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G20, il nuovo ordine mondiale

di Enrico Piovesana
da www.peacereporter.net

A Pittsburgh, sede del summit dei potenti del pianeta, clima da ‘legge marziale’ per fronteggiare le proteste dei ‘no-global’. Dal vertice, nessun serio provvedimento per scongiurare nuove crisi

Le immagini della repressione delle proteste a Pittsburgh, in occasione del summit del G20, sembrano tratte da uno di quei film di fantascienza orwelliani ambientati in un indefinito e cupo futuro dominato da regimi polizieschi e leggi marziali.

Duri con i manifestanti. Un battaglione della Guardia Nazionale, appena rientrato dall’Iraq, erige check-point sorvegliati da blindati Hummer e pattuglia le strade attorno alla sede del vertice, dove riecheggia senza sosta l’inquietante messaggio diffuso da altoparlanti, con una voce mono-tono quasi inumana, che avverte i manifestanti: “Lasciate immediatamente questa zona, qualsiasi siano le vostre intenzioni. Se non vi disperdete, sarete arrestati e soggetti ad altre azioni di polizia, tra cui la rimozione fisica, l’intervento degli agenti antisommossa e l’uso di munizioni non letali che possono provocare ferite a chi rimane”.

Rabbiosi ‘robocop’ della polizia antisommossa marciano per le strade in formazione militare, aizzano cani al guinzaglio contro i passanti, poi fanno cordone e minacciano e picchiano i manifestanti con lunghi bastoni di legno, li rincorrono e li ammanettano con lacci di nylon (come i prigionieri di guerra), sparano sulla folla proiettili di gomma e candelotti di gas urticanti.

Intervengono anche le forze speciali di polizia (Swat), con blindati e altri mezzi militari che ‘sparano’ sui manifestanti onde sonore assordanti, e, scena surreale, soldati dell’esercito in mimetica che scendono da un auto civile e si portano via a forza un manifestante, senza nemmeno ammanettarlo, mentre la gente attorno assiste attonita a questo rapimento.

Delle armi soniche, ossia dispositivi acustici a lungo raggio, sono stati utilizzati dai militari americani all’estero, in particolare contro i pirati somali e gli insorti iracheni. L’arma sonica sembra essere più efficace delle discutibilissime tecniche di contenimento usate dalla polizia metropolitana contro i manifestanti del G20 a Londra. Ma è altrettanto discutibile. Si teme che i suoni emessi siano abbastanza forti da danneggiare i timpani e causare aneurismi, anche mortali.

Questo clima da legge marziale ha accolto i manifestanti ‘no-global’ arrivati a Pittsburgh per protestare contro i potenti del mondo, accusati di aver soccorso le banche speculatrici responsabili della crisi con sussidi pubblici per 18 trilioni di dollari, invece di aiutare le vittime di questa crisi, in particolare i milioni di lavoratori che hanno perso il lavoro e le decine di milioni di cittadini che hanno perso il loro risparmi.
Nel mirino dei manifestanti, più in generale, c’è il ‘capitalismo globale’ che difende i profitti di pochi a discapito dei bisogni della popolazione, un sistema cinico che specula su tutto e su tutti, senza limiti, senza regole.

Il G20 di Pittsburgh era stato presentato come ‘la nuova Bretton Woods’ che doveva riformare e regolamentare il mercato finanziario globale per evitare gli eccessi speculativi che hanno prodotto l’attuale recessione. Invece, come prevedibile, le forti pressioni della potente lobby bancaria e finanziaria mondiale hanno bloccato tutti provvedimenti radicali di cui si discuteva alla vigila del vertice.

Dall’agenda del summit sono stati esclusi la ‘tobin-tax’ sulle transazioni finanziarie, il divieto di speculazione su materie prime e derrate alimentari, la riforma delle agenzie di rating e delle autorità di vigilanza colluse con l’alta finanza speculativa, l’obbligo di un’adeguata capitalizzazione delle banche per ridimensionare il rischioso sistema creditizio basato su riserve frazionarie quasi inesistenti e la creazione di un chiaro calendario di scadenze per combattere il riscaldamento globale.

