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Il lato oscuro della Turchia

di Luca Bellusci
da www.peacereporter.net

Tre casi fanno riflettere sull’effettivo progresso della Turchia nel campo dei diritti umani. Alla vigilia della proposta del governo di realizzare un’apertura democratica verso la minoranza curda, quello dei diritti umani rimane ancora uno dei temi da affrontare con urgenza per una Turchia che vuole entrare nel club europeo.

Abbiamo conosciuto quale risonanza abbia avuto nel paese “l’Open Democracy” promossa dal governo Erdogan, che si propone di conferire più riconoscimenti amministrativi e politici alle regioni curde del sud-est. Ma esiste anche una frangia della società turca caratterizzata da un forte nazionalismo sulla scia di Kemal Ataturk (il fondatore della Turchia moderna) che non condivide questo tipo di riforme civili e giudiziarie, una parte della realtà turca da non sottovalutare e che è ben rappresentata nel tessuto politico e sociale del paese. Uno dei principali oppositori alla cosiddetta apertura democratica, sostenuta dall’AKP, è lo stesso esercito che ha da perdere, e molto, da un riconoscimento dei diritti civili della minoranza curda in Turchia, che conta circa 15 milioni di persone, concentrate prevalentemente nel profondo est turco.

Violazioni, piccole ma continue. Da molto tempo le Ong che lavorano nel campo dei diritti umani e civili in Turchia denunciano le sistematiche operazioni dell’esercito e di alcuni gruppi organizzati che vanno a colpire piccoli obiettivi, tali da non suscitare scalpore tra i media ma in maniera continua in modo da mantenere un clima di tensione sulla popolazione lì residente. Il 12 settembre Aldo Canestrari (nella foto in alto a destra), attivista che da anni si batte per un riconoscimento dei diritti umani per i curdi in Turchia, è stato malmenato vicino Diyarbakir da un gruppo di uomini che lo ha prelevato dalla macchina in cui viaggiava. L’episodio forse non è ricollegabile ad un altro caso che vede coinvolta una bambina curda, ma è accaduto sempre nei pressi di Diyarbakir, considerata capitale della regione curda in Turchia.

Ceylan Onkol era una bambina di 14 anni che il 28 settembre è rimasta uccisa mentre portava al pascolo i suoi animali. La ragione? Nessuna. Il colpo di mortaio che l’ha centrata si crede sia stato sparato da militari turchi e sulla vicenda è stata aperta un inchiesta. A testimoniare l’accaduto c’è un video amatoriale girato da un imam della zona (ripreso da Roj Tv, l’emittente satellitare curda) che mostra il corpo martoriato della piccola. La notizia non è stata riportata immediatamente, ma sono passati diversi giorni prima che alcuni quotidiani, come il Taraf, denunciassero questo ennesimo abuso dell’esercito turco che tuttora mantiene il silenzio.

Il caso Guler Zere. Un altro caso che denota le violazioni compiute dalle forze di sicurezza turche è relativo alla detenzione di Guler Zere, attivista di sinistra e membro di un’associazione ritenuta illegale dal governo turco, che ha già trascorso 14 anni di prigionia ed ora si trova in gravi condizioni di salute per via di un cancro alla gola non curato in tempo. La sua detenzione fa discutere per le modalità con cui viene applicata: è rinchiuso infatti in una delle famigerate celle modello-F, celle di isolamento nelle quali a volte, come in questo caso, non vengono effettuate le cure mediche essenziali per i detenuti. Nel recente incontro di Bruxelles il ministro degli esteri Davutoğlu è stato raggiunto da alcuni manifestanti che hanno rinnovato la protesta nei confronti del governo inneggiando slogan per la liberazione della Zere.

La storia dei curdi in Turchia è stata spesso oggetto di strumentalizzazioni tese a creare un clima di terrore, ma anche usata affermarne l’identità, a scapito delle minoranze. Recentemente la questione è nuovamente al centro dell’attenzione dei media ma questa volta nulla ha a che fare con la formazione armata del Pkk, bensì con la proposta del governo di aprire una via al dialogo con la rappresentanza politica curda, quindi con il Dtp, per riuscire a rilanciare una nuova intesa con la minoranza, da molti anni tenuta in attesa a causa degli scarsi, o del tutto inutili, tentativi di integrazione nella società. Ma nel campo dei diritti umani ci sono ancora delle ombre che oscurano i progressi fatti sin qui per arrivare agli “standard europei” e pongono seri interrogativi sull’effettiva volontà-capacità del governo di realizzare un’efficace riforma in tal senso, dovendo sostenere un peso ingombrante come quello dell’esercito.

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