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Pornocrazia

Paola di Cori

E’chiaro che nel discorso corrente dei media e anche tra la cittadinanzaspettatrice si parla spesso di sessualità intendendo, a seconda di chiusa il termine, cose diversissime.‘Sesso’ e ‘sessualità’ sono terminiil cui significato non è affatto scontato, oltre a cambiare nel tempo;ciò vale sia per le donne che per gli uomini.

Leaccuse rivolte da “Repubblica” al capo di governo, sintetizzate nellefamose 10 domande, e ampiamente riprese dalla stampa internazionale,riguardano, come noto: presunti commerci sessuali con minorenni,scambio di denaro e di favori – tra belle donne e anziani sviriliti (ioti do sul piano privato, tu mi dai su quello economico e politico) -mediante collaborazione di ambiziosi faccendieri cocainomani, con graviripercussioni a livello pubblico, istituzionale, elettorale.

E’ quello che un documento femminista giustamente analizza come nodosesso-potere-politica nel post-patriarcato. Concordo, come è statodetto da più parti, sul ruolo niente affatto passivo delle donneimplicate nella saga porno di B. . D’altra parte, tutte le donne –grazie al femminismo – hanno acquistato agentività. Sono soggettiattivi anche quando vengono umiliate e ridotte al silenzio. E’ questala grande novità dei brutti tempi che corrono.

Le recenti berlusconadas non sono tuttavia semplici daanalizzare nelle loro diverse componenti poiché in esse si rivelaqualcosa di diverso da vicende analoghe, in Italia e all’estero;qualcosa che in parte ricorda il film The Truman Show e che il linguaggio e le immagini utilizzati dai media hanno finito per imporre a livello di senso comune.

E’ chiaro che nel discorso corrente dei media e anche tra lacittadinanza spettatrice si parla spesso di sessualità intendendo, aseconda di chi usa il termine, cose diversissime.‘Sesso’ e ‘sessualità’sono termini il cui significato non è affatto scontato, oltre acambiare nel tempo; ciò vale sia per le donne che per gli uomini.
Da anni molte donne intendono per ‘sessualità’ un ambito assaivariegato e complesso, da non confondere con “sesso”; spesso confinantee/o sovrapposto a erotismo, ‘sessualità’ comprende desideri e pulsionidi genere diverso – fisico e mentale, del corpo, dei sensi e dellaconoscenza, sentimentale, artistico e intellettuale – nonnecessariamente coincidenti con la copula.

E tutto questo include naturalmente anche una varietà di pratiche. Al contrario, per gran parte degli uomini, come bene illustratodalle cronache degli ultimi mesi, la parola è quasi sempre banalmentesinonimo di sesso, di incontri con fini copulatori, di cene con belleragazze disponibili; il desiderio sembra qualcosa di molto semplice emeccanico, che la sola presenza di una giovane di bell’aspetto basta astimolare. Dei corpi si parla soprattutto per esaltarne la bellezza eseduttività, oppure per denunciarne la mercificazione. Ma in gioco c’èben altro.

A metà degli anni ’70, oltre a parlare di un ‘dispositivo dellasessualità’ (un insieme eterogeneo composto di corpi, organi sessuali,piaceri, alleanze, relazioni inter-individuali, dal quale sarebbe poiderivato il ‘sesso’; e molto altro) ne La volontà di sapere Foucault spiegavache a partire dal XVII° secolo l’esercizio del potere sulla vita -anziché sulla morte com’era nelle epoche precedenti – si è andatoesercitando lungo due direttrici principali: il corpo in quantomacchina (da disciplinare, istruire, potenziare), e il corpo-specie, alfine di regolare le popolazioni.

