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CONOSCERE LA RELIGIONE

di Rodolfo Roselli, Osservatorio sulla legalità e sui diritti
da www.italialaica.it

Esiste oggi in Italia un permanente dissidio tra lo stato e le religioni, un dissidio che i Romani non hanno mai concepito, perché nell’antica Roma tutti i riti erano ammessi, dal paganesimo al culto di Osiride, fino all’accettazione delle religione cristiana. Roma applicava il principio dello stato laico rispettoso, ma non condizionato dai culti e ne riconosceva la validità sociale.

Il dissidio oggi esistente riguarda la gelosa difesa del monopolio della religione cattolica verso la protesta di tutte le altre religioni di essere discriminate più o meno pesantemente. Un dissidio che lo stato laico liberale ha molta difficoltà a dirimere perché le radici storiche del comportamento di re e imperatori ,degli antichi stati assolutisti europei, proni al papato, hanno trasformato interessate concessioni, in prassi consolidate. Occorre ricordare che il papato e la dottrina cattolica hanno fatto molto comodo ad esempio in Francia e in Germania per reprimere, con questo pretesto, rivolte che potevano minare il potere.

Ai commercianti verso la Cina e l’India ha fatto altrettanto comodo, in nome del Santo Sepolcro, controllare l’accesso ai commerci verso l’Asia e combattere l’Islam, per avere il controllo dell’angolo strategico del Mediterraneo, costituito dalla Siria e Palestina,la via più praticabile per comunicare usando ancora come pretesto le disastrose crociate, solo una delle quali andò a buon fine. E d’altra parte, ogni volta che il papato di Roma era in pericolo, era molto comodo, in nome della difesa del Cattolicesimo, invocare l’aiuto degli imperatori stranieri per soffocare ogni rivolta.

Ultimo di questi episodi la Repubblica Romana del 1848, che fu schiacciata su ordine del papa fuggitivo a Gaeta, Pio IX, dal richiesto intervento di Francia, Austria, Spagna e Regno di Napoli. Questa Repubblica aveva il torto di redigere una Costituzione che fu modello per tutte le democrazie, firmata dal “comunista” Mazzini, e dal “brigante” Garibaldi, parole del pontefice.

Ancor oggi in Italia, nonostante i due Concordati, non si è sopito il disappunto di aver perduto il potere temporale, ottenuto con un documento storicamente falso, e comunque di averlo oggi trasformato in una astuta presenza nel nostro paese in ogni campo, politico, economico , etc. Oggi nessuno può contestare che la politica italiana dall’unità d’Italia, attraverso il fascismo e dopo, sia stata sempre pesantemente condizionata dalla ingerenza del papato cattolico, l’Italia insomma considerata suo indiscutibile feudo, e chi vuole vincere le elezioni ne deve tener conto.

Ma in tutto questo non vi è nulla di originale, ogni religione ha la sua riserva di caccia, negli stati arabi l’Islam, in Cina e Giappone la religione di Confucio, in India il Buddismo, etc. Se noi ci rendessimo conto di essere una delle riserve di caccia, forse sarebbe più facile capire certe posizioni così intransigenti. Non a caso quando il cattolicesimo cerca di penetrare in altre riserve di caccia, trova opposizioni, persecuzioni, limitazioni e anche peggio. Ciascuno difende il suo orticello, che, sulle spalle dei credenti di ogni tipo, frutta molto bene, ed è quindi logico che lo stesso faccia la religione cattolica, magari con mezzi più astuti e meno clamorosi.

(…) studiare la storia delle religioni è consigliabile ed importante, studiare una sola religione è limitativo e fuorviante. Uno stato laico deve offrire il più ampio spettro culturale ai suoi cittadini, perché solo dal continuo confronto libero delle idee ognuno possa acquisire la convinzione che più lo soddisfa. Dunque, un’ora di religione, certamente , ma meglio un ora della storia delle religioni. Dunque insegnanti specializzati in teologia e filosofia, assunti per concorso pubblico , e pagati con soldi pubblici, ma non designati da un organo non pubblico, cioè sotto il controllo di una sola dottrina. Oggi è quella cattolica, perché in maggioranza, domani potrebbe essere quella islamica che nel 2050 in Europa avrà il 20% di credenti, oppure quella ebraica, che in Italia è già notevolmente rappresentata, un insegnamento dunque scelto secondo criteri di parte.

