Home Europa e Mondo GLI AFFARI TRA TURCHIA E RUSSIA NON SONO SUCCESSI ITALIANI

GLI AFFARI TRA TURCHIA E RUSSIA NON SONO SUCCESSI ITALIANI

di Alessandro Iacuelli
da www.altrenotizie.org

Nei giorni scorsi, con la sigla dell’accordo con la Turchia, il gasdotto italo-russo South Stream ha fatto un deciso passo avanti. Il progetto, lanciato nell’ambito dell’accordo Eni-Gazprom del 2006, prevede di portare gas russo verso l’Italia e verso i paesi dell’Europa centrale senza passare per l’Ucraina, che tanti scontri e incidenti ha avuto in passato con la Russia, ma attraversando il Mar Nero. Si tratta in sostanza della risposta congiunta, teorizzata a suo tempo da Tremonti e Scajola, dell’Italia e della Russia alla crisi ucraina del gas che investì l’Europa nell’inverno 2005/2006, e che s’integra con l’altro progetto russo, il North Stream, che collegherà la Russia con la Germania passando lungo il Mar Baltico.

Questa risposta italiana è diversa da quella dell’Unione Europea, e assolutamente non integrata con il resto del continente. Infatti, l’UE appena un mese fa ha firmato un analogo accordo, sempre ad Ankara, per il gasdotto Nabucco, un progetto con il quale Bruxelles intende portare in Europa metano estratto nei paesi del Mar Caspio con l’obiettivo di liberarsi dal monopolio di Gazprom e di Mosca. Ma si sa che l’Italia, per quanto riguarda i favori da fare a Putin, è in controtendenza rispetto all’UE.

Entrando nel dettaglio, il metanodotto South Stream prevede un percorso sottomarino di 900 chilometri, che raggiungerà profondità fino a duemila metri sotto il livello del mare, dalla costa russa di Beregovaya, sul Mar Nero, fino alle coste bulgare. Per proseguire, è allo studio la realizzazione di due tronconi: uno verso Nord diretto in Europa centrale attraverso Romania, Ungheria e Slovacchia, e quello verso Sud che arriverà in Italia attraverso la stessa Bulgaria e l’Albania. Dopo il primo accordo del 2006, il progetto South Stream ha vissuto una prima forte accelerazione lo scorso maggio, quando il presidente di Gazprom, Alexey Miller e l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, hanno firmato una nuova intesa alla presenza dei premier russo e italiano, Vladimir Putin e Silvio Berlusconi. Obiettivo, ampliare la capacità di trasporto della pipeline dai 31 miliardi di metri cubi l’anno inizialmente previsti a 47 miliardi di metri cubi con la possibilità di crescere ulteriormente fino a 63 miliardi di metri cubi l’anno. I tempi di realizzazione sono stimati in tre anni, una volta stretti tutti gli accordi necessari e ottenute tutte le autorizzazioni.

Gli accordi tra Italia e Russia in questo settore sono già stretti: l’Eni ha firmato accordi con Gazprom nel campo della ricerca e dello sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi in Siberia. In cambio, Gazprom vuoi vendere il metano in Europa, ed è questo che spaventa Bruxelles, che pertanto sta sponsorizzando Nabucco. Con la firma dell’accordo di Ankara, tra Berlusconi, Scaroni, Erdogan, Miller e Putin, è proprio quest’ultimo che segna un punto a suo favore, mentre l’Europa rimane ancora una volta disunita in campo energetico, e privata di una strategia continentale unitaria.

Parallelamente, e nello stesso giorno, Erdogan e Putin hanno firmato un accordo di cooperazione che autorizza Mosca a intraprendere lo studio di fattibilità per la costruzione del tratto turco di South-Stream. Ma non si tratta solo di questo: tra Mosca ed Ankara c’è piena unità di intenti, tanto che hanno firmato un secondo protocollo di cooperazione che riguarda un altro progetto a cui partecipa l’Eni. Si tratta dell’oleodotto, Samsun-Ceyhan, che collegherà le coste turche sul Mar Nero a quelle mediterranee, lungo un tracciato di 500 chilometri, con una capacità prevista di 1,5 milioni di barili al giorno. Fino ad oggi il governo turco non aveva fatto decollare l’oleodotto che punta a evitare il traffico navale nello stretto dei Dardanelli, proprio per l’assenza di assicurazioni sulle forniture, che ora Mosca ha dichiarato di voler dare.

Russia e Turchia hanno firmato anche un protocollo di cooperazione nel settore dell’energia atomica per la costruzione della prima centrale atomica turca. “I tempi saranno brevi”, ha annunciato Putin. Il progetto prevede quattro reattori, ciascuno da 1,2 gigawatt e sorgerà a 200 chilometri da Antalya, sul Mar Mediterraneo.

L’Italia non ha firmato nuovi contratti, ma Berlusconi ha parlato, con “orgoglio”, di “un grande successo della nostra diplomazia”. Secondo il premier “si tratta di un grande successo della nostra azione e della nostra diplomazia commerciale che ha portato la Turchia ad accettare che un importante gasdotto, che farà capo al 50 per cento all’Eni e al 50 alla Gazprom, passi sul fondo del Mar Nero”.

