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WHERE IS YOUR RIGHT STAR ?

di Eugenio Benetazzo
da: www.eugeniobenetazzo.com

Il momento più freddo di ogni giornata si verifica al sorgere del sole:questa è stata una delle più curiose esternazioni citata da uneuroparlamentare della Lega durante l’Assemblea Annuale di ApindustriaVicenza a cui sono stato invitato a partecipare lo scorso sabato comeauditor esterno. Sostanzialmente questo periodo funesto sarebbe ormaiterminato in quanto all’orizzonte si intravede il sole sorgere.Premesso il fatto che mi sento molto vicino ed in sintonia con ilsentimento delle piccole e medie imprese devo dire che non sono statopiù di tanto sorpreso nell’udire alcuni rappresentanti del mondopolitico della mia regione inviare tali rassicurazioni, partendo dalfatto che ormai mediaticamente si persiste a paventare una luce infondo al tunnel. L’establishment politico italiano ritengo che non siamolto attendibile nelle sue esternazioni e nelle sue valutazioni,questo non per mia diffidenza congenita nei confronti di questisoggetti, quanto piuttosto perchè li ritengo quasi tutti dei clonireplicanti il dictat del tal partito di turno.

Anchese da alcune settimane riceviamo timidi segnali di ripresa da variorganismi istituzionali, rimane a mio avviso il fatto che “la cosidettacrisi” non è terminata, quanto piuttosto ha semplicemente rallentatonella sua rovinosa evoluzione. Non mi sentirei nemmeno tanto più sicuroche il peggio forse è passato dal punto di vista dello scenariofinanziario e bancario, in quanto governi e banche centrali non hannofatto altro che salvare un debito facendone un altro: mi riferisco alpeso non indifferente che grava sui conti di molte nazioni occidentali.Contabilmente si è spostato una perdita o presunta tale dai bilancidegli istituti di credito in sofferenza ai bilanci degli stati. Adistanza di un anno dal fallimento Lehman Brothers si assume per certoche non assisteremo mai più ad altri fenomeni di polverizzazionefinanziaria potendo contare su un maggiore controllo da parte delleautorità monetarie.

Personalmente mi sentirei invece di mantenere ancora alta latensione e lo stato di veglia in quanto potrebbero verificarsi neiprossimi semestri altri episodi di default finanziario, immaginateliper questo come scosse di assestamento dopo un primo grande shock (ilfallimento Lehman appunto). Purtroppo a distanza di dodici mesi non èancora stata fatta sufficiente chiarezza sull’effettiva esposizione dimolte banche e sulla consistenza a consuntivo di perdite su crediti emutui, di certo abbiamo l’attuale indifferenza dei media nei confrontidi altre tipologie di rischio finanziario che si apprestano ad arrivareproprio dagli USA dopo il terremoto dei subprime. Mi sto riferendo aiOption ARMs ovvero una tipologia di mutui a rientro discrezionale delcapitale che è stata erogata alle fasce sociale benestanti negli ultimianni: sono tipologie di mutuo in cui la rata mensile è composta dellasola quota interessi, lasciando al mutuatario la libertà di abbattereil capitale in base alle sue entrate finanziarie.

Questi mutui si preparano ad esplodere proprio come i subprime, contuttavia un particolare di rilievo, in primis non hanno generatoprocessi di cartolarizzazione ed in secondo luogo sono stati erogati asoggetti solitamente “prime” i quali anche loro in questo momento hannoiniziato a dare segnali di insolvenza finanziaria in seguitoall’esplosione della disoccupazione negli States. Mi piacerà capirecome si interverrà per tamponare questa tipologia di mutui che soggiaceattualmente nei bilanci delle banche già in difficoltà. Sempre sabatoscorso ho udito grandi lamentele nei confronti del sistema bancario ilquale adesso in pieno credit crunch anzichè aiutare le aziende persostenersi in questo momento buio le porta direttamente all’asfissiarevocando fidi e negando anticipazioni di credito. Il governo guardainerme questa carneficina sottolineando come i grandi gruppi bancariabbiamo preferito ricorrere al mercato piuttosto che accettarel’opportunità dei Tremonti Bond ed il loro dictat di governance.

Questa è la reale causa che provoca sofferenza al sistema della piccolaimpresa, al di là della congiuntura macroeconomica che stiamo vivendoovvero la mancanza di sovranità monetaria nel nostro paese. La sceltasconsiderata in passato di privatizzare sino all’estremo gli istitutidi credito e le banche a partecipazione pubblica ha sottratto a chigoverna il paese un efficace strumento di controllo dell’economia: lacreazione e concessione di massa monetaria. Ad esempio il Brasile èriuscito a togliersi di dosso l’etichetta di paese povero etrasformarsi in un grande player mondiale che ora presta addiritturadenaro al Fondo Monetario Internazionale grazie alla sua strutturabancaria interamente nazionalizzata: le banche prestano alle imprese inbase a quello che decide Lula & Company.

Solo con unatrasformazione e ridefinizione del nostro sistema bancario saràpossibile impostare una politica di governo volta al salvataggio delnostro hinterland imprenditoriale, basta con banche ed istituti dicredito in mano a soggetti privati. Solo così si riuscirà a dare unvantaggio competitivo ad aziende ed imprese che rischiano l’estinzioneassieme ai distretti industriali trasformati in prede dellaglobalizzazione. Solo se guarderete all’economia italiana con questipresupposti e con questo spirito evolutivo forse potremmo vedere unospiraglio di luce in fondo al tunnel. Altrimenti sarà stato solo unabbaglio dello specchietto retrovisore.

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