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“La fiaccola riformista” accesa da Obama

di Leo Sansone
da www.aprileonline.info

Dialogo internazionale, difesa dell’ambiente, sanità pubblica per tutti, lotta all’evasione e ai “paradisi fiscali”, sono le quattro battaglie con le quali il presidente Usa sposta a sinistra l’America. In Italia non si vede una mano in grado di prendere questa “fiaccola”. L’America va a sinistra e l’Italia a destra

“Il cambiamento è arrivato in America. Sarò il presidente di tutti gli americani”. Barack Obama è stato di parola. Il 4 novembre 2008, appena eletto presidente degli Stati Uniti, prese dei solenni impegni che sta mantenendo. Basta con “la guerra preventiva”, rispetto dell’ambiente, assistenza sanitaria universale e lotta all’evasione fiscale, sono le quattro importanti carte che ha giocato in questi primi mesi della sua presidenza. Programmi chiari, netti, basati su antichi principi come: l’uguaglianza dei cittadini, la difesa delle minoranze (dagli immigrati agli omosessuali) e il rispetto delle altre culture, diverse da quelle occidentali.

Il primo presidente afro-americano degli Stati Uniti ha compiuto quattro mosse chiave.

Islam. Ha fatto “gli auguri” ai musulmani impegnati nel ramadan, il mese di digiuno previsto dalla religione islamica. E’ una dichiarazione conseguente al discorso svolto al Cairo, nel quale ha sollecitato la collaborazione con i paesi musulmani, mettendo fine alla politica di chi puntava allo “scontro di civiltà”.

Ambiente. Barack Obama ha indicato la strada di una riconversione ecologica dell’industria statunitense, per superare la drammatica recessione economica provocata dalle speculazioni finanziarie dei mutui subprime. Ha fatto approvare dal Congresso americano una legge per la riduzione delle emissioni di gas inquinanti dell’83% entro il 2050. Ha capovolto l’impostazione di George Bush, non solo impedirà un ulteriore degrado del territorio, ma permetterà agli Usa di conservare la leadership tecnologica del mondo, allargandola ai processi produttivi puliti nei quali ora è all’avanguardia la Germania.

Evasione fiscale. Il presidente americano è deciso a far pagare le tasse a tutti, cominciando dai grandi evasori che hanno trasferito ingenti capitali nei cosiddetti “paradisi fiscali”. I successi cominciano ad arrivare: l’Ubs, il più grande gruppo bancario svizzero, ha accettato, dopo un lungo braccio di ferro, di fornire i conti di 4.450 clienti americani sospettati di evasione dal ministero del Tesoro di Wasghton. La paura ha provocato già una valanga di autodenunce, anche se il fisco americano pretende comunque il pagamento di tutte le imposte dovute, limitando lo “sconto” all’abolizione delle conseguenze penali. In Italia, invece, ci sarà di fatto un condono. Chi farà rientrare i capitali illegalmente esportati all’estero dovrà pagare solo il 5% d’imposte, secondo la legge fatta approvare da Giulio Tremonti). Per Obama “è inaccettabile” l’evasione, soprattutto quando i cittadini americani sopportano forti sacrifici per superare la crisi economica causata dalla “bolla” dei subprime..

Sanità. Il presidente Usa vuole estendere a tutti i cittadini una copertura sanitaria fornita dal sistema pubblico o privato. Ora sono oltre 40 milioni i cittadini, gran parte del ceto medio, che non hanno una copertura fornita né dall’assistenza pubblica né da un’assicurazione privata: circa 14 mila persone ogni giorno sono nella drammatica situazione di non saper come pagare il conto dell’ospedale. Questa battaglia d’uguaglianza e di civiltà, incredibile a dirsi, ha sollevato un’ondata di dure proteste nel paese: si oppongono le lobby delle assicurazioni sanitarie, c’è chi teme di dover pagare più tasse per allargare l’assistenza sanitaria pubblica e chi, tra i ceti più poveri, ha paura di perdere le garanzie garantite alle famiglie indigenti. Ma il presidente americano non si lascia spaventare dalle proteste e sta andando avanti in questa battaglia, anche mettendo in gioco la sua popolarità.
Il figlio dello studente keniota vissuto con i nonni materni nelle isole Hawaii sta portando gli Usa a sinistra, come già fece Franklin Delano Roosevelt, il presidente che combattè il nazifascismo e la Grande Depressione del 1929. Il presidente democratico vuole mettere “le briglie” al capitalismo statunitense, lasciato libero di scorrazzare senza controlli dai repubblicani Ronald Reagan e George Bush, padre e figlio.

Obama sposta a sinistra l’America, offrendo un modello di nuovo riformismo, propulsivo, d’ispirazione liberale e non certo socialista (anche se la sanità pubblica e gratuita per tutti è stata una battaglia storica dei partiti socialdemocratici e socialisti europei). Il presidente afroamericano può costituire un importante punto di riferimento per i partiti socialdemocratici e socialisti del vecchio continente, in profonda crisi.

Tuttavia Obama non sa a chi passare la “fiaccola riformista” che ha acceso. La crisi è tanto profonda che né l’Internazionale Socialista né il Partito Socialista Europeo (Pse) sono stati in grado di elaborare un progetto contro la recessione internazionale. Ogni partito e ogni paese europeo si sono mossi per proprio conto con risultati deludenti.
In Italia la situazione è ancora peggiore. Il Partito Democratico va verso il congresso di ottobre dopo gravi sconfitte e in una stato di confusione. Non solo. Sia la sinistra radicale sia quella riformista sono state cancellate perfino dal Parlamento. Nel frattempo Silvio Berlusconi, sia pure tra varie difficoltà, guida da 15 mesi il suo quarto governo di centrodestra. L’America vira a sinistra mentre l’Italia e l’Europa vanno a destra.

Vediamo cosa succederà a settembre. Cosa diranno Dario Franceschini, Pierluigi Bersani e Ignazio Marino? I tre candidati alla segreteria del Pd riusciranno a far decollare un progetto di società diverso da quello del centrodestra? Riusciranno a raccogliere “la fiaccola” di Obama, l’uomo che ha sconfitto Bush? Per ora manca una mano in grado di prendere “la fiaccola” accesa dal presidente americano.
Pietro Nenni e Giuseppe Saragat nel 1962 inaugurarono il primo governo di centrosinistra (quello vero) chiedendo “case, scuole ed ospedali”. Era la richiesta dei segretari del Psi e del Psdi al presidente del Consiglio Amintore Fanfani, cavallo di razza della Dc, considerata la premessa di uguaglianza per emancipare i lavoratori, i ceti più deboli e per far avanzare la democrazia in Italia. Ci riuscirono. L’istruzione e la sanità pubbliche e gratuite per tutti furono una grande scelta di civiltà, conquiste di cui ancora oggi godiamo. Certo parliamo di grandi strutture un po’ ammaccate che reclamano riparazioni urgenti.

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