Home Politica e Società Scudo fiscale per i ricchi, mazzate per i poveri

Scudo fiscale per i ricchi, mazzate per i poveri

di Domenico Moro
da www.aprileonline.info

I novelli figliuoli prodighi della finanza verranno tassati con una penale pari ad una aliquota del 5% ed in cambio potranno disporre dei capitali che nel frattempo hanno ben fruttato all’estero e, nello stesso tempo, essere protetti dagli accertamenti futuri del Fisco. Inoltre, l’aliquota non verrà, a quanto pare, applicata al capitale né ai rendimenti reali, bensì ai rendimenti medi. Chi con pervicacia continua a criticare il provvedimento evidentemente non capisce che lo scudo è per il bene dell’Italia e fa bene Marini, ex segretario generale Cisl e ora padre nobile del Pd, a rammentare agli scettici del suo partito che “ben vengano 3 o 4 miliardi di tasse in più, è sbagliato dire solo no”. D’ora in avanti, visto l’acume dimostrato, il vecchio “lupo marsicano”, come è soprannominato dai suoi amici, dovrà essere più appropriatamente chiamato la “volpe marsicana”.

Del resto, lo stesso Tremonti ha dovuto scendere a patti con se medesimo, dato che, prima dell’ennesima avventura ministeriale e dopo l’esperienza dei due scudi fiscali del 2001-2003, aveva solennemente promesso “niente più condoni”. Tra i dubbiosi è ancora da annoverare il governatore della Banca d’Italia, Draghi, che, evidentemente poco baciato dall’amor di patria, ha rammentato come all’estero, a differenza che in Italia, lo scudo fiscale non garantisce l’anonimato e l’aliquota applicata è più alta. Infatti, in Germania questa è stata del 25%. Malgrado tali riserve, anche Draghi è convinto che il provvedimento non faciliterà il rientro di capitali illegali o di “incerta” origine. Del resto, a scongiurare il pericolo si erge la vigilanza dei dottori commercialisti che, come noto, sono usi anteporre il bene dello Stato a quello dei propri clienti.

In realtà, se fuoriusciamo dalla propaganda governativo-confindustriale non ci vuole molto a capire che lo scudo fiscale è l’ennesimo condono che santifica lo sport nazionale, che non è il calcio ma ignorare le regole. Il Tremonti-ter è l’ennesimo provvedimento di un partito quale il Pdl, che si conferma ancora una volta come il partito dell’evasione fiscale. E, badate bene, non dell’evasione del piccolo artigiano o commerciante che fa il furbo e punta a sopravvivere (e che molto probabilmente i paradisi fiscali li vede solo in cartolina), ma dell’evasione del medio e grande capitale. Non a caso, il plauso all’azione del governo viene proprio da Confindustria, ben contenta di coniugare la detassazione del 3% sull’aumento di capitale e soprattutto la detassazione del 50% sull’investimento in nuovi macchinari con il recupero dei capitali tenuti all’estero.

Provvedimenti che stanno tutti nel “decreto legge anticrisi” e che sono tagliati su misura per gli obiettivi della grande impresa: dare avvio ad un nuovo ciclo di ristrutturazione delle aziende con conseguente espulsione di manodopera. Ecco qui che, come d’incanto, la rogna della crisi viene trasformata in una preziosa occasione di nuova concentrazione della ricchezza. Intanto, per recuperare 3 o 4 miliardi su cinque anni di imposizione (questo il guadagno ipotizzato per lo Stato), si legittima di fatto la pratica dell’evasione fiscale, che nel nostro paese ammonta a 100 miliardi annui (il 7% del Pil), e che, se venisse recuperata, ridurrebbe a zero il deficit statale annuo, garantendo in sovrappiù un attivo che permetterebbe il potenziamento di sanità, istruzione, e infrastrutture.

Ma tali limiti del governo, come ci ricorda il Sole24ore, sono nulla di fronte ai passi fatti “nella linea del riformismo nordeuropeo studiato da Giulio Tremonti e Maurizio Sacconi”, (a quanto pare meno nord europei nel far pagare le tasse ai ricchi). I due studiosi, infatti, stanno non solo portando a regime i nuovi “scalini” per l’età di pensionamento di anzianità ed il nuovo sistema di calcolo dei coefficienti, ma ci stanno conducendo anche ad un altro “traguardo riformista”, l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne. Tale segnale di rigore, continua il Sole24ore, permetterà di tenere sotto controllo la spesa statale e, così facendo, il debito pubblico, consentendo in autunno di vendere meglio i Bot tricolori (e raggranellare altri fondi da elargire alle imprese).

Inoltre, oggi Brunetta può mostrarsi “rigoroso” e aumentare l’età pensionabile delle donne che lavorano nel pubblico, tanto sono “fannullone”, e aprire così la strada all’aumento dell’età pensionabile per tutte le donne lavoratrici. Al proposito, andrebbe ricordato quanto scoperto dal professor Gallino dell’Università di Torino, e cioè che la spesa pensionistica appare alta solo perché si caricano sulle spalle dell’Inps spese improprie (assistenziali) che nulla hanno a che fare con le pensioni e soprattutto che, se il debito pubblico è alto, è perché c’è l’evasione fiscale. Ma che importa, tanto c’è chi le tasse non può fare altro che pagarle e, difatti, il governo Berlusconi si è guardato bene dal ridurre le aliquote fiscali ai lavoratori dipendenti. Contro la crisi il governo Pdl-Lega applica due pesi e due misure: lo scudo per le grandi imprese e i ricchi e le mazzate per i lavoratori, i pensionati e i disoccupati.

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