Home Politica e Società “Beato il mondo quando non avrà più bisogno di eroi”

“Beato il mondo quando non avrà più bisogno di eroi”

di Simonetta Salacone
da www.womenews.net

Lettera aperta della dirigente scolastica della scuola Iqbal Masih di Roma; questa lettera aperta è stata affissa ai cancelli delle scuole del circolo didattico 126° ed è stata inviata a giornali e agenzie di stampa

A tutti quelli che vorranno leggermi.
In relazione alla vicenda che, mio malgrado, ha riportato me e la scuola che dirigo sui mass media ho da dire quanto segue:

per carattere, formazione e professionalita’ non uso mai l’enfasi, la retorica, i toni stentorei, ma la riflessione articolata, anche fortemente critica, ma espressa con registri bassi e moderati;

di ogni decisione che mi compete prendo la diretta responsabilita’. In questo caso di non aver inoltrato ai/alle docenti la circolare del ministro Gelmini, arrivata a scuola alle ore 11,30 del giorno 21/9 con la quale si invitava ad osservare un minuto di silenzio alle ore 12 dello stesso giorno per i 6 morti in missione di pace e ad attuare una “riflessione solidale” con gli alunni.
I tempi stretti con cui la circolare arrivava impedivano, di fatto, una riflessione con le/gli insegnanti come era, invece, avvenuto in altre situazioni simili.

Poiche’ la scuola non e’ una caserma e i/le docenti non ricevono ordini, molte insegnanti, soprattutto dei piu’ grandi, hanno affrontato l’argomento in classe, con diverse modalita’ e ritualita’.

Sulle modalita’ pedagogiche con le quali la scuola gestisce l’informazione sui sempre piu’ frequenti eventi drammatici nazionali e mondiali che e’ chiamata ad affrontare, ho convocato tempestivamente un collegio dei docenti, per favorire riflessione e confronto, nei primi giorni del mese di ottobre.
Il presidente del consiglio di circolo ha convocato sulla stessa tematica una riunione aperta ai genitori, per il giorno 30 settembre.

In molte scuole del paese la circolare del ministro non e’ arrivata. Molte scuole hanno accolto l’invito ad osservare il minuto di silenzio, molte no. La stampa e la tv, pero’, non hanno effettuato consultazioni e ricerche nel merito, quindi non si ha il polso complessivo della situazione.

Provo dolore e sincera partecipazione al dolore delle famiglie dei soldati morti. Lo aggiungo al dolore che quotidianamente provo per le tantissime vittime civili innocenti di questa e di tutte le guerre che si stanno svolgendo in giro per il mondo.

Mi chiedo pero’ : perche’ non abbiamo fatto un minuto di silenzio il mese scorso, quando e’ morto in un attentato in Afghanistan un soldato di Campobasso?
E’ il numero che fa massa critica per il cordoglio di stato? O non e’ il momento in cui, facendo appello al dolore di tanti, si tenta di ricompattare una opinione pubblica molto divisa sui temi della cosiddetta “missione di pace”?

Mi auguro che, a partire dalla polemica che ho involontariamente aperto, in molti istituti si apra il dibattito su cosa effettivamente possa e debba fare la scuola sui temi delicati dell’attualita’, per non essere tacciata ne’ di conformismo e obbediente acquiscienza, ne’ di uso ideologico dei fatti.

Nessuno ha la verita’ in mano. Casomai abbiamo la Carta costituzionale che all’articolo 11 afferma che “l’italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie”.

Quella in Afghanistan e’ sempre piu’ una guerra che uccide civili e militari, che acuisce l’estremismo, che fa regredire la democrazia e la solidarieta’ sociale, che copre la corruzione di parte della classe dirigente, che alimenta l’odio della popolazione contro l’occidente…

La situazione e’ cosi’ complessa che, trasversalmente alle parti politiche, nel nostro paese e in tutto l’occidente ci si interroga con preoccupazione su come uscirne e su come rilanciare nell’Afghanistan e in tutto quello scacchiere orientale (Iran, Pakistan, Irak) un processo di pacificazione, compromesso in passato dall’idea malsana che si possa esportare la democrazia con le armi.

Personalmente, venendo da una militanza giovanile in un movimento nonviolento, continuo a ritenere che le azioni di pace siano costruire scuole, ospedali, biblioteche, teatri, centri culturali…. La nostra scuola, da quando e’ stata intitolata ad Iqbal Masih, bambino pakistano ucciso dalla mafia dei tappeti, ha adottato da anni una scuola per bambini di caste basse in Pakistan e ne finanzia la frequenza.

Sul muro di ingresso del nostro plesso centrale sono riportate le parole del piccolo Iqbal : “ i bambini hanno bisogno di avere in mano quaderni e matite, non attrezzi da lavoro..” Aggiungo di mio “i bambini hanno bisogno di pace per crescere. non possiamo continuare a dissipare risorse nelle guerre. Le guerre si prevengono e si risolvono con azioni di pace (anche rischiose, pericolose, eroiche, quali sono quelle che quotidianamente tanti volontari, giornalisti, missionari, dottori, maestri, sindacalisti …compiono, mettendo a rischio la vita)”

Parafrasando Brecht aggiungo “Beato il mondo quando non avra’ piu’ bisogno di eroi”. Questa ripropongo oggi come filosofia al mondo della scuola, alle insegnanti e agli insegnanti, ai genitori e a tutti noi che abbiamo a cuore il futuro del mondo

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Obiettori
di Giuliano Santoro

Presi uno a uno, gli eventi dell’Italia 2009 sembrano persino normali: è la visione d’insieme che fa impressione. Basta mettere in fila gli episodi. Dopo la morte dei sei parà della Folgore in Afghanistan, il ministro dell’istruzione emana una circolare per «invitare» [c’è scritto proprio così] le scuole ad osservare un minuto di silenzio. Succede che in alcune scuole, a cominciare dalla Iqbal Masih, la scuola del Casilino a Roma che lo scorso autunno ha lanciato l’onda di proteste contro il maestro unico di Gelmini e Tremonti, ci si rifiuti di rispondere all’appello unilaterale e ci si permetta di ricordare che le vittime sono tutte uguali.

E così, sulla scia del lutto catodico che ha colpito il paese del Brunetta furioso e di Ilaria D’Amico incinta [queste sono le «notizie» degli ultimi due giorni], Aldo Cazzullo oggi scrive un editoriale sulla prima pagina del «terzista» Corriere della Sera per sostenere che sì, forse aveva ragione la ministra dell’istruzione quando si lamentava dei maestri e dei professori italiani che «fanno politica», cioè sono colpevoli di sabotare la sua riforma meritocratica.

Persino Antonio Padellaro, il direttore del quotidiano Il Fatto che debutta domani in edicola e che si annuncia organo di battaglia antiberlusconiana, ha paragonato stamattina su Radio1 insegnanti e presidi obiettori a «quelli che bruciano le bandiere ai cortei». E così un tragico episodio della guerra-nonguerra [la definizione varia a seconda che si voglia rispettare la Costituzione o no] in cui siamo impegnati senza nessun risultato, in quello scatolone di sabbia, pietre, mine e oppio che è l’Afghanistan, torna utile: serve anche a lanciare l’assalto all’arma bianca contro una categoria che ha avuto il merito di difendere la qualità dell’istruzione pubblica di questo paese.

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