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La Francia radioattiva

di Alessandro Iacuelli
da www.altrenotizie.org

Ildocumentario mandato in onda dall’emittente televisiva d’oltralpeFrance 3 ha scosso un po’ tutto il Paese transalpino. Anche perché ifrancesi stessi non se l’aspettavano: i rifiuti speciali pericolosisono stati usati per realizzare stadi, strade e parcheggi. Ma ildocumentario televisivo è andato anche oltre, misurando e mostrando alpubblico un elevato livello di radioattività sia in molte zone ruralisia nelle aree urbane del Paese. L’inchiesta, firmata dai giornalistiEmmanuel Amara e Romain Icard, denuncia per la prima voltapubblicamente come le scorie pericolose siano state utilizzate perrealizzare opere infrastrutturali, delle quali tra l’altro la Franciava fiera. Nel documentario vengono riprese alcune passate inchiestegiornalistiche, vengono messi assieme i dati di circa 80 siti,soprattutto per quanto riguarda il massiccio utilizzo di materiali discarto delle miniere di uranio per realizzare terrapieni, strade eparcheggi e quant’altro.

Praticamente, un vero e propriosmaltimento a costo zero di materiali e detriti, definiti “sterili”sulla relativa documentazione, ma ovviamente niente affatto innocui. Idetriti cosiddetti “sterili” sono quelli a basso contenuto di uranio,scartati perché non utili all’industria nucleare, ma con l’accumulo inanni e anni di costruzioni, stanno procurando un danno sanitario cheinizia ad assumere una notevole gravità.

In Francia esiste ununico laboratorio indipendente che si occupa di ricerca e informazionesulla radioattività, il CRIIRAD, che ha denunciato già da un paio dianni alle autorità e all’opinione pubblica l’esistenza di aree con unaradioattività anche 60-100 volte superiore a quella naturale. Nel marzodel 2007, il CRIIRAD ha pubblicato un primo rapporto, nel quale sistimava un totale di circa 225.000 tonnellate di materiali di scartodell’industria statale Cogema (Compagnia Generale delle materieradioattive), sotterrati nell’area dello stadio nella cittadina diGueugnon, in Borgogna. La denuncia suscitò una grande sorpresa ed unaltrettanto grande allarme tra gli abitanti.

L’inchiestatelevisiva di Amara e Icard dimostra che di casi come questo neesistono quasi un centinaio in tutta la Francia, con i cittadinirigorosamente all’oscuro. Ed è andata così per trent’anni. Trent’anniin cui un vero e proprio segreto di Stato ha coperto i gravi danniall’ambiente ed alla salute dei francesi. Gli unici a sapere, oltre idirigenti statali, erano i lavoratori. Ha destato impressione, neldocumentario, l’intervista a Jules Rameau, impiegato nell’officina ditrattamento dell’uranio dal 1955 al 1980: “L’uranio”, racconta l’uomo”,arrivava in forma di pietre dalla cava e qui veniva frantumato.Successivamente, una macchina lo filtrava. Tutto ciò che era acqua esabbia è stato portato qui. Vedete lo stadio? Il terrapieno è statocostruito con lo sterile”.

A fare tutto questo sono stati in due:la CEA (Commissariato dell’energia atomica) e la Cogema, cioè dueaziende statali. La Cogema da tre anni è diventata Areva, il principaleoperatore nucleare francese. I numeri sono preoccupanti: dal 1946 inpoi, sul territorio francese sono state sfruttate circa 210 miniere diuranio per fornire materia prima alle centrali nucleari nazionali, maanche alla fabbricazione di armi nucleari. Ancora una volta, il costoambientale e sanitario viene pagato dagli abitanti dei 25 dipartimenticoinvolti. A partire dal 1999, ma qualcuno ipotizza anche prima, èstata tralasciata ogni forma di controllo sulle scorie radioattiveprodotte nella filiera nucleare, per non parlare dei controlli sanitarisui minatori, gran parte dei quali sono già deceduti precocemente permalattie collegate all’estrazione e all’esposizione alla radioattività.

Ladenuncia che emerge dall’inchiesta di France 3 è che chi effettua icontrolli dovrebbe essere invece il controllato. Ad oggi, le aziendestatali francesi, prima di tutto l’Areva, non sembrano volersi assumerele responsabilità della situazione. Mentre alcune aree vengonomisteriosamente recintate e ne viene proibito l’accesso, altre vengonolasciate disponibili alle popolazioni. Inoltre, non si parla dibonificare, ovviamente dove possibile, cioè solo in casi abbastanzarari, i siti più inquinati. La cosa che fa riflettere è che addiritturaAreva nega la pericolosità di queste aree: o prende tempo, oppurescarica le responsabilità sull’amministrazione pubblica in merito alledecisioni di recintare le zone a rischio o informare i cittadini. Cosìcome non prende atto, e questo è chiaramente dimostrato dalle domandedell’intervistatrice ad un portavoce della compagnia, di uno studiodell’Istituto di Radioprotezione e sicurezza nucleare (IRSN) cheafferma come prolungate esposizioni a basse dosi di radioattività,possano creare nella popolazione problemi ai reni, di respirazione, dicomportamento, di alimentazione e di riproduzione. Areva non intenderispondere né di questo né di altro.

Ad essere particolarmente inimbarazzo è certamente l’ASN, cioè l’Agenzia Nucleare di Stato, che èincaricata di fare i controlli su tutti gli aspetti del nucleare,compresi la protezione della popolazione e la loro informazione. Per ilsuo presidente, in carica da oltre 15 anni, non c’è alcun motivo ditimore. E si tratta di un’Agenzia di Stato. Quel che emerge daldocumentario shock mandato in onda, è che in tema di nucleare ipericoli nascono dall’assenza di trasparenza. E quando si tocca questotema, il pensiero va all’Italia, dove ci si sta imbarcando inun’avventura nucleare con un atteggiamento da sprovveduti da partedello Stato, e dove prima ancora della costruzione della filiera già èstato imposto il segreto di Stato sui siti.

Ancora sullatrasparenza, gli autori dell’inchiesta indagano su un altro temaimportantissimo: in tutti questi anni, di questo modo di smaltire lesostanze radioattive, la politica francese sapeva? La conclusione puòsolo essere affermativa, visto che ben diciotto anni fa era statorealizzato un rapporto a cura del direttore del Consiglio per laSicurezza delle Informazioni Nucleari, dove veniva evidenziato che ilproblema scorie era stato ampiamente sottovalutato, in particolare lanocività dei cosiddetti “discendenti dell’uranio”. Si parla quindi deiprodotti del decadimento dell’uranio, come torio e radio 226. Questorapporto, e tutti quelli successivi, sono sempre stati accantonati enascosti dai ministri di turno, indipendentemente dalla loroprovenienza politica.

Il nucleare in Francia è stato trattatocome una questione riservata alle alte sfere dello Stato, ma in cimanon troviamo l’Eliseo o il Parlamento, ma sempre l’Areva. Cioè,l’industria nucleare è stata trattata politicamente come qualcosa chenon può avere alcun ostacolo, un terreno sostanzialmente coperto dalsegreto e dagli interessi statali e delle grandi aziende energetiche.In pratica, ad essere assente, è stata la responsabilità sociale diquesto settore. Questo dovrebbe far riflettere non solo i francesi, maanche noi italiani. Magari adesso, e non tra 15 o 20 anni, quando lecentrali nucleari saranno già in produzione.

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