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GreenPeace, multinazionali spagnole alla conquista del continente americano

di Alessandro Grandi
da www.peacereporter.net

Incalcolabili i danni causati dalle multinazionali spagnole nel contiente americano

Non usa mezzi termini GreenPeace nell’ultima informativa pubblicata: le multinazionali spagnole impegnate in America Latina sono colpevoli di aver depredato l’ambiente. Nonostante l’apparente immagine trasparente che vogliono far credere di avere all’interno dei propri confini nazionali. Infatti, è proprio fuori dall’Europa, soprattutto in America Latina, che le multinazionali spagnole danno il peggio.

Molti i settori presi in considerazione nelle quasi 110 pagine dell’informativa titolata: Los nuevos conquistadores. Multinacionales españolas en America Latina. Si passa dai danni causati dall’industria petrolifera a quella alberghiera passando per le più che importanti aziende di carbone. E proprio su questo tema si sofferma il rapporto. Secondo quanto dichiarato da GreenPeace, infatti, Union Fenosa e Iberdrola, due importanti aziende iberiche, sarebbero in procinto di ampliare i loro progetti di estrazione di carbone in Guatemala, rischiando di causare danni ambientali difficilmente riparabili.

Ma sono progetti che riguardano solo una determinata area, quella dei paesi cosiddetti poveri del centro e sud america. Sì, perchè nei progetti riguardanti paesi del vecchio continente le stesse aziende mettono in primo piano strategie di relative a fonti di energia rinnovabile. Pagine fitte di dati e informazioni sulle attività delle multinazionali che stanno mettendo in serio pericolo l’ambiente dell’intero continente americano.

Il portavoce di GreenPeace, Mario Rodriguez, però, tiene a sottolineare che le multinazionali spagnole non hanno progetti più dannosi rispetto a altre di altre nazionalità. E cita due delle maggior multinazionali al mondo del settore petrolifero: Shell e Exxon ritenendo che “le attività di queste aziende non siano differenti da quelle di Repsol”.
Un altro settore da tenere in considerazione secondo GreenPeace è quello dell’industria turistica. Chilometri di costa, soprattutto nei paesi dove il turismo è ancora una voce importante del Pil, come il Messico, distrutti e dati in pasto a colate di cemento. Foreste di mangrovie necessarie alla sopravvivenza dell’ambiente rase al suolo. Specie animali che corrono il serio pericolo di estinguersi.

E tutto in nome del dio profitto. “Senza nemmeno restituire parte dei proventi alle comunità locali” dice Rodriguez che aggiunge: “Le imprese spagnole hanno distrutto prima le coste spagnole e adesso cercano di portare lo stesso modello anche in questa parte del mondo. E non ci viene nemmeno raccontato cosa stanno facendo lungo la Riviera Maya” zona molto frequentata dal turismo internazionale. Su tutti spicca il clamoroso caso di un hotel costruito nei pressi della famosa località turistica Cancun: il resort è sorto dopo aver completamente distrutto l’habitat della zona che comprendeva una vasta distesa di mangrovie e di animali. Da qui la decisione di GreenPeace di chiedere al governo di Madrid di non difendere le compagnie che hanno compiuto stragi ambientali.

Vane le scuse della compagnia, che ha edificato l’hotel, che da sempre ha sostenuto di aver costruito su un territorio già devastato da cicloni tropicali. In ogni caso non è stata solo GreenPeace a puntare il dito contro le opere delle grandi multinazionali. Anche l’organizzazione non governativa Paz con Dignidad dopo un accurato studio ha reso noti dati molto interessanti. Pare infatti che le multinazionali spagnole investano solo l’1,2 percento dei loro guadagni in responsabilità sociale a scapito di un aumento dei guadagni che dal 2004 ha raggiunto il 156 percento.

Insomma, sembra che le multinazionali poco si preoccupino dei danni che causano e si comportino nello stesso modo dei conquistadores che misero in ginocchio l’intero continente secoli fa.

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