiose. Allora erano gli ebrei, oggi sono i musulmani di Bosnia”.

I requisiti mancanti. Il Commissario per l’Allargamento Ue, Olli Rehn, ha allontanato da sé qualsiasi sospetto di discriminazione, spostando l’accento della discussione sui requisiti e parametri richiesti dall’Unione Europea che Bosnia e Albania non hanno ancora raggiunto. Rehn si è poi detto fiducioso sul fatto che i due paesi esclusi saranno in grado di raggiungere i loro vicini già nella seconda parte del 2010.
Un discorso a parte è stato fatto per il Kosovo: “E’ sottinteso – ha detto Rehn durante la conferenza stampa – che il Kosovo non rientri nel processo di liberalizzazione dei visti a causa del suo status conseguente alla Risoluzione Onu 1244. Ed è un fatto obiettivo che il Kosovo non incontri i requisiti di sicurezza e stabilità richiesti”. Rehn ha inoltre sottolineato, in merito al Kosovo, l’importanza di una stretta collaborazione tra Eulex e Belgrado.

Kosovo in appendice. Lo stralcio della posizione del Kosovo rispetto alla Serbia pone inevitabilmente delle domande sulle scelte che l’Unione Europea dovrà fare nei confronti di Pristina. Nello stato di euforia collettiva che ha invaso le strade di Belgrado, anche la gente comune si interroga sul destino della provincia separatista : “E’ davvero una grande notizia questa dell’eliminazione dei visti, anche se non mi è chiaro come verrà applicata la normativa ai serbi del Kosovo – dice un anziano belgradese intervistato da un giornalista locale. Ma sono talmente contento che non importa quale sia il prezzo da pagare”. La questione è appunto questa: se una passeggiata nelle strade di Parigi, Roma o Berlino, sarà abbastanza piacevole da lenire la ferita dello strappo subito dieci anni fa.

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