Si dice che oggi in Italia gli studenti che frequentano l’ora di religione cattolica siano quasi il 90%, benissimo, perché aggiungendo l’insegnamento storico di altri culti ,questi studenti ne dovrebbero essere danneggiati? Anzi ,se i principi cattolici fossero riconosciuti da tutti, tramite il confronto, come i migliori, il cattolicesimo trionferebbe senza sforzo. Dunque dov’è il problema? In questo modo i professori, non avrebbero difficoltà a dare giudizi a tutti perché tutti seguirebbero le lezioni della storia delle religioni,al pari di lettere, matematica etc. Se poi vogliamo salvaguardare la fede degli studenti credenti, di qualsiasi religione, non esiste problema, perché nessuno impedirebbe loro di frequentare le chiese cattoliche, evangeliche, le moschee, le sinagoghe etc. per approfondire tutte le conoscenze a loro ritenute utili.

Oggi l’ora di religione cattolica facoltativa è una grande ipocrisia, la si fa perché lo stato non può obbligare il 10% degli studenti ad essere presenti, ma li obbliga a rivolgersi alle rispettive chiese. Quindi viene imposta solo un certo tipo di “cultura”, negata ad altri. Questo ha odore di razzismo, anche perché incomprensibile per una religione che non è più religione di stato. Ma la eccessiva reazione dei cattolici, con frasi come “un bieco illuminismo”, e un ministro che invoca che “non si deve discriminare la religione cattolica” ma le altre sì, e un vescovo che dichiara l’ora di religione cattolica “parte integrante della cultura italiana” (integrante sì, esclusiva no), e poi, il monotono attacco alla magistratura e ai giudici del Tar, lasciano l’osservatore esterno molto perplesso, e dimostrano che anche la Chiesa non rispetta l’ordinamento di uno stato sovrano, e che ogni volta che la legge non le dà ragione, blatera contro, come da tempo fa il nostro clown nazionale, il che – almeno per una Chiesa – è sempre poco dignitoso.

Tutto lo schieramento integralista, con le usuali parole d’ordine, compatto, si è scatenato contro questo falso problema, e così si cita il solito “patrimonio dei principi cattolici, patrimonio di tutti”, parole grosse e ad effetto, ma solo parole, perché poi questo popolo stracolmo di questi principi, li dimentica nei fatti con tangentopoli, velinopoli, fa finta di non capire i drammi dell’immigrato, non paga i soldi per gli affamati, e altre cose indegne degli stessi principi. Salta fuori la “laicità intollerante” contrapposta al popolo cattolico che, attraverso il Santo Uffizio, da sempre è stato di una tolleranza “incredibile” nel suo significato a 360 gradi, salta fuori la “tutela dei diritti dei cattolici”, diritti badate bene, non doveri, perché è una barzelletta il “dai a Cesare quel che è di Cesare ….”, e poi abbiamo anche il festival della canzone “Bandiera Rossa”, intonata a favore dei preti, da Cossiga e Dini in una trasmissione di Radio 2, esibizioni eloquenti.

Bene, a parte questo vociare e cantare scomposto, da corteo sindacale, questa reazione nasconde solo un gran paura che i nostri ragazzi, non più distratti dal consumismo, dai droga-party, dal calcio, comincino ad aprire gli occhi, abbiano voglia d’informarsi e documentarsi meglio, e magari vengano a scoprire le numerosissime chicche che, nei secoli, il ‘regime’ cattolico ha seminato nella storia e che fanno letteralmente a pugni con l’insegnamento di Cristo. Non ne voglio citare alcuna, perché sarebbe troppo facile dimostrare cosa è stato sempre nascosto, e sempre non per il benessere delle anime, ma per quello materiale di tanti predicatori e, se fossi un partigiano della Gelmini, eviterei di provocare di aprire il vaso di Pandora di questi argomenti puzzolenti.

Molto meglio ragionare serenamente, adeguandosi ai tempi che hanno fatto esplodere nei giovani la voglia di essere informati
e che ha avuto un grande impulso più dalla cultura creata dai voli low cost, che da quella della scuola della Gelmini. Meglio valutare e rispettare alla lettera il contenuto della nostra Costituzione, che tutti devono rispettare, anche chi appartiene a Stati esteri, come noi rispettiamo l’integrità e le leggi dei medesimi. E se la voglia di ragionare fosse respinta, allora sarebbe lecito usare altri argomenti, come contestare il segreto bancario della Banca Vaticana, i vari monopoli concessi dallo Stato solo alla Chiesa Cattolica, la mancata ratifica da parte del Parlamento delle convenzioni richieste da tutte le confessioni per la concessione dell’8 per mille (l’Islam ha presentato questa richiesta da nove anni, e giace ancora in Parlamento).

Mi rendo conto che sarebbero argomenti triviali e politicamente scorretti, ma messi in tavola, forse sarebbero più convincenti di una crociata per la salvezza delle anime.

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