Home Politica e Società Scudo missilistico, il retroscena di una scelta

Scudo missilistico, il retroscena di una scelta

di Luca Galassi
da www.peacereporter.net

La decisione di Obama dettata non tanto dalla necessità di ‘distensione’ con la Russia, quanto dalle necessità dall’industria bellica Usa

Per giustificare la decisione di Obama di smantellare lo scudo missilistico progettato in Polonia e Repubblica Ceca dal suo predecessore George W. Bush si è fatto ricorso a una giustificazione di fondo: inaugurare una linea distensiva nei confronti della Russia attenuandone preoccupazioni e paranoie. Dietro il nuovo programma di Obama si nasconde invece un preciso piano di investimenti militari legati alla prima industria produttrice di missili del mondo: la Raytheon. Americana, ovviamente.

Inaugurando un nuovo ‘codice’ di condotta etica per l’amministrazione presidenziale, due mesi dopo la sua elezione Obama aveva detto: “I lobbisti verranno sottoposti a vincoli più rigidi rispetto a tutte le amministrazioni che mi hanno preceduto. Coloro che entreranno nella mia amministrazione non potranno occuparsi di materie sulle quali hanno già fatto lobbying, o lavorare in agenzie sulle quali hanno fatto lobbying nei due anni precedenti”. La presunta buona volontà del presidente Usa nel presentare la sua piccola rivoluzione morale è stata oscurata dall’ipocrisia.

La nomina del nuovo vicesegretario alla Difesa è infatti è avvenuta infatti in totale contraddizione con le nuove regole stabilite da Obama. Si chiama William J. Lynn il ‘sottoposto’ di Robert Gates, Segretario alla Difesa. Avendo fatto lobbying per il gigante della difesa Raytheon in qualità di Svp (Senior Vice President) della compagnia, Lynn è l’esatto opposto di ciò che Obama avrebbe dovuto insediare in quella posizione. Chiamato a rispondere della violazione dei nuovi principi etici, Obama ha risposto che Lynn ‘costituisce un’eccezione’.

La Raytheon ha svolto attività di lobbying per 14,5 milioni di dollari, durante i sei anni in cui Lynn ci ha lavorato: per la Camera dei rappresentanti, il Senato, il Dipartimento della Difesa, quello dell’Energia e del Tesoro. Lobbying per la vendita di armi, ovviamente, dai razzi teleguidati a lungo raggio ai sistemi di difesa basati sulle navi ad armamenti vari, tra cui un’arma laser fotonica in grado di distruggere missili a corto e medio raggio. L’ex manager, una volta nominato ai vertici della Difesa Usa, ha promesso di alienare sue azioni. Anche se l’avesse fatto, sarebbe stato un gesto totalmente inutile. Lynn ha svolto talmente bene il suo lavoro che si potrebbe avanzare l’ipotesi di una scelta adottata non per (o non solo per) ‘rassicurare’ la Russia sulle buone intenzioni della sua ‘nuova’ America, quanto perchè la Raytheon da tempo sta aspettando il committente giusto per le sue nuove armi.

Sia Obama che Robert Gates, nelle due conferenze stampa successive all’annuncio dell’annullamento del programma di Bush, hanno circostanziato la decisione con una serie di osservazioni che combaciano in maniera impressionante con quanto, esattamente un mese prima, venne esposto dalla Raytheon in occasione della presentazione di un ‘nuovo sistema anti-missile’ concepito in primo luogo per gli israeliani.

Obama e Gates, il 16 settembre scorso: “L’Iran non è così vicino alla bomba nucleare come si pensava, e la minaccia si limita a missili a corto e medio raggio. Il piano anti-missile di Bush non è smantellato, ma modificato, reso più flessibile, e nuovi sistemi di sensori e intercettori, ad esempio il SM-3, potranno essere installati in Europa già dal 2018”.

La Raytheon, un mese prima: “Il sistema di intercettori che stiamo sviluppando, SM-3, già esistente su piattaforme marine o navi, verrà sviluppato su terra, e potrebbe servire a Israele per difendersi contro eventuali missili a corto e medio raggio lanciati dall’Iran. Potrebbe essere pronto già dal 2013.

Obama e Gates: “Il nuovo sistema sarà ad alta tecnologia ed economico.

Raytheon: i costi di sviluppo sono molto bassi, la tecnologia elevata. I profitti potrebbero raggiungere il miliardo di dollari, se il sistema è sviluppato globalmente in cooperazione con gli alleati internazionali.

La risposta dell’inviato russo alla Nato, Dmitriy Rogozin è stata di cancellare la decisione di installare missili Iskander a Kaliningrad, con la seguente raccomandazione: “La cooperazione con la Russia non è fatto di scelte. E’ un fatto di necessità”.

Il vice-segretario alla Difesa è il responsabile della scelta degli armamenti necessari agli Stati Uniti. E’ lui che indica quali armi il Pentagono dovrà comprare. Con William Lynn in tale ruolo, la decisione di Obama di ‘smantellare’ il sistema missilistico concepito da Bush si arricchisce di dettagli che offrono una diversa lettura della sbandierata ‘distensione’ con la Russia, garantendo invece enormi profitti e commesse milionarie per la Raytheon. Sia in casa propria che all’estero.

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