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Se la religione diventa un business

di Michele Smargiassi
da Repubblica, 25 luglio 2009

Né profumo d ́incensi né clangore di spade. La Reconquista cattolica del lettore è iniziata nel brusio deodorato degli ipermercati, tra reparto detersivi e banco degli yogurt. Il dato è sorprendente per dimensione e del tutto inatteso: la vendita di libri di argomento religioso negli spazi della grande distribuzione (scaffali dei supermercati, librerie dei centri commerciali) è aumentata nei primi mesi di quest ́anno del 196,49% rispetto allo stesso periodo del 2008. Tradotto in modo più semplice: è quasi triplicata in un solo anno. I libri con l ́imprimatur si vendono come il pane, è il caso di dire.

Del resto, c ́è un precedente fenomenale: un quinto della tiratura del nuovo Catechismo, che ha venduto due milioni di copie, fu distribuito negli autogrill e nelle edicole delle stazioni. E la Libreria editrice vaticana offre anche su un apposito sito Internet l ́enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI, prima tiratura 600 mila copie, che già scala la top ten delle vendite scavalcando in pieno luglio bestseller da ombrellone come Faletti, Larsson e Grisham. Quel salto triplo al supermercato potrebbe comunque essere una bizzarria statistica. Ma nei tabulati di Dehoniana Libri, la maggior distributrice di editoria cristiana in Italia, c ́è un altro dato, meno clamoroso ma più significativo, che conferma la tendenza: il venduto delle cinquanta maggiori editrici cattoliche ha fatto registrare sempre nell ́ultimo anno un balzo all ́insù del 26,7%. C’entra probabilmente l’uscita della nuova traduzione della Bibbia (60 mila copie vendute nei primi due mesi), ma quel che impressiona è che quest ́ultimo dato si riferisce alle vendite nelle comuni librerie “laiche”.

È il pubblico generico, insomma, e non solo il popolo delle parrocchie, che si è messo a comprare avidamente i libri dei cardinali, dei papi, dei teologi, dei maestri della spiritualità. Ce ne sarebbe abbastanza per parlare di riscossa dopo il lungo boom editoriale dei trattati di ateologia, dopo il successo strepitoso dei Vatican-thriller e dei cult misteriosofici. Complice forse la Grande Crisi. «Quando le certezze della vita materiale traballano, si va in cerca di appigli nei territori della spiritualità», acconsente il sociologo cattolico Franco Garelli. Ma l ́idea di una crociata libresca non lo convince affatto: «L ́immagine di due lettori opposti, il credente e l ́ateo, entrambi militanti e l ́un contro l ́altro armati delle proprie bibliografie, è fuorviante. Esiste invece una grande zona intermedia di lettori, credenti, non praticanti, non credenti ma tutti sensibili ai “temi ultimi”. Lettori che preferiscono la ricerca alla norma».

L ́ipotesi si fa suggestiva: il successo dei titoli laicisti e perfino anticlericali potrebbe avere stimolato nei loro stessi lettori un interesse anche per i libri scritti da uomini di fede. «Non credo sia difficile trovare una libreria domestica in cui stanno fianco a fianco i libri di Dawkins e quelli di Martini, quelli di Onfray e quelli di Enzo Bianchi», azzarda Marco Ragaini, responsabile marketing delle edizioni San Paolo, corazzata dell ́editoria cattolica. «Perché solo i credenti dovrebbero essere in crisi? E i dubbi dei laici, non esistono?», si domanda. Il successo dei libri “di confine” scritti da credenti problematici per lettori dubbiosi, come quelli di Vito Mancuso e di Enzo Bianchi, è un indizio. Un altro: il libro più venduto a giugno nelle librerie Elledici è “Lettera ai cercatori di Dio” della Cei.

Anche le gerarchie sembrano aver compreso che la strategia della contrapposizione colpo-su-colpo non funziona. Che il risveglio della curiosità su Dio, anche quando è nutrita dai pamphlet anticlericali, è comunque meglio del disinteresse assoluto dell ́edonismo vuoto. Perfino le mode dell ́occultismo e della New Age, ha affermato a sorpresa il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, «sono a loro modo segni di una ricerca, di un rinnovato bisogno di interiorità». I cataloghi delle editrici religiose ne sono la prova. Dopo aver pubblicato pamhplet contro-polemici e demolizioni di Dan Brown, gli editori cattolici stanno cambiando rotta. Proprio la San Paolo, ad esempio, manda il libreria titoli come “L ́illusione dell ́ateismo” dello scienziato Roberto Timossi, risposta all ́ateologo Piergiorgio Odifreddi con le sue stesse armi, «ma con un atteggiamento dialettico e non polemico, e con un tono non irritato né irridente».