Progressivamente, e sempre più a partire dall’800, all’interno diquesto quadro ha acquistato una grande importanza il sesso, in quantopartecipe sia delle discipline del corpo che delle regolazioni dellepopolazioni: “Il sesso è contemporaneamente accesso alla vita del corpoed alla vita della specie” (p. 129). Senza poter addentrarci nelleassai complesse articolazioni di questa analisi, basti ricordare cheuna simile combinatoria, spiega come mai il corpo occupi un posto ditale rilevanza nelle società contemporanee, e consente di capire perchésia così forte la pressione a voler sapere sempre di più intorno alsesso.

Non contano tanto le ingiunzioni della morale e della Chiesa, larepressione, i castighi,“l’importante è che il sesso non sia stato soloquestione di sensazione e di piacere, di legge o di divieto, ma anchedi vero e di falso” (p. 52). Scrivendo sull’ermafroditismo di HerculineBarbin, aggiungeva che “è sul versante del sesso che bisogna cercare leverità più segrete dell’individuo; che là è possibile scoprire megliociò che è e ciò che lo determina”, “in fondo al sesso, la verità”.

La parresia, la pratica di ‘dire il vero’, è il compito che ilfilosofo si poneva, qualcosa per cui vale la pena porre la propria vitaa rischio.

Qualche decennio più tardi, nelle sue Vite precarie (2004), nel clima di guerra, violenza e lutto successivo all’attacco al World Trade Center, Judith Butler– che ha rivisitato con grande acutezza le analisi di Foucault – aproposito della vulnerabilità dei corpi, la caratteristica di essereesposti e dipendenti da altri, ha insistito sul fatto che “il corpo hauna imprescindibile dimensione pubblica . Il mio corpo, socialmentestrutturato nella sfera pubblica, è e non è mio.” Al centro delle suepreoccupazioni, come anche delle nostre, c’è il problema di come laprecarietà della vita debba essere collegata ai “confini che delimitanola sfera pubblica e con ciò che in essa sarà visibile o meno”.

Questi richiami ci sembrano appropriati nel contesto italiano inseguito alle scorribande di un sultano prostatizzato a capo delgoverno, e nella modificazione dei limiti della sfera pubblica che hareso minaccioso per la democrazia il suo mandato. A seguire lecronache, si ha l’impressione che la barriera tra le questioni dadiscutere in parlamento e quelle di cui si parla in un club discambisti sia diventata sempre meno definita. L’avvicendarsi,confondere, sovrapporsi dei due livelli – sessuale e parlamentare – èalla base del senso di profondo disorientamento che pervade il paese erende obsolete e inefficaci molte analisi intorno agli affari privatidel signor B.

Ci troviamo di fronte all’emergere di una forma di discorso pubblicoassai particolare, che in mancanza di un termine più appropriatochiamerei pornocrazia.

Un regime discorsivo si dice pornocratico quando a predominare nell’area del dibattito politico, pubblico e mediatico, è la porneia,la pratica fornicatoria con scambio di denaro; quando tale habitus èdiffuso tra uomini di entrambi gli schieramenti in modo da potergarantire consenso a chi ha più potere.

Ed è qui che ci troviamo a vivere, uomini e donne che provanopreoccupazione e ripugnanza per quanto sta accadendo nel paese, e sitrovano ammutoliti e impotenti a dover esprimersi in una arena pubblicache appare desertificata. Il discorso intorno al ‘porno’ hagradualmente sostituito la tradizionale discussione sui temi che untempo erano considerati i prediletti della agenda politica.

Tutto ciò è stato reso possibile proprio dalla centralità di corpo esessualità nella sfera pubblica contemporanea, e dalla censura impostaa chi ne ha criticato deformazioni e deviazioni. Si è così prodotto unoscollamento: tra i drammi della realtà quotidiana – la crisifinanziaria e la disoccupazione crescente, i disastri naturali, lalegislazione razzista sugli immigrati, scuole e università allosfascio, ecc. – e un governo che gestisce i problemi un po’ a casaccio,senza alcuna opposizione o discussione nel merito, a colpi di decreti.Lo spazio un t
empo occupato dal dibattito politico è vuoto, simile a unpalcoscenico senza attori; o per meglio dire, al suo posto abbiamo larecita pornocratica a protagonista unico del il cittadino B.

