Home Politica e Società MACHISMO ITALIANO. DENTRO E FUORI LA CHIESA CATTOLICA, A DESTRA COME A SINISTRA

MACHISMO ITALIANO. DENTRO E FUORI LA CHIESA CATTOLICA, A DESTRA COME A SINISTRA

di Ileana Montini
da www.italialaica.it

Il rapporto di Bankitalia dimostra che i lavoratori stranieri sono una grande risorsa del Paese Italia. Qualche quotidiano ha spiegato che sopratutto le donne italiane dovrebbero ringraziare le donne degli altri Paesi del mondo che si stanno facendo carico di bambini, anziani genitori e disabili al loro posto; permettendo loro di lavorare e fare, persino, carriera.

È arcinoto che l’Italia è una nazione di vecchi, con scarsità di giovani e scarsa propensione al mettere al mondo dei figli. È anche arcinoto che in Italia i politici in genere esaltano “la famiglia”, ripetendo a ogni piè sospinto che è la “base della società”. Facendo eco alla Chiesa, come si legge nell’ultima enciclica di papa Benedetto XVIII, che ritiene la coppia eterosessuale il fondamento della famiglia. Una famiglia dove i ruoli sarebbero naturali, cioè iscritti nella fisiologia: le donne hanno l’utero, gli uomini il pene.

Le donne si sono via, via sganciate dal destino naturale e vanno a lavorare e, persino, talvolta, ambiscono a fare carriera. Mentre gli uomini, continuano ad andare a lavorare, a fare carriera e a non farsi, quasi, mai , carico del lavoro di cura rispetto ai figli, ai genitori anziani ecc…

Il Governo si è subito dato da fare per rimediare al problema creatosi con la legge che prevede il reato di clandestinità, rispetto alle badanti e alle altre persone (nella maggioranza donne) che si occupano del lavoro di cura. Sarebbe stato pericoloso non farlo perché sono loro che suppliscano alle mancanze croniche dello Stato Sociale: mancanza di asili nido e scuole materne, assenza quasi totale di servizi pubblici di aiuto per le persone anziane non autosufficienti e così via. I governi che si sono succeduti hanno sempre mantenuto forte il mito della famiglia secondo la tradizione della divisione dei ruoli sessuali: con le donne occupate, principalmente e quasi esclusivamente, nel lavoro di cura; cioè nel privato. Il nostro è uno dei Paesi dell’Europa con la minore percentuale di donne lavoratrici . Con la conseguente sottrazione di Pil , cioè di ricchezza pubblica. Nel Nord Europa dove gli asili nido sono anche aperti 24 ore su 24, si fanno più figli.

Michela Marzano su La Repubblica del 18 agosto si chiede come mai anche Umberto Veronesi, in un articolo del 10 agosto, parla del problema per la donna di “decidere come conciliare l’impegno sociale con l’impegno procreativo”, perché ci sarebbe “una necessità biologica della donna di procreare e accudire ai figli”. Si profila – scrive la Marzano- con queste affermazioni la solita deriva dell’essenzializzazione del ruolo femminile. I ruoli sessuali sono biologici o frutto di una “costruzione” sociale? Come dire: la differenza fisiologica vincola fino a che punto i ruoli? O per niente perché sempre interviene la cultura?

Ma se anche si accettasse il biologismo, sorgerebbe una semplice domanda: chi, quando e come ha il potere di trarne l’interpretazione e la descrizione normativa dei ruoli nel pubblico e nel privato? C’è sempre un’autorità che si assume l’onore delle definizioni normative. Le religioni, soprattutto le tre del monoteismo rivelato, fanno appello al dato presunto naturale che permetterebbe l’esplicazione della verità sancita dalle autorità incaricate di interpretare e applicare.

A dir il vero non soltanto le religioni perché troppa psicologia (e psicoanalisi) ha contribuito a sanzionare la necessità (biologica) del ruolo esclusivo di accudimento materno nella formazione dell’infante. Di fatto confermando la necessità del suo ruolo oblativo, sacrificale.

Nel mese di luglio ho avuto l’occasione di ascoltare Nando Dalla Chiesa presentare il suo ultimo libro autobiografico (Album di famiglia, Einaudi)a Milano Marittima : è stato interessante assistere allo scambio di parole tra lui e il presentatore, un giornalista di una testata locale, a favore delle rispettive madri. Sia Dalla Chiesa che il giornalista si sono profusi nel sottolineare la capacità di rinuncia rispetto ai propri bisogni e desideri delle due donne, per donare tutto se stesse ai figli.

Se anche un sociologo, nonché politico, come Nando Della Chiesa non si rende conto di avere una mentalità tradizionale in fin dei conti machista, vuol dire che il genere maschile ha talmente interiorizzato la divisione sessuale dei compiti di vita, da rendere alleati e complici gli uni e gli altri: destra e sinistra. Fuori e dentro la Chiesa Cattolica.

Anche gli strizzacervelli continuano in genere a occuparsi quasi esclusivamente del dato psichico e poco del contesto (cultura, ambiente in genere) che non conoscono perché spesso rifuggono dall’avere cognizioni in senso antropologico, storico, politico. Come se la psiche fosse essenza immutabile; prima e dopo Freud e Jung.

Il movimento femminista ha cercato di introdurre una riflessione nuova, ma poco resta di quel patrimonio. Peccato.

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