Se c ́è una vera e ancora più ardita Reconquista, insomma, è quella che gli editori cattolici (forti di un catalogo da 25 mila titoli e quasi tremila novità all ́anno) hanno lanciato per riappropriarsi di un mercato in crescita, ma che rischia di finire in pasto agli editori laici. Un paradosso messo in chiaro da Enzo Pagani, vicepresidente dei librai cattolici dell ́Uelci: «Aumenta la domanda del libro religioso ma la filiera dell ́editoria cattolica soffre». Oggi circa il 17% dei titoli su temi religiosi è pubblicato da case editrici generaliste: e sono i più venduti. «I titoli di inquietudine esistenziale funzionano bene», conferma Andrea Cane, responsabile della saggistica Mondadori, e dà qualche cifra: le “Conversazioni notturne” del cardinal Martini, 140 mila copie e 11 edizioni; il dialogo Augias-Mancuso, 170 mila copie. Persino Feltrinelli ha in catalogo un ́agile collana di libri della Bibbia commentati che hanno raggiunto in qualche caso (come l ́Esodo a cura di Erri de Luca) la quinta ristampa.

Ma quel che non va giù agli editori cattolici è che siano gli stessi porporati a prestare la propria penna ai concorrenti laici quando scrivono libri per un pubblico extra-parrocchiale. Cioè quando vogliono rivolgersi a quel 56% di italiani che “crede ma non va in chiesa”, che diserta i confessionali ma poi sembra ben disposto a comprare i libri di Martini, Tettamanzi, Ravasi. «Il pastore “stampato” mette meno in difficoltà di quello in carne e ossa», sorride Andrea Menetti, responsabile di Rebecca Libri, consorzio tra le maggiori case editrici cattoliche nato di recente proprio per avviare una politica di diffusione più aggressiva, fuori dal chiuso circuito delle 400 librerie confessionali italiane che sembra in affanno (le rese sono raddoppiate nell ́ultimo anno). «Forse il non-praticante medio cerca il confronto con opinioni più autorevoli di quelle del suo parroco, ma nello stesso tempo vuole evitare di essere troppo coinvolto, interrogato, messo in crisi. Ma è pur sempre una pastorale anche questa».

E una “pastorale della lettura” è appunto quel che invoca Giuliano Vigini, studioso di editoria e curatore di testi religiosi, per trasformare in progetto ciò che ora è solo lo sforzo di alcuni editori: «La religione è il quarto argomento in ordine di vendite in libreria, dopo la narrativa, il diritto e la storia. I lettori chiedono testi per affrontare un dibattito pubblico sempre più orientato sui temi della morale, ma per molti il libro religioso è ancora quello che si regala ai bambini per la prima comunione». Più che le esemplari vite dei santi, i lettori “in cerca” chiedono tormentate esperienze di peccatori come la “Conversione” di Leonardo Mondadori, 50 mila copie, che ha sbaragliato parecchie agiografie, ed è uscita ovviamente da un editore “laico”.

Le cose però stanno cambiando. Forte di 535 case editrici, tremila novità all ́anno, un fatturato di 170 milioni di euro, ossia quasi il 6 per cento del mercato, il libro cattolico cerca di uscire dalla sua nicchia. «Abbiamo grandi carte da giocare ma esitiamo, le teniamo nel cassetto – lamenta David Cantagalli dell ́omonima settuagenaria editrice senese – per fortuna con Ratzinger e il suo nuovo accento sul rapporto tra fede e ragione le cose stanno cambiando in fretta. Col suo “L ́Europa di Benedetto”, scritto quando ancora non era papa, abbiamo venduto più nelle librerie laiche che in quelle cattoliche». Il tempo della divisione dei ruoli sembra terminato. Le sacre tipografie pun
tano al grande mercato del lettore generico, e lo fanno a tutto campo. Qualche settimana fa è crollato un altro confine: la San Paolo ha inaugurato con “La Pasqua bassa” di Antonio del Giudice la sua prima collana di narrativa per adulti. «Guardati dall ́uomo di un solo libro», esortava San Tommaso: bene, ora di libri benedetti ne stanno arrivando a vagoni.

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