La porneia agisce in sostituzione dei principi che guidavanole forme rappresentative precedenti, divenute obsolete; né lapornocrazia va considerata come un episodio passeggero di cattivo gustoe caduta di stile, bensì alla stregua di una vera e propria praticapolitica in senso pieno; vale a dire una modalità di operare neiconfronti di argomenti e questioni inerenti la polis.

Non c’è stato un improvviso mutamento di rotta nella gestione delgoverno; un diversivo rispetto alla gestione maldestra degli effettidella crisi economica e occupazionale, del terremoto in Abruzzo,dell’alluvione in Sicilia. Il cittadino B. ha costruito giorno dopogiorno il suo dominio pornocratico, combinando disponibilitàfinanziarie immense con l’efficace uso dei mezzi di comunicazione, laforza elettorale e la debolezza degli avversari.

Maestro nell’orchestrare lo sfrenato diffondersi di tanta orgiavisiva pubblica e privata, il cittadino B. è libero di fare e disfare asuo piacimento leggi, istituzioni e ordinamenti: l’opposizione non nepretende le dimissioni; centinaia di deputati e senatori che fannoparte della sua banda ne approvano l’operato senza far mai trapelareombra di dissenso; il Pontefice si guarda bene, nei numerosi interventiriguardanti la morale e la sacralità delle famiglie cristiane, daldeprecare le effervescenti imprese pornocratiche del cittadino B.

Discutere dello scambio tra sesso e potere ha un senso all’internodi regimi parlamentari che funzionano secondo i principi delledemocrazie costituzionali; ma in quello pornocratico, che senso puòavere?
L’attenzione dei media e del paese sulle imprese fornicatorie fuorie dentro il governo, con la conseguente affermazione della pornocrazia,ha messo in luce un altro aspetto importante di quello che staaccadendo: la riduzione del discorso sulla sessualità a vuotachiacchiera.

Esso non riguarda più, come sarebbe stato un tempo, la liceità omeno di certi comportamenti, bensì opera in senso opposto: annulla larilevanza dei rapporti sessuali propriamente intesi (vale a direl’incontro fisico tra esseri, quale che sia la loro scelta diappartenenza di genere e denominazione anagrafica); banalizza fino aneutralizzarlo del tutto l’insieme di significati, riferimenti,allusioni, che per molto tempo ha caratterizzato l’intero camposemantico riguardante sentimenti amorosi, rapporti fisici e pulsioni.

Intorno all’erotismo e alla sessualità, il ‘900 è stato generoso dicontributi importanti sul piano culturale (si pensi alla psicanalisi,al surrealismo, alle avanguardie artistiche della prima metà delsecolo), e al contributo di alcuni movimenti emersi negli anni ’60 e’70 (in primis quelli femminista e gay).

Queste esperienze ci hanno familiarizzato con la complessità diquesti temi, e con le rilevanti implicazioni del rapporto tra pubblicoe privato sul piano politico. Con l’avvento della pornocrazial’equazione “il privato è pubblico” non esiste più, se non nel suorovescio: “pubblico è privato” . Obiettivi che un tempo eranoprerogativa delle donne lo sono ora di tutti.

Questo è un male se significa restrizione degli spazi democratici;potrebbe essere un bene se contro la orchestrazione pornocratica siespandono mobilitazioni collettive e reti di opposizione (attraverso ilweb, per esempio), con obiettivi di aggregazione dove la centralità delcorpo si presenta con segno rovesciato: non violenza e mercificazione,bensì analisi critica dello sfruttamento (nel lavoro, negli ambitidella comunicazione), denuncia delle restrizioni imposte dallapornocrazia, e consapevole uso delle sue potenzialità.

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