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Divieto alla guerra, non alla democrazia

di www.nodalmolin.it

Millecinquecento persone hanno partecipato, ieri sera, alla fiaccolata convocata contro l’ipotesi della Prefettura di impedire i cortei nel centro cittadino, ma diventata anche la prima risposta alle continue stragi in Afganistan e alla guerra a cui il nostro paese sta partecipando.

Al termine della fiaccolata, un’assemblea ha deciso di convocare il Preefetto in P.za dei Signori perché possa ascoltare i cittadini. Dopo che ha ascoltato partiti e dirigenti d’ogni sorta, è tempo che il rappresentante del governo senta cosa hanno da dire i vicentini sul diritto di manifestare. Vicenza ha dimostrato di non voler limitazioni alla propria democrazia: il sindaco Variati deve farsene portavoce, non sottoscrivendo la proposta che vieterebbe la libertà d’espressione.

“Divieto alla guerra, non alla democrazia”, recitava lo striscione d’apertura, parlando del caso vicentino, ma anche delle stragi in Afganistan. E la sorpresa è stata la presenza di alcuni soldati statunitensi della caserma Ederle che, nonostante i pericoli disciplinari che corrono, hanno voluto unirsi ai cittadini vicentini, e solidarizzare con loro al microfono.

«E’ tempo – hanno detto di fronte ai manifestanti – di smettere la guerra in Afganistan e riportare tutti a casa. E il nostro governo – hanno aggiunto – deve rinunciare alla nuova base al Dal Molin, che i vicentini non vogliono. Sono molti, all’interno della Ederle, a pensarla così».

Una presenza inattesa, che conferma l’assurdità della guerra. E una partecipazione di cittadini al di là di ogni aspettativa, che dice a coloro che vorrebbero imporre il silenzio sulla vicenda Dal Molin che i vicentini non si faranno complici nella logica delle compensazioni, dove alcuni vorrebbero far accettare un danno irreversibile per ricevere in cambio qualche elemosina.

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Goccia dopo goccia, per far crescere gli alberi del “Parco della Pace”

«Un gruppo di cinque donne resistenti alle 20.30 hanno attraversato la rete dell’aeroporto civile decise a fare “piazza pulita” di bugie e menzogne e a prendersi cura del Parco della Pace, firmandosi con rigogliosa bandiera».

Questo messaggio ci è stato recapitato nella tarda serata di sabato 19 settembre. Non conosciamo le autrici di questa iniziativa, alle quali va però il nostro ringraziamento. Una dimostrazione – l’ennesima – che una larga parte della cittadinanza vicentina non intende arrendersi all’imposizione di un progetto che provocherebbe danni irreversibili alla città e che agisce, con creatività e determinazione, per opporsi all’occupazione militare del proprio territorio.

Dopo il successo del Festival NoDalMolin – che ha raddoppiato le visite rispetto agli anni passati – e la partecipazione alla fiaccolata civica della scorsa sera – con l’intervento al microfono, a sorpresa, di due soldati statunitensi della Ederle – questa piccola ma significativa iniziativa rappresenta la risposta alla resa dell’amministrazione comunale.

«Accettate la nuova base», aveva chiesto il sindaco Variati ai cittadini dichiarando di «alzare bandiera bianca» e di volersi sedere al tavolo delle compensazioni. Se pensava che la città avrebbe abbassato la testa di fronte al suo ordine, Achille ha fatto un enorme errore di valutazione: l’amministrazione comunale era – e dovrebbe continuare a essere, se il sindaco fosse all’altezza della sua città – uno strumento per difendere la comunità, non certo un comandante.

Variati, tra l’altro, si era impegnato, grazie all’occupazione dell’area civile da parte di centinaia di cittadini lo scorso febbraio, a consegnare al più presto quell’area a Vicenza, liberandola dalle recinzioni militari. Impegni che, fino a oggi, il primo cittadino non ha saputo rispettare, mettendo così in luce i limiti di un’istituzione che alle parole non è capace di far seguire fatti concreti.

Il luogo in cui è stata svolta l’iniziativa – il “Parco della Pace” – è per noi particolarmente simbolico; è la zona in cui, due anni fa, piantammo centocinquanta alberelli per rappresentare la volontà di difendere il verde e l’ambiente cittadino. Lo scorso 4 luglio i mezzi delle forze dell’ordine, schierati contro la manifestazione, non si preoccuparono di calpestarne alcuni.

Ma l’opposizione al progetto statunitense non si esaurisce in un’unica giornata; così, se due mesi fa il questore Sarlo ha mostrato i muscoli – schierando millecinquecento uomini in assetto antisommossa e decine di mezzi blindati contro i cittadini che volevano esprimere il proprio dissenso – ieri sera non si è nemmeno accorto di quanto avveniva. Una dimostrazione, questa, che il territorio è delle donne e degli uomini che lo abitano e che, con coraggio e spirito d’iniziativa, possono beffare le misure di controllo dello Stato e mettere a segno piccole ma importanti iniziative contro il progetto statunitense.

Lo abbiamo sempre detto; l’opposizione alla nuova base militare sarà un percorso lungo, pieno di ostacoli e piccole vittorie, momenti deludenti ed entusiasmanti giornate. Ma sarà la determinazione e la tenacia di una comunità a far la differenza; perché, come è accaduto a Vieques e in molti altri luoghi, goccia dopo goccia il vaso si riempe e trabocca. Il movimento NoDalMolin è fatto di tante piccole gocce; isolate evaporerebbero al sole, ma insieme possono formare un’onda, travolgente e incontrollabile.

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