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Il pericoloso richiamo alla volontà popolare

di Pier Paolo Caserta
da www.aprileonline.info

Continuo ad essere convinto che, malgrado i molti sforzi strumentali di ridurre tutto a un pronunciamento pro o contro chi si crede il padrone del Paese, l’opposizione al cavaliere non sia o non dovrebbe essere una semplice questione di campanile politico, ma investa profondamente il problema dello statuto della democrazia

Le recenti, prevedibilissime e ormai sempre più paranoiche accuse del cavaliere, secondo le quali ogni decisione a lui sfavorevole sarebbe il parto di un complotto, della sinistra italiana o internazionale, offrono lo spunto per un ragionamento; occorre dire, in realtà, che la dichiarazione di incostituzionalità del Lodo Alfano ha prima di tutto un significato giuridico. E che, più in generale, l’opposizione al cavaliere non ha, o non dovrebbe avere, un valore personale e non dovrebbe averne nemmeno uno partitico, benché abbia una chiarissima e sacrosanta valenza politica.

Continuo ad essere convinto che, malgrado i molti sforzi strumentali di ridurre tutto a un pronunciamento pro o contro chi si crede il padrone del Paese, l’opposizione al cavaliere non sia o non dovrebbe essere una semplice questione di campanile politico, ma investa profondamente il problema dello statuto della democrazia.

Questa polarizzazione del dibattito, in effetti, è stata ed in parte è ancora uno dei motivi più radicali del successo politico di Silvio Berlusconi: è il naturale manicheismo del cavaliere, che da sempre ha portato nell’agone politico una contrapposizione che lo vedeva come polo dialettico inamovibile, fino a riuscire a trascinare mezza Italia nel suo patologico delirio, convincendo davvero molti dei suoi elettori di essere vittima di un complotto.

Il dimenarsi del cavaliere contro tutto ciò che pare limitare la sua volontà di porsi al di sopra della legge dimostra una volta in più la sua concezione profondamente illiberale delle regole democratiche, sempre compendiata in quell’equivoco richiamo alla volontà popolare, ritornello anche della Lega: come se il consenso ricevuto dalle urne sia condizione sufficiente dell’esercizio del proprio mandato e della sua democraticità; che le cose non stiano così, l’ho sottolineato più volte, ma non sarà vano ripeterlo ancora.

In un’ottica liberale e rispettosa delle fondamentali prerogative democratiche, il consenso popolare è certamente una condizione necessaria di ogni democrazia, ma non è una condizione sufficiente. Anche il nazismo ha tratto inizialmente la sua legittimità dal consenso popolare e l’accostamento non deve apparire inappropriato: qui ha il solo scopo di mostrare, con un argomento che mi pare incontrovertibile, che il consenso popolare non è condizione sufficiente perché una democrazia sia tale. Non a caso l’ascesa del nazismo in Germania offre a questo scopo un’evidenza maggiore che non l’affermazione del fascismo: com’è noto il primo, e non il secondo, è arrivato al potere per via democratica.

Il continuo richiamarsi al consenso popolare per giustificare intrinsecamente il proprio potere va dunque riguardato come un atteggiamento illiberale e quanto mai pericoloso e deve suscitare la più viva preoccupazione non solo a sinistra, ma anche di chiunque, a destra, si riconosca nella tradizione liberale.

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Una storia da interrompere
di Sergio Ferrari

Se ogni dissenso diventa una manifestazione di comunismo, al di là del ridicolo, se ogni opposizione diventa una sfida alla volontà popolare al di là di ogni ragionevolezza e congruenza, se ogni critica diventa l’espressione di una opposizione pregiudiziale o di una vocazione persecutoria al di là di ogni evidenza contraria, se ogni decisione differente da quella del Capo da parte di poteri diversi, è un atto eversivo, e non la manifestazione di quei diversi poteri, allora quale è la differenza da un regime?

Si sta costruendo un muro di incomunicabilità tra i due schieramenti politici italiani basato e costruito su una convinzione difficilmente mediabile: il consenso elettorale è il consenso a qualunque comportamento .del vincitore su qualunque argomento e in qualunque campo. Quel consenso supera le articolazioni dei poteri e delle responsabilità politiche diventando dirimente nei casi di dissenso.

Lungo questo percorso occorre ricordare come un potere diverso da quello del Governo, il potere del Parlamento è già stato evirato con la ben nota legge elettorale “porcata” e forse non è un caso se ora si contesta la legittimità degli altri poteri costituzionali non ancora normalizzati.
La destra dovrebbe capire che su queste basi potrà incrociare solo la strada della dittatura.

