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Sri Lanka, dopo la guerra i campi di prigionia

di Chiara Avesani
da www.peacereporter.net

Cresce nel mondo la preoccupazione per gli oltre 300 mila sfollati tamil detenuti nei campi di prigionia governativi

Ad oltre tre mesi dalla fine del conflitto che ha sfiancato lo Sri Lanka per 26 anni, resta aperta la grave questione della sorte di circa 330mila innocenti civili tamil detenuti nei campi di prigionia che il governo singalese chiama “campi profughi”.

Sfollati tamil prigionieri del governo. La scorsa settimana William Hague, Ministro degli Esteri del governo ombra del Partito Conservatore inglese, ha manifestato seria preoccupazione, a tale proposito, rilasciando una dichiarazione alla stampa per chiedere che venga concesso alle Nazioni Unite e a tutte le organizzazioni di soccorso umanitario il pieno e libero accesso ai campi perché possano essere forniti ai profughi prigionieri, cibo, acqua ed assistenza medica e per supervisionare le procedure di controllo sui detenuti. L’esponente del partito conservatore ha sottolineato che l’urgenza è tanto più impellente in quanto la stagione dei monsoni è alle porte e ha ricordato la violenta alluvione che ha sommerso gran parte dei campi recintati con filo spinato, provocando l’allagamento delle tende con acqua e liquami.

Hague ha poi richiamato il governo dello Sri Lanka all’impegno assunto a sgombrare i campi entro la fine dell’anno, permettendo agli sfollati di rientrare nelle loro abitazioni. La continua prigionia in questi campi – ha aggiunto Hague – può solo diffondere il seme del malcontento e della disperazione e creare le basi per il rinnovarsi dei conflitti negli anni a venire.
I civili tamil sono stati costretti a riparare in campi profughi, abbandonando la costa nordorientale dell’isola, cacciati dell’avanzata delle forze governative in guerra contro i ribelli delle Tigri Tamil (Ltte). Un’inchiesta del Times ha denunciato che circa mille quattrocento persone di etnia tamil muoiono ogni settimana in questi campi.

Denuncie e manifestazioni nel mondo. Dallo scorso maggio, con la vittoria delle truppe governative sulle Tigri Tamil, il governo di Colombo ha in più occasioni imposto restrizioni all’operato di organi indipendenti come Croce Rossa e Oxfam, impedendo di chiarire la situazione sulle migliaia di civili sfollati a causa della guerra. Oltre ai problemi di ordine sanitario, preoccupa infatti la costante presenza di militari all’interno dei campi, le morti sospette e le scomparse, in particolare tra i minori.

Per le autorità governative i campi ospiterebbero centinaia di ex bambini-soldato costretti a combattere per le Tigri Tamil e associazioni come “Stop the Use of Child Soldiers” denunciano da mesi i rapimenti di bambini dai campi profughi per cercare di carpire informazioni. La scorsa settimana la principale comunità tamil nel mondo in Inghilterra ha organizzato manifestazioni di sensibilizzazione con appelli ad “Aprire i Campi di Concentramento in Sri Lanka” ed il “Forum Tamil” inglese, che racchiude vari gruppi di protesta, ha annunciato che i movimenti si fermeranno solo con la liberazione di tutti i detenuti.

La repressione della stampa. Le denunce dei bombardamenti condotti nelle ultime fasi della guerra dall’esercito di Colombo sulle città controllate dall’Ltte e quelle degli abusi sulla popolazione civile tamil costano cari. Reporters Sans Frontieres ha denunciato ieri la condanna di un importante giornalista di etnia tamil, J.S. Tissainayagam, a 20 anni di reclusione per “terrorismo”. Il giornalista è stato ritenuto colpevole di aver provocato “odio razziale” e aver “sostenuto il terrorismo” con i suoi articoli critici nei confronti del governo, ma i suoi legali contestano che la condanna si basa su confessioni estorte con la violenza e Reporters Sans Frontieres ha dichiarato che è stata usata una legge emanata in funzione anti-terrorismo per liberarsi di un attivista politico.

Per i suoi meriti professionali J.S. Tissainayagam è stato insignito dell’International Press Freedom Award 2009, come riporta il sito della Cpj – Commitee to Protect Jounalist. Solo lo scorso gennaio veniva assassinato Lasantha Wickrematunga,direttore di uno dei più importanti giornali di opposizione di denuncia della corruzione del governo di Colombo e della guerra contro la minoranza tamil. Per Reporters Sans Frontieres il presidente Rajapaksa deve essere ritenuto direttamente responsabile dell’omicidio. Dall’ascesa del governo nazionalista di Rajapaksa tre anni fa ad oggi, sono undici i giornalisti assassinati e, secondo fonti della Cpj, sono oltre 400 i giornalisti costretti all’esilio dal 2001.

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