Home Politica e Società Gli italiani battono il governo negli aiuti allo sviluppo

Gli italiani battono il governo negli aiuti allo sviluppo

di Antonio Marafioti
da www.peacereporter.net

Lapolitica estera di un paese considerato “industrializzato” si basaoggi, fondamentalmente, su due pilastri: gli aiuti militari a potenzeamiche in caso di conflitto internazionale e la cooperazione, sempreinternazionale, allo sviluppo. Da questi due macro-binari dellerelazioni fra Stati passano accordi commerciali e diplomatici “bi” emultilaterali.

Nel 2000, un anno prima dell’inizio ufficiale della Jihadcontro l’Occidente e della conseguente controffensiva militare neiconfronti del terrorismo islamico, il secondo pilastro della politicaestera internazionale ha avuto sicuramente un posto di prim’ordinenell’agenda dalla comunità degli Stati.

Riuniti all’interno del Palazzodi Vetro di New York i 191 Paesi membri delle Nazioni Unite firmaronola Dichiarazione del Millennio: una carta solenne nella quale i”ricchi” si impegnarono, fra l’altro, a raggiungere otto obiettivi disviluppo del millennio mediante una politica di aiuto finanziario aipaesi più deboli.

Si stabilì, in pratica, che entro il 2015 ventitreStati appartenenti alla fascia alta dei Pil nominali mondiali avrebberodevoluto lo 0,7 percento del proprio Prodotto interno lordo (Pil) agliaiuti allo sviluppo: Official Development Aid (ODA).

InItalia l’ODA è rappresentato dalle quote che il Ministero dell’Economiadevolve annualmente nella manovra Finanziaria ai fondi per lacooperazione allo sviluppo gestiti dalla Farnesina.

Un rapportodiffuso in questi giorni dall’Oxfam International e Ucodep – stilatocon dati Eurisko e Vita Consulting – informa che in Italia le donazionispontanee di privati cittadini hanno superato di circa quattro milionidi euro i fondi che la Finanziaria 2010 ha assegnato alla cooperazioneallo sviluppo. L’ammontare di questo stanziamento per il prossimo annoammonta, nel disegno di legge approvato in Senato, a 326.962.000 dieuro contro una media di 330 milioni devoluti annualmente dal 2007 daicittadini.

Il colpo mortale alla possibilità di adempiere allapromessa del 2000 è stato inferto durante la manovra finanziaria varatal’anno scorso quando il taglio operato dal ministro delle Finanze,Giulio Tremonti, ha portato da 739.341.000 di euro – previsti nel 2007per il 2009 – a 321.790.000 di euro la cifra destinata per quest’annodal nostro governo all’aiuto pubblico a favore dei paesi in via disviluppo (ll. 7/81 e 49/87).

Guardando gli stanziamenti da unaprospettiva triennale il dato è ancora più sconfortante. Si pensi soloalla casella degli importi per il 2010 passati dai 732.341.000 di europrogrammati nel 2007 ai 331.225.000 programmati nel 2008 fino asolamente 210.940.000 stanziati per il prossimo anno dal disegnonormativo di quest’anno.

La diminuzione dei fondi nel giro di tre anniha portato a tagli per oltre 500 milioni di euro che poi, guarda caso,è la cifra stanziata dalla manovra economica per un semestre dimissioni militari italiane all’estero.

Questo senza considerare lalegge n°12 del 24 febbraio scorso con la quale gli aiuti complessiviper le missioni militari condotte dai nostri 8.600 soldati indiciassette zone del mondo sono saliti a 808.385.522 di euro solo peril primo semestre del 2009.

Ciò significa che gli sforzi finanziari delgoverno per sostenere le missioni militari italiane nel mondo se siconsidera lo stesso ammontare anche per il secondo semestre ammonanto a1,6 miliardi di euro. Una cifra ingente per le missioni di pace, dovecomunque muoiono persone, che diventa ancora più sostanziosa separagonata ai 210 milioni spesi per aiutare a combattere le miserie deipaesi svantaggiati.

Il taglio apportato è di circa il 56 percento dellerisorse disponibili per i progetti di cooperazione del Ministero degliAffari Esteri.

L’Italia è ancora indietro rispetto ai compimentidelle promesse. Secondo la MDG Gap Task Force, creata dal Segretariatodell’Onu per monitorare lo status di avanzamento degli otto obiettividel Millennio, il nostro paese non solo non riuscirà mai a raggiungerelo 0.7 percento del Pil entro il 2015 ma neanche lo 0.51 percento peril 2010 promesso durante il G8 scozzese di Gleneagles del 2005 dalpresidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi.

Comeogni anno abbiamo chiesto un’opinione sulle falcidie governative agliAiuti pubblici allo sviluppo (APS) a Sergio Marelli, presidentedell’Associazione Ong italiane.

Presidente, anche per quest’anno il governo ha previsto tagli sui fondi per la cooperazione allo sviluppo…
Vistoin Italia che gli aiuti allo sviluppo sono ormai a lume di candela giàda qualche anno, questa cosa colpisce sopratutto perchè solo due mesifa durante il G8 de l’Aquila le dichiarazioni del presidente Berlusconie del ministro Tremonti andavano in senso opposto a ciò che poi è statofatto e promettevano un riallineamento italiano alle politicheinternazionali di cooperazione allo sviluppo.

Riuscirà l’Italia per il prossimo anno a raggiungere lo 0,51 percento pronosticato nel 20045 da Berlusconi a Gleneagles?

Pensareche da un anno all’altro si possa quintuplicare la percentuale del Pildestinata agli APS è pura fantascienza. Sarebbe un segno tangibile giàun raddoppio dell’attuale 0.1 percento. Questo è ciò che stiamochiedendo al governo ed è anche l’unica cosa ragionevole.