Nei giorni 6 e 7 agosto scorsi, tutti i quotidiani italiani riportavano, dando anche molto spazio, queste dichiarazioni di Berlusconi. Negli stessi giorni è stato molto difficile trovare sui giornali turchi e russi una foto o una dichiarazione del premier italiano. Certamente perché non si tratta per niente di “un grande successo della nostra diplomazia” e le dichiarazioni del capo del governo italiano sono state solo l’ennesimo spot elettorale diretto verso l’interno. Se si guarda in realtà quanto avvenuto ad Ankara, Berlusconi ha potuto giocare solo un ruolo da comprimario. Infatti South Stream, pur essendo un affare economicamente colossale, è stato solo una parte di quella che sembra una nuova partnership strategica che il premier islamico della Turchia, Tayyip Erdogan, ha stretto con Vladimir Putin.

Quindi, è un successo russo-turco. L’Italia è solo il mercato finale cui vendere il metano, cioè in definitiva è il cliente. Secondo il network televisivo turco Ntv, la visita russa ha portato alla firma di 15 accordi, di alcuni dei quali non si conoscono i termini. Quindi in realtà il vertice di Ankara è un’altra cosa: è una svolta nei non sempre idilliaci rapporti tra Turchia e Russia, una svolta in cui al centro c’é l’energia e la situazione geopolitica del Caucaso e anche di Cipro, un’altra cosa che non farà molto piacere all’UE e che rischia di segnare un distacco di Ankara da quell’Europa nella quale vorrebbe entrare. E in tutto questo, l’Italia di Berlusconi c’entra ben poco.

In ogni caso, la rivendicazione di successo diplomatico di Berlusconi, ha suscitato una risposta da parte turca che solo pochi giornali italiani non hanno riportato: “Esagerata”. Non dimentichiamo che Berlusconi ha anche parlato di suo successo personale nell’ambito dei colloqui avvenuti. “L’accordo”, appare sull’agenzia Reuters che cita una fonte governativa turca, “era già stato raggiunto quando il governo turco ha ricevuto una richiesta all’ultimo momento da parte di Berlusconi, che ha voluto partecipare alla cerimonia della firma ad Ankara con Putin e il primo ministro turco Tayyip Erdogan”.

“La sorpresa è cresciuta”, spiega la fonte, “quando è stato chiaro che Berlusconi rivendicava la firma degli accordi come un successo personale”. Il resto del comunicato turco consegnato alla Reuters è solo l’ennesima figuraccia della diplomazia italica nelle mani del grande venditore di fuffa pubblicitaria che la governa: “Questo è il genere di cose che potrebbe costituire un problema sul piano diplomatico. Ma dal momento che si tratta di Berlusconi, ha fatto solo sorridere i due leader”. Il sito di Palazzo Chigi dice che la partecipazione della Turchia al progetto South Stream è “un successo personale del presidente del Consiglio”. La fonte del governo turco sostiene che Berlusconi non ha giocato un ruolo nella stipula dell’accordo.

La Russia per questi affari è disposta a lavorare per mettere fine ai conflitti nel Caucaso che tengono Ankara sulla corda dell’instabilità regionale, in particolare quello del Nagorno-Karabakh, la regione abitata da armeni che il governo di Erevan ha strappato con una guerra all’Azerbaigian, turcofono e alleato di Ankara. Putin ha raassicurato Erdogan che il presidente russo Dmitri Medvedev “incontra regolarmente i dirigenti dei due Stati (Armenia e Azerbaigian) e conduce un gran lavoro per regolamentare il problema del Nagorno-Kara
bakh. La Russia non può sostituirsi alle parti in conflitto. Non possiamo che proporci come garanti del processo di pace e di intesa”.

La Russia ha riconosciuto di fatto l’occupazione turca della parte nord-orientale di Cipro e Putin ha detto di voler rafforzare la cooperazione economica sia con la parte greca (che fa parte dell’Ue) e quella dell’autoproclamata repubblica di Cipro Turca: “Continueremo a promuovere le nostre relazioni con le due parti di Cipro e soprattutto le nostre relazioni economiche con la parte turca. Ne abbiamo parlato a più riprese e pensiamo che sia un buon passo per la regolamentazione del conflitto.”

Tutta una serie di successi per Russia e Turchia, quindi. Ad essere sconfitta è l’Unione Europea, che non riesce a liberare il suo territorio dalla pressione economica di Gazprom nel campo energetico. Il gasdotto Nabucco è un elemento chiave di questa strategia complessiva, ma ha l’appoggio dalla UE in generale, non da tutti i singoli Paesi europei. La firma dell’accordo per Nabucco è stata resa possibile dal cambiamento di posizione politica da parte della Bulgaria: Sofia era infatti in precedenza impegnata per South Stream, ma dopo le elezioni del 5 luglio scorso, il nuovo governo ha cancellato i precedenti impegni e si è invece unito al Nabucco. Sembrava quindi che la strada fosse spianata, visto che Nabucco è in aperta concorrenza con South Stream e lo ha privato del punto di arrivo sulla terraferma. A questo punto, compare la sorpresa geopolitica: South Stream può passare per le acque territoriali turche, e salvaguardare gli affari di Gazprom in Europa occidentale. L’Italia è d’accordo. Ancora una volta, contro Bruxelles.

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