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Negare il dialogo e la democrazia

di Giovanni Giacopuzzi, storico e scrittore
da www.peacereporter.net

Laconquista della ‘democrazia’ pare essere una questione solo militareper il governo Zapatero. Su due quadranti paralleli, ieri, ilpresidente spagnolo incontrava Obama assicurando l’aumento di truppe inAfghanistan, mentre il giudice superstar Baltazar Garzon ordinaval’arresto di esponenti della sinistra indipendentista basca. Piùsoldati, più repressione.

L’idea che il dialogo sia possibile solo sesignifichi la sconfitta del “nemico” sembra essere alla base di questaidea organica della democrazia. Gli arresti di ieri, come riconosce lastessa stampa spagnola, mirano a togliere di mezzo la possibilità di unprogetto politico della sinistra basca per la costituzione di unmovimento politico indipendentista, progressista, attraverso unprocesso democratico.

Nelle parole scritte da diversi quotidiani, nelleparole del ministero dell’Interno spagnolo, c’è una stridentecoincidenza nel ritenere che la nuova direzione imboccata dagliarrestati fosse quella di un movimento che accantonasse la via armata.

Eppureper Madrid questa ipotesi aprirebbe lo scenario ad una prospettivapolitica presente nella società basca che metterebbe in discussione nonsolo l’organizzazione dello stato spagnolo ma i principi politici chelo guidano in campo sociale, economico e internazionale.

La sotiradegli ultimi cinquant’anni insegna che quando si accennavano ipotesi disoluzione dialogata del conflitto basco spagnolo, da Madrid sirispondeva picche.

1984. Barrionuevo, Ministro degli interni delGoverno socialista di Felipe Gonzales, implicato nella guerraparamilitare dei Gal contro l’indipendentismo basco, propone un dialogocon ETA. Pochi mesi dopo, il leader di Herri Batasuna Santi Brouardviene ucciso da un commando paramilitare.

1990. Poche ore prima cheHerri Batasuna occupasse, per la prima volta, i seggi ottenuti alParlamento spagnolo, con l’obiettivo di portare “un messaggio didialogo”, il neoletto deputato di Herri Batsuna, Josu Muguruza vieneucciso a Madrid da un commando paramilitare.

1996. La propostadenominata alternativa democratica avanzata da ETA per un a soluzionepolitica del conflitto dove, per la prima volta, ETA riconosce ilprotagonismo, nel dialogo politico, delle forze politiche e socialipresenti nei Paesi Baschi, viene fatta propria da Herri Batasuna e ilGoverno Aznar, attraverso il giudice Baltasar Garzon, incrimina ladirezione di Herri Batasuna che un anno più tardi verrà condannata asette anni di carcere.

1998. Quando il dialogo tra le forze politichesindacali e sociali basche sfocia nella proposta denominataLizarra-Garazi, nella quale si riafferma che il dirittoall’autodeterminazione potrà essere esercitato solo attraverso lalibera espressione dei cittadini e cittadine basche, il giudice Garzondà inizio alla criminalizzazione della sinistra indipendentista bascacon la chiusura del quotidiano basco Egin ed in seguito di forzepolitiche e sociali.

2002. la legge sui partiti illegalizza Batasuna ele succesivve liste elettorali ispirate agli stessi principi politici.Nonostante questo, PSOE e Batasuna mantengono conversazioni segrete chesfocieranno in un accordo preliminare.

2004. Manifestazione di Batasunanel velodromo di Anoeta, a San Sebastian, per annunciare una propostadi dialogo su due tavoli: ETA e Governo da una parte susmilitarizzazione prigionieri e vittime, e i partiti presenti nei Paesibaschi sulla soluzione politica del conflitto dall’ altra. I giudicispagnoli aprono un procedimento giudiziario nei confronti delladirezione di Batasuna.