Quali sono le prospettive della cooperazione allo sviluppo in Italia?
Stantecosì le cose senza un ribaltone parlamentare sulle scelte del governola situazione potrebbe definirsi, con una battuta, qualcosa da “cassaintegrazione”. Nel settore privato tagli del genere porterebbero aquesta misura e a successivi fallimenti aziendali. Nel pubblico invececontinuano a esserci le strutture e i posti di lavoro ma non i fondiper portare avanti i progetti. E’ come un’automobile senza benzina.

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Aiuti allo sviluppo: la qualità dello zero

di Redazione

da www.womenews.net

Il nostro paese è al penultimo posto nell’Europa dei 15 con aiuti, nel 2008, pari allo 0,2% del PIL. I tagli al bilancio della cooperazione previsti dalla Legge finanziaria 2009 hanno determinato un’ulteriore riduzione del 56% degli stanziamenti

I dati evidenziati dal rapporto Europmapping [1] 2009, sugli aiuti allo sviluppo e all’assistenza alla popolazione – presentato a Roma lo scorso 16 ottobre al Senato dalla coordinatrice del gruppo di lavoro parlamentare “Salute globale e diritti delle donne”, senatrice Francesca Marinaro, dalla vice presidente del Senato, Emma Bonino, e dalla presidente di AIDOS, Associazione italiana donne per lo sviluppo, Daniela Colombo, che ha organizzato la conferenza stampa – registrano per il nostro paese un’inversione di tendenza rispetto all’impegno assunto in sede ONU e UE che prevedeva un costante aumento della percentuale dell’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) sul PIL, al fine di raggiungere l’obiettivo dello 0,7% nel 2015.

Il nostro paese è al penultimo posto nell’Europa dei 15 con aiuti, nel 2008, pari allo 0,2% del PIL. I tagli al bilancio della cooperazione previsti dalla Legge finanziaria 2009 hanno determinato un’ulteriore riduzione del 56% degli stanziamenti, passati dai 732 milioni di euro del 2008 ai 321 del 2009. Con la finanziaria 2010, in questi giorni in esame al Senato, gli Aiuti Pubblici allo Sviluppo rischiano di essere ulteriormente tagliati, a fronte della promessa di un aumento dei finanziamenti da parte del governo italiano fatta al G8 di Gleneagles (2005), in sede europea e al G8 dell’Aquila.

“Il sottosegretario Mantica – ha riferito la senatrice Francesca Marinaro –, intervenuto mercoledì in Commissione esteri, ha affermato che cert
amente questo obiettivo non potrà essere raggiunto visto che nella legge finanziaria per l’anno 2010 il Programma cooperazione allo sviluppo e gestione sfide globali ha subito una ulteriore riduzione di 38 milioni di euro. Si tratta – ha sottolineato la Marinaro – del peggior risultato per il nostro paese dal 2000, ma quello che è grave è che il non mantenimento degli impegni assunti da parte dell’Italia, non consentirà all’Europa nel suo complesso di raggiungere l’obiettivo fissato (0,56% del PIL), nonostante quasi tutti gli altri paesi dell’UE abbiano mantenuto i propri o si stiano impegnando a mantenerli”.

La senatrice ha tenuto a sottolineare anche l’incoerenza del governo italiano che “a contraltare della politica di chiusura nel campo immigratorio e del ricorso a misure drastiche come i respingimenti aveva addotto la giustificazione secondo la quale bisognava aiutare chi emigra nei paesi di provenienza. Si tratta di una incoerenza politica che ha un costo drammaticamente alto per le popolazioni più povere e in particolare per quelle africane. Sono impegnata – ha concluso la coordinatrice del gruppo di lavoro –, con gli altri colleghi del Partito Democratico, a svolgere un’azione di rettifica dell’orientamento prevalente del Governo, con gli emendamenti presentati alla Finanziaria”.

Illustrando i risultati del rapporto Euromapping – unico strumento di monitoraggio dei finanziamenti per la popolazione e la salute sessuale e riproduttiva, realizzato attraverso l’analisi di un’ampia serie di fonti – Daniela Colombo ha ricordato la riduzione dei finanziamenti dell’Italia all’UNFPA, scesi nel 2009 ad appena 500mila euro.
Cosa dice il rapporto in sintesi? Che l’Europa ha superato gli Stati Uniti negli aiuti per la popolazione nel Sud del mondo, ma non ancora abbastanza da mantenere gli impegni assunti. Che tutti i paesi donatori dovrebbero triplicare gli aiuti per assicurare i 21 miliardi di dollari entro il 2010 necessari per garantire alle donne del Sud del mondo servizi per la salute sessuale e riproduttiva, la maternità sicura, i servizi per l’HIV/AIDS e la prevenzione degli aborti clandestini e delle gravidanze indesiderate, e che la pianificazione familiare è la cenerentola degli aiuti.

Il dato italiano, in questo caso è “non pervenuto” nel senso che il finanziamento italiano per gli aiuti alla popolazione è talmente modesto rispetto al PIL da non poter essere considerato nei parametri della ricerca e da rendere inutile qualsiasi riferimento alla qualità degli aiuti. È proprio a questo proposito che Emma Bonino ha accennato alla “qualità dello zero”.

“Non si può discutere – ha detto – di come organizzare in casa nostra al meglio questi aiuti, al momento che la cifra impegnata è pari allo 0,10-0,14% del PIL. Conseguenza di tutto ciò – ha sottolineato la senatrice radicale – sarà un’ondata migratoria senza precedenti per il drammatico effetto della crisi mondiale sui paesi in via di sviluppo che attualmente non possono più contare nemmeno, come prima, sulle rimesse degli emigranti, voce che abitualmente supera quella degli aiuti pubblici nei bilanci dei paesi terzi”.

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