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L’Ue contro la politica italiana dei respingimenti in Libia

di Sarah Di Nella
da www.carta.org

L’alto commissario per i rifugiati dell’Onu Antonio Guterres ha criticato oggi la politica italiana dei respingimenti in Libia, scatenando una polemica. Il governo italiano difende il suo operato, D’Alema parla di «respingimenti selettivi». Human rights watch racconta le disumane condizioni di detenzione nel paese di Gheddafi.

Le polemiche sui respingimenti tornano ormai ciclicamente da quando l’Italia deporta in Libia i migranti che cercano di raggiungere le sue coste. L’Alto commissario per i rifugiati delle Nazioni unite, Antonio Guterres, ha ribadito oggi a Bruxelles le sue «forti riserve» sui respingimenti di migranti effettuati dalle motovedette italiane nel Mediterraneo.

«La nostra posizione è molto chiara: noi non pensiamo che in Libia ci siano condizioni che permettano la protezione dei richiedenti asilo: la situazione attuale non lo consente», ha detto Guterres durante una conferenza stampa a Bruxelles, a margine del Consiglio dei ministri Ue degli affari interni. In Libia, ha proseguito l’Alto commissario Onu, «ci sono condizioni di detenzione spaventose e c’è il rischio effettivo che persone che meriterebbero la protezione internazionale siano rimandate nei paesi d’origine. Per questo abbiamo espresso le nostre forti riserve sul respingimento delle persone verso la Libia in queste circostanze». L’Unhcr, ha aggiunto Guterres, «lavora in Libia senza riconoscimento formale, e riesce anche, in certi casi, a far ottenere lo status di rifugiati, in circostanze estremamente difficili. Ed è esattamente perché ci lavoriamo, che diciamo che la Libia non è in condizioni di offrire una protezione adeguata ai rifugiati e richiedenti asilo nella situazione attuale».
Un parere condiviso anche dal commissario Ue alla Giustizia, libertà e sicurezza Jacques Barrot, che presto dovrebbe andare in Libia: «Conto sull’aiuto dell’Alto commissario per far capire ai libici che la situazione attuale è inaccettabile e che non può perdurare».

La risposta dell’Italia è arrivata dal sottosegretario agli interni Saverio Francesco Nitto Palma, secondo il quale l’Ue dovrebbe stabilire »uno specifico programma dedicato ai richiedenti asilo presenti in territorio libico», in particolare per chi proviene dal Corno d’Africa in preda ad una grave crisi umanitaria. «Noi auspichiamo – ha detto il sottosegretario – che questo si traduca in uno specifico programma dedicato ai richiedenti asilo presenti nel territorio libico, fra cui è inutile ricordalo c’è un gran numero di eritrei».
«Di quale ulteriore allarme o critica internazionale il governo ha ancora bisogno per cambiare linea sui respingimenti? Troppe autorevoli voci si sono sollevate per bloccare la scelta di Berlusconi e dei suoi ministri di respingere verso la Libia gli immigrati che arrivano via mare: la destra, di fatto, condanna l’Italia a pagare con l’isolamento una politica di arrogante chiusura verso gli immigrati», afferma il capogruppo del Pd in commissione Politiche dell’Ue Sandro Gozi. Massimo D’Alema però, in un’intervista a Le Iene show che andrà in onda domani, fa sapere che se «i respingimenti sommari sono contro il diritto internazionale. Sono possibili i respingimenti selettivi».

Oggi anche l’Ong Human rigths watch [Hrw] ha diffuso un rapporto molto critico nei confronti della politica dei respingimenti italiana, intitolato «Scacciati e schiacciati: l’Italia e il respingimento di migranti e richiedenti asilo, la Libia e il maltrattamento di migranti e richiedenti asilo».
«La realtà è che l’Italia sta rimandando questi individui incontro ad abusi – ha dichiarato Bill Frelick, direttore delle politiche per rifugiati a Hrw e autore del rapporto – I migranti che sono stati detenuti in Libia riferiscono, categoricamente, di trattamenti brutali, condizioni di sovraffollamento ed igiene precaria». «L’italia – aggiunge Frelick – intercetta gli immigrati e i richiedenti asilo africani ma non verifica neppure se possano ottenere lo stato di rifugiati e li respinge a forza in Libia dove molti di loro vengono detenuti in condizioni disumane e degradanti». «Questa politica – aggiunge Hrw rappresenta una palese violazione dell’obbligo legale che ha l’Italia a non procedere ad alcun respingimento di persone verso luoghi in cui le loro vite e libertà sono a rischio e dove rischiano la tortura».

Il rapporto si basa sulle testimonianze di 91 migranti residenti in Italia e a Malta. Tra esse c’è anche quella un eritreo di 26 anni intervistato in Sicilia che racconta come le autorità maltesi hanno intercettato la sua barca e l’hanno affidata a un’imbarcazione libica. «Eravamo veramente stanchi e disidratati quando arrivammo in Libia. Io pensai: ‘Se mi picchiano, non sentirò niente’. Quando arrivammo non c’erano dottori, nessun aiuto, solo polizia militare. Iniziarono a prenderci a pugni. Ci dicevano, ‘Credevate di andare in Italia, eh?’. Ci prendevano in giro. Eravamo assetati e loro ci picchiavano con bastoni e ci tiravano calci. Per circa un’ora picchiarono tutti quelli che erano sulla barca. Ci trattarono male a Misurata. C’erano Eritrei, Etiopi, Sudanesi, ed alcuni Somali. Le stanze non erano pulite. Ci concedevano solo mezz’ora d’aria al giorno e l’unico motivo per cui ci facevano uscire era per contarci. Ci sedevamo al sole. Chiunque parlasse veniva colpito. Mi colpivano con un tubo di plastica nero».

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