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CHI SONO I PROF DI RELIGIONE?

di Raffaello Masci
da www.lastampa.it

Come funziona l’insegnamento della religione nella scuola pubblica?

La religione è una materia curricolare (cioè fa parte integrante dell’offerta formativa), che prevede l’insegnamento della religione cristiana così come viene impartito dalla Chiesa cattolica romana. Si tratta quindi di una materia sì culturale ma anche confessionale.

Quando è entrata nella scuola italiana?

Praticamente c’è sempre stata, ma con modalità diverse. Nei primi sessant’anni dello Stato unitario era facoltativa e impartita solo nelle scuole elementari. La riforma Gentile del 1924 la rese obbligatoria. Ma la vera svolta è avvenuta con il Concordato del 1929 che estese l’insegnamento della religione cattolica (in sigla Irc) nelle medie e nelle superiori.

Ma il concordato non è stato modificato?

Sì, dal governo Craxi nel 1984, ma anche lì si ribadisce che «La Repubblica Italiana (…) continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado». L’effetto immediato di questa formula è che l’Irc è stato esteso anche alla materna.

Lo studio della religione è obbligatorio?

No, è facoltativo, e il fatto di non avvalersi di questo insegnamento non comporta alcun obbligo per l’allievo, il quale – quindi – non è tenuto a frequentare alcunché di alternativo e, se maggiorenne, può perfino uscire da scuola.

La frequenza del corso di religione dà crediti formativi?

La materia è molto controversa. Il ministero, comunque, considera la religione materia curricolare e quindi capace di produrre crediti formativi. Ora si vedrà come andrà a finire quest’ultimo match con il Tar e il consiglio di Stato.

Quante ore di lezione prevede il programma di religione?

La norma concordataria prevede due ore settimanali alle materne e alle elementari, una alle medie e alle superiori. Quanto alla collocazione nel planning delle lezioni, un accordo con la Cei stabilisce che la religione vada inserita all’interno della giornata scolastica: non alla prima ora né all’ultima, al fine di non scoraggiarne la frequenza.

Quanti studenti hanno scelto di frequentare?

La media nazionale, per tutte le scuole di ogni ordine e grado, parla di una percentuale oscillante tra il 90 e il 93 per cento negli ultimi dieci anni, ma con forti differenze a seconda della geografia e dell’età degli allievi. La media delle superiori oscilla tra l’85 e il 90 per cento e al Sud è molto più alta che al Nord. La laica Toscana ha percentuali molto inferiori alla media, così come la Liguria e il Lazio. In alcune città poi (per esempio Milano) sono meno della metà gli studenti che frequentano religione (49%).

Anche negli altri Paesi si studia religione?

In Europa praticamente ovunque, con eccezione di Francia, Slovenia e Repubblica Ceca. Ma le modalità sono molto diverse sia riguardo all’obbligo che al carattere confessionale dell’insegnamento.

Chi sono e come sono nominati gli insegnanti?

I docenti di religione sono stati per molti anni soprattutto sacerdoti o religiosi. Oggi il numero dei laici muniti di licenza in teologia (una sorta di laurea breve) sono sempre di più. Un dato: nel 1993 erano sacerdoti o religiosi il 37% dei docenti, ora sono meno del 14%. In totale sono circa 25 mila e costano quasi 800 milioni di euro l’anno. Per decenni sono stati dei «precari stabilizzati», cioè nominati di anno in anno. Il ministro Moratti, nel 2003, ha dato loro una posizione contrattuale e ha immesso in ruolo chi ne aveva titolo. Attualmente il 70% dei docenti è di ruolo e viene nominato, dall’Ufficio Scolastico Regionale d’accordo con i vescovi. Il restante 30% di «precari» in attesa di contratto resta a discrezione delle diocesi.

Cosa succede a chi viene revocato il permesso del vescovo?

I precari perdono il posto e basta. I docenti di ruolo possono passare a insegnare un’altra materia per la quale abbiano titolo. Esempio: un professore di religione cacciato dal vescovo ma laureato in matematica può passare dalla religione alla matematica.

Chi stabilisce i programmi scolastici dell’Irc?

I programmi sono statali ma approvati dall’autorità scolastica. Recentemente, in accordo con l’avvio della riforma Moratti, sono entrati in vigore degli Osa (Obiettivi specifici di apprendimento) per il ciclo primario e la secondaria di primo grado. Ad essi devono fare riferimento anche i libri di testo.

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