2006 La conseguenza della proposta di Anoetaporterà alla tregua di ETA nel marzo 2006. Nello stesso momento in cuiZapatero annuncia l’inizio del processo negoziale, il portavoce diBatasuna Arnaldo Otegi viene arrestato. Mesi di incontri sottol’auspicio di mediatori internazionali non portano ad un’accordo.Governo spagnolo ed ETA si accusano a vicenda di aver rifiutato unasoluzione che sembrava a portata di mano.

I tentativi di riprendere unprocesso di dialogo vengono boicottati con l’arresto, tra gli altri, didirigenti della sinistra indipendentista. Le proposte di riforma dellostatuto di autonomia basco e di un referendum consultivo nelle provincebasche su un processo negoziale vengono proibite dal Governo spagnolo edalla magistratura.

Il Ministro degli Interni Rubalcaba a cuifa eco il giudice Garzon poche settimane fa dichiarava che se ancheBatasuna condannasse le azioni di ETA non sarebbe mai legalizzata. Finoagli ultimi arresti, martedì 13, di dirigenti della sinistraindipendentista tra cui Arnaldo Otegi, l’ex segretario del sindacatoLAB. Il cerchio, per ora, si chiude. Chi vuole la pace?
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La scelta di Zapatero
di Angelo Miotto


Non ci interessa. Non ci interessa più. Immaginateun movimento politico che rivendica indipendenza e socialismo. Eimmaginate un Movimento di liberazione nazionale che comprende diverseopzioni al proprio interno, quella armata e quella politica.

E adesso,se avete molta fantasia, provate a immaginare uno Stato in guerra da50 anni con un’organizzazione armata che di fronte alla parte politicadel movimento pronta a prendere distanza esplicita dalla violenzapolitica risponda proprio così: non ci interessa più.

È accadutomartedì 13 ottobre con gli arresti di Arnaldo Otegi e degli altridirigenti della sinistra basca che il giudice Garzon accusa di esserela struttura direttiva della nuova Batasuna.

Il disorientamento è fortequando dopo anni di appelli alla sinistra basca perché si smarcassedalla violenza armata, dopo il ricatto dello scioglimento di unmovimento da 180mila elettori proprio perchè quella violenza noncondannava in maniera esplicita, si arriva in queste ore a leggere chequalsiasi operazione di smarcamento non solo viene letta da Madrid comeuna ‘farsa’, ma addirittura viene targata come fuori tempo massimo.

Ilparallelismo irlandese, ma potremmo prendere qualsiasi altro tipo diconflitto armato di origine politica, rende ancora più evidente lostato di schizofrenia cui stiamo assistendo. La ricerca del dialogo,quando è davvero una priorità e non una variante del barometroelettorale, non ha mai un ‘tempo massimo’.

Le dichiarazioni delminsitro dell’Interno Rubalcaba degli scorsi giorni sono preoccupanti:c’è una condanna a priori di una trasformazione ancora non avvenuta, nétantomeno resa pubblica. Chi sega il tronco di un albero perchè legemme non siano più speranze non lo fa, però, perché cinicamente votatoalla legge del manganello, della tortura, del carcere.

L’analisi diquanto sta accadendo ci parla di riflessioni della poltiica a mediolungo termine: ci sono valutazioni su che cosa avrebbe significato unmovimento indipendentista finalmente svincolato dal gioco dellecondanne o meno degli attentati di Eta.

Valutazioni sul pesoelettorale, sulle convenienze politiche, sul disegno socialealternativo che quel movimento rappresenta.Il governo, i politici, liquidano la nuova Batasuna dicendo che noninteressa più perché la priorità è che Eta desaparezca, sparisca.Eppure le radici politiche di un conflitto si possono risolvere solopoliticamente.

Il fatto peggiore di tutta questa storia è che a Madridlo sanno perfettamente: la persecuzione del movimento politico serve aenfatizzare il protagonismo dell’organizzazione armata. Un nemico benpiù comodo, paradossalmente, rispetto a un soggetto politico e socialesvincolato dalla violenza.

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