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RIFIUTI INGLESI A SPASSO PER IL BRASILE

di Alessandro Iacuelli
da www.altrenotizie.org

Se qualcuno si chiede cosa ne faccia una nazione industrializzata come la Gran Bretagna dei propri rifiuti industriali pericolosi, può trovare risposta molto lontano dall’Europa: in Brasile, dove sono state scoperte oltre 1.400 tonnellate di rifiuti tossici stipati illegalmente in 90 containers, arrivati da Felixstowe, in Inghilterra, nel porto di Santos e in altri due scali nello Stato meridionale del Rio Grande do Sul. Il materiale, il cui trasporto è avvenuto in modo illecito e non dichiarato, consiste in rifiuti ospedalieri, tra cui sacchetti pieni di sangue, siringhe, pannolini e preservativi, e rifiuti elettrici, come batterie. Dopo questa scoperta, altri rifiuti ospedalieri sono stati trovati nel porto inglese, pronti all’imbarco. I funzionari dell’Agenzia per l’Ambiente brasiliana (Ibama) hanno commentato questa scoperta con toni molto aspri e degni di un vero incidente diplomatico, specificando che Brasilia non è disposta ad accogliere “la spazzatura del mondo” e che il Regno Unito se la deve riportare via, visto ha violato la normativa internazionale in materia di esportazione di rifiuti che entrambi le nazioni hanno firmato nel 1992.

Ingrid Oberg, la funzionaria dell’Ibama che ha aperto i container trovati nel porto di Santos, ha detto alla tv nazionale: “chi, nel Regno Unito, ha messo questa spazzatura nei contenitori sapeva esattamente cosa stesse facendo e dove andassero. È un atto criminale e la Gran Bretagna deve assumersene la responsabilità”. Altri ispettori dell’Ibama hanno scoperto un altro container, pieno di rottami di giocattoli sporchi, con un avviso scritto in portoghese che avvertiva di lavare gli oggetti prima di darli “ai bambini poveri brasiliani”.

Il governo brasiliano è convinto che questa scoperta abbia scoperchiato un tentativo, peraltro abbastanza maldestro, di sfruttare il Paese come una nuova discarica per i rifiuti pericolosi, così come avviene da decenni in Africa. I brasiliano hanno verificato il coinvolgimento di due società britanniche, appartenenti entrambe ad un cittadino brasiliano; da parte sua, l’ambasciata del Regno Unito a Brasilia precisa che: “se dai controlli risulteranno violazioni internazionali, il governo non esiterà a prendere provvedimenti.” Gli importatori, tutti brasiliani e appartenenti a cinque società nazionali, sono stati multati per avere trasgredito la legislazione internazionale, ma difendono la loro attività di compagnie di spedizioni e trasporti, a loro volta ingannate dai presunti arrivi di plastica da riciclare: questa era infatti la dicitura sulla documentazione d’imbarco ed esportazione. L’Ambasciata Britannica ha promesso “misure immediate” specificando che il Regno Unito è assolutamente contrario a qualunque tipo di commercio di rifiuti illegali, anche se il traffico in questione andava avanti almeno da qualche mese.

Dopo la forte condanna delle autorità brasiliane e l’apertura di un’inchiesta, direttamente da Londra è arrivata la promessa di riportare indietro tutto il carico pericoloso. Liz Parks, direttore dell’Agenzia britannica per l’Ambiente, ha precisato che il rimpatrio richiederà alcune settimane. Un po’ di “coscienza sporca” c’è, visto che con questo carico di rifiuti è stata violata la Convenzione di Basilea che vieta l’esportazione di rifiuti pericolosi verso i Paesi poveri. In questo traffico illegale, l’Ibama ha verificato il coinvolgimento delle società britanniche Worldwide Biorecyclables e Uk Multiplas Recycling. Su entrambe le aziende è in corso un’indagine ordinata dal ministro britannico dell’Ambiente Hilary Benn.

Per la Gran Bretagna non si tratta del primo coinvolgimento in questioni di esportazione di rifiuti pericolosi verso il terzo mondo. Di recente, il ministro della Difesa non è stato in grado di spiegare perché uno dei suoi computer sia stato trovato dai giornalisti del Times in una discarica alla periferia di Accra, in Ghana, una discarica balzata agli onori delle cronache per l’elevata presenza di sostanze velenose come piombo e cadmio, dove i ragazzini anche di soli cinque anni estraggono pezzi di metallo dalle apparecchiature elettriche e sono esposti a sostanze letali.

Da questa vicenda era nato un altro scandalo, che si affianca a questo: rifiuti domestici e industriali riversati in discariche in Ghana e Brasile, con molto imbarazzo per la Gran Bretagna, e che potrebbe indurre Downing Street a irrigidire le norme sullo smaltimento dei rifiuti. L’augurio è che questo caso riesca a far luce sull’esportazione di rifiuti tossici in America Latina, storicamente discarica illegale del Nord America. Per quanto riguarda l’Africa, l’India ed il sud est Asiatico, si è riusciti anche se lentamente e nel corso di un decennio, a delineare lo stato ambientale prodotto dai rifiuti del mondo industrializzato. Sarebbe ora di fare lo stesso lavoro in continente americano. Intanto, è il caso di stare a vedere se davvero la Gran Bretagna riporterà a casa i containers arrivati nel porto di Santos.

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