Dal summit di Pittsburgh uscirà solo qualche proposta demagogica, come la limitazione dei bonus per i manager della finanza, e l’impegno per un maggiore coordinamento economico globale attraverso il rafforzamento di organismi come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, tanto cari ai ‘no-global’.

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Un G20 timido sul clima

di Silvio Magnozzi
da www.carta.org

La notizia era nell’aria, era stata già anticipata dagli analisti ed è la misura minima per far fronte ad un mondo che ha sempre più poli di comando. Adesso è praticamente ufficiale: il vertice G20 sostituirà il G8 come forum economico globale. Ad annunciarlo, lo stesso presidente Usa Barack Obama – l’uomo cui spetta il compito della creazione di una nuova stagione multipolare dopo il fallimento delle guerre unilaterili di George W. Bush.

Secondo il Wall Street Journal, inoltre, il G20 diventerà «organismo permanente» per sorvegliare la cooperazione economica internazionale e per rilanciare l’economia globale. Con la giornata di oggi si entra nel vivo dei lavori con un’agenda ricca di temi. All’ordine del giorno c’è il tormento ne che è stato lanciato al G20 dello scorso aprile a Londra. In quell’occasione, ai proclami contro la «fame nel mondo» che sono soliti contornare i vertici di questo tipo, si era aggiunta la promessa di combattere le speculazioni finanziarie e di dichiarare guerra ai paradisi fiscali. Adesso, la lista dei paradisi offshore è misteriosamente sparita, ma i 20 promettono di discutere di come definire le «nuove regole» per i mercati finanziari. Obama parla di «lotta alla speculazione», anche a quella alimentare ed energetica, e di «capitalismo sostenibile» e di clima e di occupazione.

Probabilmente saranno i paesi europei a dover ridurre il loro peso sui diritti di voto nell’ambito della riforma del Fondo monetario internazionale perfar spazio a Cina e India. A Pittsburgh, è stata raggiunta una «bozza di consenso» per un trasferimento del 5 per cento circa delle quote di voto da alcuni paesi verso altri. Non è un caso che il direttore generale della Banca centrale della Cina, Xie Duo ha affermato che nel vertice verrà presa una decisione «molto importate» per aumentare i pesi delle grandi economie emergenti.

Sul clima, sembrerebbe vicino l’accordo sulla necessità di eliminare progressivamente i sussidi ai combustibili fossili per contrastare il surriscaldamento del pianeta, cosache interessa particolarmente le due superpotenze economiche emergenti del nuovo ordine globale, cioè India e Cina. Si tratta di una cifra che supererebbe i 300 milioni di dollari l’anno, e che potrebbe essere stornata all’impegno per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Un po’ poco. «Non c’è dubbio che l’amministrazione Obama si sta occupando di temi che Bush ingorava – spiega l’attivista ambientalista del Chesapeake Climate Action Network Ted Glick ai microfoni dell’emittente di movimento Democracy Now – Ma il Congresso è ancora manovrato dagli interessi di carbone e petrolio. Fino a quando non avremo una legsialzione che la farà finita col carbone, non ne verremo a capo. E non avverrà senza una mobilitazione su larga scala».

Rispetto alle fasi precedenti della globalizzazione, dunque, cambiano i temi all’ordine del giorno e gli invitati al tavolo principale, ma non il copione delle proteste. La città di Pittsburgh continua ad essere posta sotto stato d’assedio: negozi, uffici e scuole sono serrati, e lo spiegamento imponente delle forze dell’ordine e il massimo stato d’allarme fanno da contorno alle proteste. Ieri, proprio mentre l’aereo del presidente statunitense atterrava a Pittsburgh, si sono verificati una serie di incidenti che hanno portato all’arresto di 15 persone.Per disperdere il corteo partito dall’università e diretto alla zona del vertice i poliziotti sono ricorsi ai lacrimogeni e alle pallottole di gomma. Tra gli str
iscioni esposti dai protestatari, alcuni recitavano «Nessuna speranza nel capitalismo», «Il dissenso è la base della democrazia». Nuove manifestazioni sono previste nella mattinata di oggi. «Ci hanno spinti in una strada secondaria, in una zona residenziale, e ci hanno lanciato gas lacrimogeni e tre granate», racconta uno dei manifestanti.

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