Home Politica e Società “Non bevi al Ramadan? Ti licenzio”

“Non bevi al Ramadan? Ti licenzio”

di Franco Giubilei
da www.lastampa.it

Ogni anno nel Mantovano sono attesi gli stagionali: la maggior parte di loro arriva dal Nordafrica ed è di religione musulmana. «Fa caldo, si rischiano malori». Obbligati a dissetarsi i lavoratori islamici assunti nelle campagne

Se non bevi ti licenzio. Il Ramadan incombe, con il divieto per i musulmani di mangiare, bere, fumare o avere rapporti sessuali dall’alba al tramonto. A preoccupare associazioni agricoltori e sindacati di Mantova, però, è soprattutto il limite nel dissetarsi: come si fa a sopportare una giornata di lavoro nei campi, passata a raccogliere meloni, cocomeri e ortaggi, senza bere un po’ d’acqua? Tanto più se, come quest’anno, il Ramadan inizia il 21 agosto e il rischio di sentirsi male è alto.

Ecco perché Confagricol-tura, Coldiretti e i tre sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil – riuniti nel Comitato per la sicurezza in agricoltura di Mantova – hanno siglato un documento che sarà diffuso fra le imprese agricole della zona: si parte dai consigli ad «assumere acqua in abbondanza prima e durante l’attività lavorativa», quindi si passa al problema che potrebbe sorgere «coi lavoratori di religione musulmana» durante il Ramadan nei «casi di rifiuto ad assumere acqua durante l’orario di lavoro». Conclusione: «Chi lavora in giorni e orari particolarmente caldi e umidi è obbligato ad assumere acqua, pena la sospensione temporanea dell’attività lavorativa, oppure pena l’interruzione del rapporto in caso di recidiva, secondo le norme contrattuali e le leggi vigenti».

Da parte della comunità islamica di Mantova, presente alla riunione, arriva uno stop: «Questo provvedimento non deve essere applicato fino in fondo, e la parola “obbligato” non va bene – spiega Ben Mansour –: nessuno può obbligare una persona a interrompere il digiuno, anche se la salute della persona viene prima di qualsiasi cosa, anche del digiuno del Ramadan. La valutazione del rischio però dev’essere lasciata al diretto interessato. Comunque non è mai successo che qualcuno si sia sentito male durante il Ramadan per questi motivi. Un anno fa è morto un uomo nei campi, ma era un indiano, non un musulmano che seguiva il Ramadan». La controparte però già trema al pensiero delle conseguenze di un’osservanza ortodossa del divieto di assumere bevande sotto la canicola padana: «La tutela della salute viene prima di ogni pratica religiosa», sentenzia il documento.

Daniele Sfulcini, direttore di Confagricoltura Mantova, è uno dei firmatari: «L’Azienda Usl dice che la responsabilità della salute del lavoratore è del datore di lavoro, per questo abbiamo sollevato la questione: magari la prospettiva del licenziamento può suonare provocatoria, ma serve per spostare la responsabilità sulla persona che si rifiuta di bere. Se si sente male e finisce al pronto soccorso non vogliamo essere chiamati a risponderne noi». Intanto il periodo della raccolta si avvicina e la Bassa mantovana si prepara ad accogliere centinaia di stagionali stranieri previsti dal decreto-flussi, provenienti perlopiù dal Nordafrica. «Fra loro la percentuale di islamici è molto alta», spiega Sfulcini.

Oltre alle conseguenze sulla salute, ci sono quelle sull’efficienza del lavoratore che si priva dell’acqua: «Credo che nei casi estremi, se si rifiutano di bere, si potrà arrivare alla sospensione dal lavoro, anche perché una persona in quelle condizioni non lavora bene – aggiunge il direttore di Confagricoltura -. Dopo due-tre ore al sole nei campi senza prendere un po’ d’acqua non si sta più in piedi, e la resa scende». Sfulcini ricorda che l’anno scorso, quando il Ramadan cadeva a settembre, qualche episodio di malore c’era stato e che, da rari che erano, questi casi potrebbero diventare più frequenti. Ma Ben Mansour insiste che l’obbligo di bere non può essere imposto, ricorda che nessun contratto di lavoro e nessuna legge lo prevedono, ma sembra anche sicuro che tensioni del genere si stempereranno da sole: «Ogni lavoratore può prendere accordi singoli con l’azienda, magari anticipando l’orario in modo da poter lavorare nelle ore meno calde».

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Come medico capisco la preoccupazione di questo Comitato per la sicurezza, ma come uomo di fede cristiana, capisco invece l’esigenza dei fratelli islamici nel seguire il mese di digiuno da cibo e acqua, che inizia all’alba e finisce al tramonto. Quando d’estate si lavora nei campi senza bere, si rischia la disidratazione e il colpo di calore, con conseguenze potenzialmente fatali. Ma se è vero che il corpo umano patisce la disidratazione per motivi futili, (ad esempio quando non si vuole aumentare di peso in un determinato periodo) o di emergenza (quando ci si trova in ambienti senza acqua), è altresì vero che una scelta religiosa come quella che deriva dal Corano, è assolutamente da rispettare.

Il digiuno del Ramadan è obbligato dal Sacro Testo, ma visto che dal tramonto della sera prima fino all’alba ci si può nutrire e idratare, non è poi così drammatico. Non esasperiamo i rapporti con questi lavoratori che si appellano a un gesto inerme e purificatore dell’anima e del corpo.

Nell’adulto un apporto giornaliero di acqua pari a 1 ml/kcal di energia spesa bilancia le perdite insensibili attraverso i polmoni e la pelle (che variano a seconda della temperatura, della altitudine e della umidità dell’aria), e di mantenere un carico di soluti tollerabile per il rene (il carico varia in funzione della composizione della dieta e in particolare del contenuto in proteine). Tuttavia, in considerazione della forte variabilità legata all’attività fisica, alla sudorazione e al carico di soluti, si può aumentare la raccomandazione a 1,5 ml/kcal.

Ciò significa che se entro l’alba e dal tramonto si introducono 2 litri di acqua e tanti ortaggi e frutta (ricchi di acqua), si ottiene una buona idratazione che permetterà di non patire fisicamente; inoltre, nel pieno della calura possono fare delle bagnature frequenti sulla pelle con acqua fresca, che consente di idratarsi, anche se parzialmente. Così, il comitato sarà tranquillo e gli operai saranno fedeli al loro credo.

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