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Stupratori – guerrieri

di Loredana Biffo
da www.aprileonline.info

ScrivevaHanna Arendt: “Coloro che detetengono il potere e sentono che sfuggeloro di mano, si tratti di governi o governati, hanno sempre trovatodifficile resistere alla tentazione di sostituirlo con la violenza”.Purtroppo non è detto che questa sostituzione del potere con laviolenza, ad alcuni non possa apparire efficace

Una ragazzina di 14 anni viene aggredita da due uomini, che dopoaver immobilizzato il suo fidanzato, la stuprano, lasciandola pesta esanguinante in mezzo allo squallore dei prati della Caffarella. Icriminali, riconosciuti colpevoli grazie alla prova del Dna, siritrovano con una condanna uno di sette anni, che salgono a undicisommando la punizione per un precedente atto di violenza, e l’altro seianni.

Parigi, una studentessa italiana di 23 anni viene violentatasu un treno tra Marsiglia, nel sud della Francia, e Ventimiglia, alconfine con l’Italia. La vittima è stata violentata a più riprese nellatoilette da un uomo che si è poi dileguato.

Una ragazzina di 13 anniviolentata da tre minorenni nel 2006, nessuno di loro è statocondannato, lei si toglie la vita alcuni giorni fa a causa del traumamai superato, una violenza che la vittima ha interiorizzato come una”colpa”, seguita da una depressione da cui non è guarita.

L’elencopotrebbe proseguire all’infinito se volessimo inoltre aggiungere tuttii casi di maltrattamenti all’interno della famiglia, nelle società chei sociologi hanno iniziato a definire “moderne”, nelle quali si èstabilito il monopolio statale della violenza.

Attraverso il controllo sociale sul comportamento delle donne nel passato europeo e mediterraneo è
stato affidato ai capifamiglia maschi il potere sulle donne e non alle autorità preposte alla sfera pubblica.
Findai tempi antichi il controllo della donne non era atto di pubblicadeliberazione, ma apparteneva alla sfera privata. Nessuna legge sirivolgeva alle donne, confinate nelle case private (o nei bordelli).Gli uomini avevano il pieno arbitrio: Prima il padre, poi il marito.

Ilmatrimonio è sempre stato per una donna un luogo assai pericoloso sianei paesi sviluppati che in quelli sottosviluppati: il maltrattamentoda parte del marito è il tipo di violenza più diffuso. Gli aggressoripiù frequenti che una donna si trova difronte sono l’ex partner o un”amico”. Questo vale per tutte le violenze, da quella psicologica(altrettanto devastante) all’omicidio.

Recenti studi fatti su uncampione di una cinquantina di nazioni hanno mostrato che dal 10 al 50%delle intervistate hanno avuto nella vita almeno un compagno violento.

Laviolenza sulle donne ha indubbiamente radici lontane in tradizioni durea morire. Si tratta di violenza culturale, istituzionale, ed economica.In molte zone del mondo si riscontra ancora oggi una preferenzaaccordata ai maschi ancora prima della nascita, questo è causa diaborti selettivi per i quali la volontà della donna non viene presa inconsiderazione, visto che essa è considerata un “mero contenitore”della prole e trattata come tale, in questo sono complici anche levisioni “religiose” rispetto al ruolo della donna.

Ne consegue cheattraverso l’educazione differenziata tra maschi e femmine, questenelle varie società sono state private spesso del tempo per lo studio,educate a svolgere quei lavori domestici che i maschi non fanno anessuna età; non dimeno avviene con la privazione del cibo, l’UNICEF hastimato che più di 1.000.000 di bambine muoiano a causa dimalnutrizione e maltrattamenti: se fossero state maschi sarebbero vive.

Nelnostro civile occidente la chirurgia estetica è conseguenza di unadiversa concezione del corpo maschile e di quello femminile, è forte lostereotipo socialmente approvato nell’idea che il corpo femminile nonvada bene nella sua naturalezza, ma debba essere piegato a imperativisociali, giustificati da una particolare idea di bellezza elaboratadalla propria cultura. L’idea di bellezza dice Naomi Wolf in “il mitodella bellezza”, l’ideale della bellezza femminile è individuato comeuna vera e propria religione, altrettanto oppressiva per le donne dellereligioni tradizionali.

Complice di tale immagine del corpofemminile è indubbiamente la televisione che propone continuamente”visioni commerciali” del corpo delle donne, le femmine sono educateattraverso questi modelli (le veline) ad essere “disponibili”, “carine”con gli uomini, anche con il partner.

Non parliamone se poiambiscono a far carriera, di una donna si dice che “è andata a letto”con qualche uomo detentore di qualche grande o piccolo potere,delegittimando così ogni idea di possibile avanzamento sociale da partedelle donne grazie alle loro effettive capacità. L’etichetta di”prostitute” è applicata facilmente alle donne che rompono con glistereotipi diffusi.

L’accusa a una donna di devianza sessuale,di essere una prostituta o una lesbica, è fatta per denigrare tutte lescelte diverse dalla sottomissione al potere maschile (la sferapubblica è dominata dagli uomini in senso assolutamente letterale), chegeneralmente non brilla certo per affidabilità.

La cultura dellostupro è una “cultura di guerra”, un’arma che serve ad offendere,umiliare chi viene identificato come nemico, usato fin dall’antichitàper assoggettare e disprezzare l’avversario. E’ sempre statoconsiderato un “diritto di guerra”. Il vincitore aveva il diritto diuccidere gli uomini e stuprare le donne nel paese conquistato.

Deveessere chiaro che lo stupro non riguarda il sesso, è un atto simbolicoche ha lo scopo di profanare e dissacrare non solo il corpo, ma ilsentimento di identità femminile, attraverso il corpo si viola laprofondamente la psiche di una donna, stravolgendone la percezione cheha della sua natura femminile, rendendola nemica di se stessa, è unaferita che a dispetto delle apparenze, e dell’idea che gli uomini hannodi tale concetto di stupro, non si rimargina mai.

In questo continuocarosello di immagini spregiative e svilenti del corpo femminile, simanifesta tutta la paura di un’arcaica cultura dell’uomo che vive nelterrore di perdere il controllo sulla donna, e non è certo un fatto dietnie o di ceti, è un male trasversale a tutti i livelli sociali. Perquesto è urgente una nuova sfida culturale, che deve partire dallalotta alla discriminazione delle donne in tutti gli ambiti, nonpermettendo che la commercializzazione del corpo e dell’immagine delladonna sia continua fonte di profitto, soprattutto attraverso latelevisione al cui messaggio negativo sono esposte soprattutto legiovani generazioni. Non si può cambiare il modello culturale se sicontinua a fare scempio dell’identità femminile attraverso anche la piùbanale forma pubblicitaria.
 
Non di meno è importante che la leggesia severa e coerente in un rapporto tra efficacia ed efficienza nellatempestività delle sentenze (onde evitare casi come quello diPolanski), oltre che “uguale per tutti”, al fine di combattere unaintera cultura basata sulla sistematica mortificazione e profanazionedel corpo e della psicologia femminile, protesa a procrastinareall’infinito la fine dell’obbedienza femminile e quindi della suaemancipazione. Scriveva Hanna Arendt: “Coloro che detetengono ilpotere e sentono che sfugge loro di mano, si tratti di governi ogovernati, hanno sempre trovato difficile resistere alla tentazione disostituirlo con la violenza”.

Purtroppo non è detto che questa sostituzione del potere con la violenza, ad alcuni non possa apparire efficace.

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