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Accordo in Ecuador tra indigeni e governo

di Marica Di Pierri 
da www.asud.net

I movimenti indigeni contestavano un articolo della nuova legge sullerisorse idriche che avrebbe aperto la strada alle multinazionaliminerarie. Dopo una fallita di prova di forza, il governo delpresidente Rafael Correa ha accettato di trattare e cambiare linea.

Era il 30 settembre scorso quando, nei pressidel fiume Morona, nell’Amazzonia dell’Ecuador, uno sbarramento dicentinaia di poliziotti ha aperto il fuoco contro manifestanti delpopolo Shuar in mobilitazione pacifica dal 28 settembre in difesa deipropri territori causando almeno un morto e decine di feriti.
Al centro delle proteste delle popolazioni indigene la Legge sulleRisorse Idriche, che secondo i movimenti indigeni e le organizzazioniambientaliste non tutelerebbe appieno l’acqua come bene comune ediritto umano inalienabile – in linea con quanto previsto nella nuovacostituzione, ma anzi lascerebbe finestre aperte al possibile uso dellerisorse idriche da parte delle imprese minerarie.

Il Consiglio di Governo delle Nazionalità Indigene dell’AmazzoniaEcuadoriana – Confenaie, aveva denunciato la repressione in corso giànei giorni precedenti al 30 settembre e attribuito le responsabilitàdell’accaduto al governo e aveva chiesto «l’intervento urgentedell’Organizzazione degli stati americani e dell’Onu per monitorare lostato di violazione costante dei diritti dei pooli indigeni garantitida tutti i trattati e gli accordi internazionali sottoscrittidall’Ecuador, come l’Accordo 169 dell’Organizzazione internazionale dellavoro e la Dichiarazione delle Nazioni unite su Diritti dei PopoliIndigeni»

I movimenti indigeni avevano inoltre caldeggiato la formazione di unacommissione di incidenza nazionale ed internazionale, formata dairappresentanti dei governi amici di Bolivia, Venezuela, Guatemala,Nicaragua, oltre a rappresentanti dell’Unasur e della Comunità andinadelle nazioni e a organismi internazionali per la difesa dei Dirittiumani, la Coica – Coordinamento di Organizzazioni Indigene della CuencaAmazzonica, il tutto al fine di stabilire una mediazione tra il governoed i popoli originari dell’Ecuador.

Il 1 ottobre, di fronte alla crescente forza delle mobilitazioni, èarrivata la decisione del governo del presidente Rafael Correa dieliminare dal testo in discussione l’articolo sull’utilizzo industrialedelle risorse idriche dando seguito alla sollecitazione dellaCommissione per la Sovranità Alimentrare dell’Assemblea Nazionale cheaveva così deciso all’unanimità in linea con quanto richiesto daimovimenti indigeni raccolti nella Conaie [Confederazione di NazionalitàIndigene dell’Ecuador] e dal movimento politico Pachakuti.

L’articoloabrogato, il 73, recitava «Si rilasceranno autorizzazzioni per losfruttamento economico dell’acqua per le attività minerarie, in manieraprioritaria per quei progetti di interesse nazionali contemplati nelPiano nazionale di Sviluppo». Secondo i movimenti indigeni «il tenoreletterale dell’articolo dimostra inconfutabilmente la visione sottesaal progetto di legge, che considera l’acqua una mail».

In realtà le richieste dei movimenti indigeni, primo tra tuttil’articolazione regionale direttamente interessata, la Confeniae[Confederazione di Nazionalità Indigene dell’Amazzonia Ecuadoriana],vanno ben oltre la questione delle risorse idriche: nelle numerosedichiarazioni susseguitesi in questi giorni concitati si chiede la finedello sfruttamento minerario nei territori amazzonici, l’abrogazionedelle leggi che aboliscono la Direzione nazionale di educazionebilingue – Dineib e attribuiscono alla chiesa cattolica un poterediscrezionale sull’educazione nei territori indigeni.

Il 5 ottobre scorso si è infine svolto il tavolo di dialogo tra Correae la Conaie, finito con la firma di un accordo in sei punti su:istituzionalizzazione del dialogo, rafforzamento dell’educazionebilingue, formazione di una commissione mista per discutere della Leggesulle Risorse Idriche, avvio ad un processo di riforma sulla Leggesulle Attività Minerarie e, infine, impegno statale a portare avantiindagini approfondite sulla morte dell’indigeno Shuar Bosco Wisum,avvenuta il 30 settembre. Alla riunione hanno preso parte 150 delegatidella Conaie [e delle sue articolazioni regionali Ecuarunari,Confeniae, Conaice].

Con la massiccia mobilitazione portata avanti nelle ultime settimane,il movimento indigeno ecuadoriano è tornato ad essere, dopo unafrattura interna che negli ultimi anni ne aveva ridimensionato lecapacità di incidenza, il soggetto politico con maggior capacità dimobilitazione e di negoziazione a livello nazionale.

Nel paese, tuttavia, non è quello indigeno l’unico focolaio dimobilitazione acceso: in corso vi sono anche mobilitazioni dei maestririuniti nell’Unione Nazionale per l’Educazione e dei sindacati, chechiedono la ricontrattazione dei contratti del settore pubblico. Dopola prova di forza, fallita, con l’esercito, il governo Correa, peraltroappoggiato dai movimenti sociali su altri temi, ha anche dimostrato diessere pronto a riconoscere il ruolo politico dei movimenti e delleorganizzazioni sociali. Una lezione che in futuro potrà tornare utileper evitare altre vittime.

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