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L’Onu insabbia la frode elettorale afgana

di Enrico Piovesana
da www.peacereporter.net

Rimosso il numero due dell’Unama che aveva denunciato i brogli. Usa e Nato hanno deciso di riconoscere la vittoria di Karzai, anche se fraudolenta

Le Nazioni Unite, con il placet del presidente Usa Barack Obama, hanno rimosso dal suo incarico lo statunitense Peter Galbraith, il numero due della missione delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) entrato in aperta polemica con il suo capo, il norvegese Kai Eide, sulla gestione dello scandalo delle frodi nelle elezioni presidenziali del 20 agosto.

“Così l’Onu dà un segnale terribile”. “E’ sorprendente che le Nazioni Unite rimuovano un ufficiale perché questo era preoccupato per le frodi emerse in elezioni finanziate e supportate dalle Nazioni Unite”, ha commentato Galbraith. “Così si manda un segnale terribile. Io non ero pronto a rendermi complice di un insabbiamento o di uno sforzo per minimizzare queste frodi”.

“Ho avuto un duro disaccordo con il mio superiore, Hai Eide, su come affrontare la questione: quando ho chiesto di presentarle le ampie prove dei brogli alla Commissione per i reclami elettorali (Ecc) perché svolgesse ulteriori indagini, lui disse che non era il caso di diffondere queste notizie. Su pressione del presidente Karzai, Eide ha deciso di supportare il candidato beneficiario dei voti manipolati. Eide ha cercato di archiviare le frodi. Non voleva che il personale Onu ne parlasse. Non voleva, per esempio, che con gli ambasciatori a Kabul si discutesse dell’affluenza alle urne, che sapevamo essere stato bassissimo nelle province meridionali da dove invece era arrivato un numero enorme di voti”.

Usa e Nato hanno già deciso: Karzai non si tocca. Nel comunicato dell’Onu che annuncia la sua rimozione, il segretario generale Ban ki-moon ha scritto che la decisione è stata presa “nell’interesse della missione” in seguito alle “inconciliabili divergenze” emerse tra Galbraith ed Eide, al quale viene “ribadito il pieno appoggio”.

Cinque membri dello staff dell’Onu a Kabul hanno rassegnato le dimissioni in sostegno a Galbraith. Secondo Abdullah Abdullah, lo sfidante di Karzai che sperava nel ballottaggio, “il licenziamento di uno come Galbraith è il segno che la frode ha avuto la meglio sulla legge”.
Il secondo turno, che fino a pochi giorni fa era dato per scontato dopo l’avvio del riconteggio dei voti contestati (avviato proprio in seguito alle insistenze di Galbraith), pare ormai escluso.

Sembra infatti certo che giovedì scorso, a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York, il leader di Stati Uniti e dei loro alleati Nato abbiano deciso che se anche il riconteggio dovesse privare Karzai della maggioranza, la sua vittoria verrà comunque accettata per evitare un secondo turno elettorale.

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