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Le donne in movimento sono la Storia

di Marina Pivetta ⋅
da www.womenews.net

Forse, non è un caso che la soggettività collettiva delle donne abbia trovato momenti di identità nei Movimenti culturali, civili o politici, dando vita anche al Movimento Femminista. In ogni caso un Noi che non può che essere immaginato come un momento statico. Ma i partiti possono avere la mobile vitalità dei Movimenti?

Voglio partire da due fatti personali e contingenti. Il primo mi vede in partenza per Venezia dove, alla Mostra del Cinema, il 10 verrà proiettato il lavoro di Paola Sangiovanni: “Ragazze la vita trema”. Con questo lungometraggio la regista rilegge gli anni Settanta attraverso il racconto di 4 donne che hanno vissuto quegli anni in prima persona.

Interessante è capire come quegli stralci di storie individuali, vengano interpretati, immaginati e quindi in un certo senso rivissuti proprio perché metabolizzati da chi, più giovane, -oggi- ha forse altre priorità. Così, Paola Sangiovanni non ci restituisce le nostre storie ma racconta la Storia di quegli anni attraverso il suo lavoro di regista. E’ possibile, allora, che dall’intreccio di tante soggettività possa emergere l’oggettività della Storia? O la stessa oggettività, come dato statico, è opinabile? La parola, allora, va alle storiche, lasciando però voce anche alle registe.

Il secondo fatto riguarda la mia attenzione al forum uscito sull’Unità titolato: ‘donne in movimento’. A prendere la parola Nadia Urbinati, Alessandra Bocchetti, Paola Concia, Susanna Cenni, Vittoria Franco, Maité Larrauri, Siriana Soprani e Lorella Zanardo. Un confronto che vuole, secondo Concita De Gregorio, rompere il clichè di vittime o di veline che umilia le donne.

Un dibattito che si snoda tra sedimentate posizioni di un femminismo storico e non: senso di sé, gestione del proprio corpo, autodeterminazione, autonomia economica, rivendicazione di diritti negati, decodificazione di un potere la cui sintassi non prevede una soggettività femminile che si fa verbo. Insomma un potere dove il soggetto che agisce è solo quello maschile che , quando va bene, riduce sempre a complemento il femminile.

Di conseguenza, il risultato, a lettura ultimata, è il senso di inadeguatezza e, il chiedersi: perché continuiamo a non esserci -in forza- nell’agorà politica? In che cosa stiamo sbagliando? Nella valutazione dei tempi? Nel non aver saputo declinare in modo corretto l’io con il noi? E’ vero sia il singolare che il plurale vivono profonde trasformazioni; una persona che sta cambiando è difficile che sappia gestire relazioni con persone ferme o a loro volta in movimento. Uso questo termine -movimento- per riportarlo alla sua accezione politica.

Forse, non è un caso che la soggettività collettiva delle donne abbia trovato momenti di identità nei Movimenti culturali, civili o politici, dando vita anche al Movimento Femminista. In ogni caso un Noi che non può che essere immaginato come un momento statico. Ma i partiti possono avere la mobile vitalità dei Movimenti?

L’Unità del 5 settembre titola ‘Donne in movimento’ e, al proprio interno contiene l’inserto dei programmi di Bersani, Franceschini e Marino per le primarie del Partito Democratico. Tre uomini che si candidano a Segretario del nuovo soggetto politico. Così, mentre le donne sono in movimento, Pierluigi, Dario e Ignazio si fermano e si sfidano a singolar parola. Perché -sabato 5 settembre- sull’Unità Concita De Gregorio ha scelto per le donne il Noi proponendo un confronto plurale attorno ad un tavolo e per gli uomini l’Io della presentazione dei tre diversi programmi che li vedrà configgere il 25 ottobre? Una scelta casuale o simbolica?

Io preferisco leggerla come simbolica perché quest’ultima ipotesi mi da la possibilità di immaginare la possibile posizione delle molte dirigenti del Pd: non una scelta dovuta alla falsa percezione di disvalore di sé, ma dovuta al rifiuto di un possibile conflitto anche se giocato in termini simbolici. In tempi medio lunghi solo il confronto è vitale purché trovi spazi mediatici e luoghi fisici dove esprimersi.

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