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La regolarizzazione vigliacca

di Piero Soldini
da Rassegna Sidacale

Il 1° settembre è partita la fase di regolarizzazione per colf e badanti. Un’operazione figlia di una legge razzista (pacchetto sicurezza) che trasforma tutti gli immigrati irregolari in criminali, salvo accorgersi che in questa condizione si trovano centinaia di migliaia, lavoratrici e lavoratori colf e badanti che lavorano sulle nostre case e che se non ci fossero metterebbero in ginocchio le nostre famiglie

Dal 1° settembre fino al 30 settembre si presenteranno le domande di regolarizzazione per colf e badanti. Si tratta di una “regolarizzazione vigliacca” perché arriva dopo una legge razzista (pacchetto sicurezza) che trasforma tutti gli immigrati irregolari in criminali, salvo accorgersi che in questa condizione si trovano centinaia di migliaia, lavoratrici e lavoratori colf e badanti che lavorano sulle nostre case e che se non ci fossero metterebbero in ginocchio le nostre famiglie. E siccome la famiglia è sacra e “la serva serve” allora per loro scatta la regolarizzazione. Ben venga, comunque, questa regolarizzazione e noi come Cgil c’impegneremo perché sia fatta al meglio. Questo non è affatto scontato perché, come al solito il governo cerca di gestirla con procedure restrittive e disagevoli; e fornendo informazioni volutamente confuse. Per esempio, occorre fare chiarezza sul pagamento dei 500 euro, questa somma deve essere pagata esclusivamente e tassativamente dal datore di lavoro e se il datore di lavoro si rifiuta di pagare e quindi di accedere alla procedura di regolarizzazione, il lavoratore e la lavoratrice che si trovano nel diritto di accedere dovranno rivolgersi al sindacato per impostare una vertenza.

La seconda cosa che occorre chiarire è che tutti quei lavoratori che perderanno il datore di lavoro, o perché muore o perché li licenzia, dopo aver fatto domanda, dovranno avere la possibilità di cercarne un altro con il quale presentarsi alla convocazione. Se non lo troveranno nello spazio temporale che precede la convocazione, dovranno avere diritto ad un permesso di soggiorno di 6 mesi per attesa occupazione, così come avviene di prassi sia per il decreto flussi che per le regolarizzazioni precedenti a questa.

Il terzo aspetto da sottolineare riguarda il fatto che se il governo ha davvero capito che il lavoro delle assistenti familiari è socialmente utile per le famiglie italiane, per il nostro welfare e per il funzionamento del nostro sistema socio-economico, così come provano da ultimo i dati della Banca d’Italia, e così come è stato enfaticamente affermato da tutti, ministri compresi, allora non basta la regolarizzazione, ma occorrono provvedimenti che defiscalizzino gli oneri di questo lavoro dal reddito delle famiglie, che generalizzino la formazione degli addetti e l’acquisizione di un più elevato standard professionale e riconoscano a questi lavoratori e lavoratrici diritti contrattuali essenziali: giusto salario, orario, riposi, ferie, malattia ecc., diritti che oggi non sono esigibili nella stragrande maggioranza di rapporti di lavoro anomali, fatti di sottosalari e semiconvivenza, convivenza e spesso privazioni di libertà personale. Se non si interviene con provvedimenti strutturali che stabilizzino e qualifichino questo lavoro, che oggi è in assoluto il più precario e sregolato che c’è, la regolarizzazione sarà solo momentanea e in poco tempo queste lavoratrici rischieranno di ritrovarsi di nuovo irregolari e passibili di criminalizzazione.

La quarta cosa che è bene chiarire come Cgil è che noi continuiamo a chiedere con forza una regolarizzazione generalizzata di tutti gli immigrati, comunitari ed italiani che lavorano in nero in tutti gli altri settori: edilizia, agricoltura, industria, commercio e servizi. Secondo le nostre stime ce n’è una quantità analoga a quella di colf e badanti e chi potrebbe affermare che il loro lavoro è meno utile, socialmente ed economicamente, meno necessario? Oppure chi potrebbe sostenere che loro possano continuare a lavorare in nero? Come si potrebbe ipotizzare per loro una criminalizzazione di massa? Questi lavoratori, anche se venissero accusati di reato di clandestinità ed espulsi, cosa concretamente impossibile, avrebbero comunque diritto ad avere riconosciute tutte le loro spettanze salariali e contributive secondo una Direttiva Ce (la n. 52 in vigore dal 30/6/2009). Per queste ragioni e per cambiare profondamente la politica xenofoba e razzista di questo governo che produce discriminazioni inaccettabili sul nostro territorio e tragedie sul mare con i respingimenti, non mancheremodi mobilitarsi in questo caldo autunno che sta per cominciare.

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