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La povera Italia degli sbarchi

di Raffaele Ferraro
da www.aprileonline.info

Dietro le fredde cifre fornite dal governo (diminuzione degli “sbarcati” negli ultimi mesi da 14.000 a 1300) si nasconde una politica crudele, che toglie a migliaia di disperati la possibilità e il diritto di chiedere asilo nel nostro Paese e li rispedisce in Libia dove li attendono altri maltrattamenti. Questo dopo il calvario di un viaggio di andata che molti non riescono nemmeno a concludere. Noi nel frattempo tolleriamo, giriamo la testa dall’altra parte, versiamo cinque miliardi di dollari alla Libia a titolo di risarcimento e stringiamo accordi in violazione del trattato Nato

Continua la “linea dura” del governo nell’ambito della guerra all’immigrazione clandestina. In riferimento all’ultimo respingimento di una carretta del mare diretta a Lampedusa la UE ha chiesto spiegazioni all’Italia e a Malta e un portavoce della Commissione Europea, Dennis Abbot, ha dichiarato: “La Commissione sottolinea che qualunque essere umano ha diritto di sottoporre una domanda che gli riconosca lo statuto di rifugiato o la protezione internazionale”.

Inoltre il commissario alla Giustizia, libertà e sicurezza, Jacques Barrot ha scritto in una lettera: “Il principio di non-refoulement (non respingimento, ndr), così come è interpretato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, significa essenzialmente che gli Stati devono astenersi dal respingere una persona (direttamente o indirettamente) laddove potrebbe correre un rischio reale di essere sottoposta a tortura o a pene o trattamenti inumani o degradanti”. Verrebbe da dire che queste parole valgono ancora maggiormente se consideriamo che il respingimento avviene verso una stato, la Libia, che non aderisce ai trattati internazionali, inerenti all’asilo politico.

Il Ministro dell’Interno Maroni ha spiegato che nei 4 mesi da inizio maggio a fine agosto gli sbarchi si sono ridotti da circa 14.000 a 1.300. Dando per buoni questi dati e considerato che, secondo stime del Ministero precedenti all’inizio della politica dei respingimenti in acqua, gli sbarchi quest’anno sarebbero dovuti essere il doppio del precedente visti i dati dei primi mesi dell’anno, sorgono alcuni interrogativi: se davvero a Lampedusa sono sbarcati nell’ultimo periodo 1.300 immigrati invece dei 28.000 attesi questo cosa comporta?

Considerando che i respingimenti venivano attuati anche in precedenza con l’unica differenza che gli stessi avvenivano dopo aver vagliato le richieste di asilo politico e protezione umanitaria, cosa cambia? Facendo un calcolo un po’ semplicistico a spanne possiamo dire che il doppio dei migranti dell’anno scorso (stando alla previsione di sbarchi doppi) avrebbe ottenuto il riconoscimento di un diritto ad asilo o protezione, invece ciò sarà garantito a meno di un ventesimo degli aventi diritto.

Quindi, ricapitolando, un perseguitato in qualche stato africano riesce a fuggire da morte certa per scappare verso l’Europa, percorre la tratta degli schiavi attraversando il deserto in fuoristrada che spesso si guastano comportando morte certa per i passeggeri, passando per Agadez, Dirkou e vari posti di blocco delle autorità libica con la quasi certezza di essere picchiato e derubato di tutti i propri averi dalla polizia libica; anche ammesso che riesca ed entrare nello stato di Gheddafi dovrà reperire una carretta del mare su cui partire e rischiare la pelle sulla stessa considerando che non abbiamo nemmeno lontanamente il polso di quante tra queste affondino lungo il tragitto, anche solo a poche decine di chilometri dalla partenza.

Qualora arrivi vivo a Lampedusa egli non potrà inoltrare la propria domanda di asilo o protezione in quanto il respingimento avviene in mare. Verrà deportato in qualche centro lager Libico in cui subirà maltrattamenti e soprusi di ogni sorta fintanto che si procederà al suo rimpatrio verso lo stato di provenienza. Se in qualche modo ha del denaro suo da parte potrà acquistarsi un viaggio di ritorno in un fuoristrada (già perché il risultato degli accordi con Gheddafi è proprio che i trafficanti di uomini ora guadagnano doppio potendo avere il carico di merce umana non solo all’andata ma anche al ritorno), in caso contrario sarà deportato su un fuoristrada a spese del governo libico che però, sfortunatamente, non è un servizio all inclusive e non prevede quindi barili o bottiglie di acqua al seguito. Quindi morirà di sete lungo il tragitto e verrà gettato nel deserto in corsa o dovrà affidarsi alla generosità degli altri passeggeri, ammesso che essi abbiamo dell’acqua da condividere.

Ci chiediamo come potesse la gente comune ai tempi dell’Olocausto non sapere, ignorare. Ma siamo molto diversi noi oggi di fronte a questa carneficina quotidiana di cui siamo – se non direttamente artefici – complici fondamentali? Invece tolleriamo, giriamo la testa dall’altra parte, versiamo 5 miliardi di dollari a risarcimento della colonizzazione, stringiamo trattati d’amicizia anche in violazione del trattato NATO (infatti abbiamo assunto con Gheddafi l’impegno di non concedere le nostri basi militari per eventuali azioni nei confronti della Libia in violazione degli impegni assunti in sede di Alleanza Atlantica). Partecipiamo con la nostra pattuglia, le Frecce Tricolori, alla celebrazione dei 40 anni del regime a pochi giorni di distanza dall’accoglienza di un terrorista come eroe nazionale e nel contesto di festeggiamenti che vedono tra i principali invitati il leader dei pirati somali. Povera patria.

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