Se ogni dissenso diventa una manifestazione di comunismo, al di là del ridicolo, se ogni opposizione diventa una sfida alla volontà popolare al di là di ogni ragionevolezza e congruenza, se ogni critica diventa l’espressione di una opposizione pregiudiziale o di una vocazione persecutoria al di là di ogni evidenza contraria, se ogni decisione differente da quella del Capo da parte di poteri diversi, è un atto eversivo, e non la manifestazione di quei diversi poteri, allora quale è la differenza da un regime?Non aggiungiamo le manifestazioni di virtù personali che sempre si accompagnano con le dittature e che pur non mancano nel nostro caso, solo per non infierire.

A meno che non s’intenda, dunque, percorrere volutamente una strada sconnessa, questo muro deve essere rapidamente eliminato e non certo nel senso dell’affermazione del regime.
Tuttavia ormai sono molte – troppe – le affermazioni che, al di là di quelle che superano la buona educazione e il buon gusto, stanno ad indicare una pervicacia volontà di continuare lungo un percorso molto pericoloso per tutto il Paese. Se la destra non si rende conto di questo pericolo, se continua a trovare comprensione e giustificazioni ad ogni uscita impropria del capo, se, in sostanza, tende a coprirne, per tornaconti vari o per errori analoghi, questa deriva di regime, su un punto potrà essere certa: quella operazione avrà un costo enorme per il paese ma non avrà nessuna possibilità di successo e, tanto meno, di premiare gli autori.

C’è una opposizione crescente nel Paese che dall’astensione incomincia a dare segni di partecipazione, e se questo Governo è disponibile a mettere in primo piano nella propria agenda le vicende personali del proprio Capo rispetto alle drammatiche situazioni economiche e sociali di milioni di cittadini, quella opposizione non potrà che aumentare. Con questo incontro tra protesta politica e protesta sociale, la destra avrà segnato il proprio fallimento trascinando non solo la destra nostrana ma anche quella storica liberale E in questo caso, pur se da versanti diversi, dovremmo rammaricarci perché avere una opposizione decente fa bene alla democrazia quanto avere un governo decente.

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Perché nessuno svela che il re è nudo?
di Aldo Amati

In questi giorni in cui per sfuggire ad ogni giudizio o critica sul suo operato rivendica un diritto ad essere al di fuori e al di sopra delle leggi in virtù del fatto di essere “unto dal popolo”, dovrebbe ricordarsi che è stato “unto da un terzo del popolo”

Non è affatto vero che Berlusconi ha avuto “il consenso popolare personale della maggioranza degli italiani”.

Nel 2008 i voti validi espressi per la Camera dei Deputati sono stati 36. 452.000;
il Popolo delle Libertà ha avuto 13.629.000 voti;
i voti della Lega Nord sono stati 3.024.000 e quelli del Movimento Autonomie 410.000; totale coalizione 17.063.000. Manca 1.200.000 voti per fare la metà.

Ma tutti sanno bene che i voti alla Lega Nord vengono dati non per una fiducia e simpatia per Berlusco
ni, ma esclusivamente per la fiducia estrema di questo elettorato in Umberto Bossi che li garantisce sulla non subalternità a Berlusconi. Tanto è vero che quando Bossi abbandona Berlusconi questo elettorato non fa una piega, anzi aumentano i voti! Discorso analogo va fatto per il MpA.

Va poi considerato che gli elettori ex Alleanza Nazionale non sono tutti dei fans di Berlusconi. Vogliamo toglierne uno su quattro? Fa un altro 1.000.000 abbondante di voti.

Ad essere onesti ed obiettivi va riconosciuto che gli elettori che hanno dato un voto motivato prima di tutto dalla fiducia in Silvio Berlusconi sono non più di 12.600.000 (13.600 – 1.000)
Ma a votare sono andati in 37.954.000!

Dunque i sostegni “personali” al Presidente del Consiglio espressi nelle urne sono stati meno di uno su tre cittadini che si sono recati alle urne!

In questi giorni in cui per sfuggire ad ogni giudizio o critica sul suo operato rivendica un diritto ad essere al di fuori e al di sopra delle leggi in virtù del fatto di essere “unto dal popolo”, dovrebbe ricordarsi che è stato “unto da un terzo del popolo”!.

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