Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia LOTTA ALL’OMOFOBIA. SIAMO ALLA SVOLTA?

LOTTA ALL’OMOFOBIA. SIAMO ALLA SVOLTA?

di Gianni Rossi Barilli
da L’Altro, 12 settembre 2009

Migliaia di persone fiaccolano in questi giorni nelle principali città italiane per dire no all’omofobia.

E questo termine ancora non del tutto ammesso nel lessico pubblico di casa nostra (il Vaticano e gli atei devoti ricordano che non esiste l’omofobia ma soltanto i froci peccatori) entra più o meno di straforo perfino ai piani alti dell’ufficialità repubblicana, intrufolandosi in un discorso del presidente Napolitano. Frattanto, dai banchi del governo come da quelli dell’opposizione, grandinano le dichiarazioni a favore di un provvedimento legislativo per colpire con più galera chi commette atti di violenza dettati dall’odio verso persone omo o transessuali.

Questa inedita concatenazione di fatti induce a pensare che ci troviamo alla vigilia di un evento storico: dopo tante discussioni e tanto turpiloquio, dall’ “A frocio!” di Storace al “culattoni” di Calderoli, anche il tartassato popolo glbt sta per fare il suo ingresso nel salotto buono della legalità e potrebbe a breve beneficiare di un’aggravante tutta per sé nel codice penale. Se anche ai gay viene concessa metaforicamente la scorta vuol dire che non sono più dall’altra parte della barricata. Certo, ci potrebbero essere anche modi più simpatici per farlo sapere in giro, ma dopotutto anche la sicurezza è una forma di welfare.

“L’omofobia ha i giorni contati”, promette l’onorevole Paola Concia (Pd) che è relatrice di un testo di legge unificato e “già mediato” con il Pdl e sta per lanciare alla camera una nuova offensiva per farlo finalmente uscire dalla commissione giustizia. Le premesse sono buone perché grazie alla perdurante attenzione dei media le vittime glbt sono molto più visibili del solito e spingono anche la destra ad apparire conciliante come non mai.

Occorre ricordare che al crepuscolo dell’ultimo governo Prodi fu proprio la forsennata opposizione del centrodestra a far affondare un progetto di legge per punire i crimini omofobici e lo stalking. Poi, dopo le elezioni vinte da Berlusconi, fu approvata per direttissima una norma che introduceva lo stalking tra i reati punibili in Italia e dell’omofobia non faceva parola. Ma ormai sembrano passati secoli. La destra che ieri si batteva per la libertà di espressione, ovvero di poter continuare a dire che gli omosessuali sono degli sporcaccioni contronatura, oggi li inserisce tra le specie protette. Si sono già espressi a favore dell’aggravante “omo e transfobica” il ministro degli esteri Frattini e quello delle Pari opportunità Carfagna. E perfino Giovanardi ha detto che gli va bene. Cosa ha determinato la svolta?

Innanzitutto l’aver chiarito che le aggressioni omofobiche da sanzionare con un inasprimento delle pene sono solo quelle che mandano all’ospedale o quantomeno al pronto soccorso. Vescovi e parroci potranno continuare indisturbati a brandire San Paolo o il catechismo come armi improprie, ma pazienza. Poi c’è il gioco delle tre carte terminologico per cercare di lanciare il sasso nascondendo la mano. Vale a dire, approvare una norma che punisce i crimini omo e transfobici, senza nominare né l’omofobia né le persone glbt.

L’idea, autorevolmente ribadita a varie riprese da Mara Carfagna, è quella di riferirsi a crimini motivati dalla “discriminazione sessuale” anziché dall’omofobia, ma sono piccole ipocrisie che con la piega che stanno prendendo gli eventi lasciano il tempo che trovano: una norma che punisca anche i crimini derivanti dall’odio omofobico sarebbe comunque un fatto storico. La prima legge nata dall’esigenza di tutelare una minoranza della popolazione mai prima riconosciuta in quanto tale. Sarebbe un segno che l’argine finalmente si è rotto e che si è innescato un processo di riparazione civile di un’ingiustizia che per metà del paese era ancora qualcosa da rivendicare con maschio orgoglio.

Ci vorrebbe davvero poco, a questo punto, a fare il passo conclusivo. La nuova norma non costerebbe un centesimo ai contribuenti (diversamente dal matrimonio gay che porterebbe con sé la reversibilità della pensione e agevolazioni fiscali) e non creerebbe alla fine nessuno sconvolgimento pratico, come insegna l’esperienza dei paesi in cui leggi analoghe sono già in vigore da tempo. In cambio, il beneficio simbolico sarebbe come abbiamo rilevato notevole.

I prossimi giorni e settimane saranno decisivi per capire come andrà questa storia. La mobilitazione di piazza proseguirà almeno fino al 10 ottobre, giorno in cui il movimento glbt ha convocato una manifestazione nazionale a Roma proprio per chiedere “una buona legge contro l’omofobia e la transfobia”, mentre in parlamento si dovranno scoprire le carte.

Guardando all’esperienza recente, dovremmo dire che probabilmente la faccenda resterà in sospeso, come è accaduto alla legge sulle coppie di fatto sbandierata prima dai ministri Brunetta e Rotondi e poi finita nelle nebbie. La strategia della destra di governo in materia di diritti glbt è vistosamente cambiata nell’ultimo anno, ma ancora stanno all’apprendimento del galateo e bisogna dargli tempo. Per il momento sembra che si accontentino di sparate propagandistiche, anche se in effetti l’aggravio penale sui teppisti è nelle loro corde.

Basta un po’ di cordoglio per le vittime e qualche dichiarazione liberal per i giornali. La sostanza rimane però che niente debba cambiare sul piano giuridico perché gli accordi in proposito con il Vaticano sono sempre in vigore. Non sembrerebbe strano nemmeno che la ventilata norma anti-omofobia finisse inghiottita nel risiko in corso, sopra e sotto la cintola, tra palazzo Chigi e santa sede. Uno strumento di trattativa come un altro in una fase particolarmente calda del confronto diplomatico.

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