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Iraq, dalla Russia con onore

di Luca Galassi
da www.peacereporter.net

Sempre più contractors delle repubbliche ex-sovietiche operano in Iraq. “Fieri di non essere come la Blackwater”

I nuovi ‘mercenari’ in Iraq parlano russo. Con il disimpegno dei soldati occidentali dal Paese mediorientale, l’abbandono dal quale verrà terminato gradualmente entro il 2011, la sicurezza è stata lasciata ai militari e alla polizia iracheni.

Ma il vuoto lasciato dagli eserciti regolari, ancora presenti in zone-chiave come Kirkuk e Tikrit, spesso è riempito dai contractors stranieri. Una delle principali compagnie di sicurezza russe, la Oryol, ha recentemente chiesto al proprio governo maggiori ‘libertà’ nelle attività di protezione degli interessi russi nel Paese, ovvero un adeguato sostegno legislativo per le loro operazioni all’estero.

I contractor russi della Oryol vengono sottoposti a un duro addestramento in patria, affinchè possano affrontare le insidie e le minacce quotidiane, nel pericoloso ‘mestiere’ di difesa e protezione di ingegneri, tecnici, imprenditori russi. Ma gli uomini della Oryol, a differenza della più famosa e criticata controparte statunitense Blackwater, non sono considerati, dal punto di vista legale, una ‘forza di sicurezza privata’, bensì semplici ‘consulenti’.

“Non abbiamo uno status, né abbiamo diritti – spiega uno degli istruttori del Centro, Oleg Pyrsin – e se qualcuno ci chiede perchè siamo armat, ciò che possiamo rispondere è ‘per autodifesa’. Se succede qualcosa, e dobbiamo sparare, non voglio pensare a cosa, o di cosa, ci tocca rispondere dopo”.

Nonostante i rapporti con ministero degli Esteri e ambasciata nel Paese siano eccellenti – tra i membri della Oryol sono presenti anche ex- funzionari dei servizi segreti russi – la necessità è di fornire un quadro giuridico che consenta di estendere le restrizioni imposte all’uso delle armi. Ma, secondo la compagnia stessa, i limiti entro i quali si è trovata costretta a operare la compagnia di sicurezza, si sono paradossalmente rivelati un fattore positivo, nel rapporto con l’ambiente nel quale si trovano a operare.

L’organizzazione ha fatto più affidamento sulla costruzione di relazioni che non sull’uso della forza. Secondo i suoi dirigenti, al Oryol è vista sotto una luce molto migliore rispetto ai colleghi della Blackwater e al loro eccessivo uso della forza, che spesso ha avuto come conseguenza l’uccisione di civili. “Questo è il nostro punto d’onore”, ribadisce Pyrsin.

Ma adesso la Oryol chiede al Parlamento russo di sciogliere tali vincoli, regolamentando la loro attività in modo da concedere agli uomini della sicurezza privata più libertà di azione. La Duma, il Parlamento russo, potrebbe esaminare nei prossimi mesi le richieste delle compagnie private, estendendo anche al di fuori della Russia le condizioni che disciplinano le attività di sicurezza di tali soggetti. I contractors russi non sono una presenza nuova in Iraq.

Numerosi contractors sono da anni nel ‘circuito’. Nel 2005, numerosi ex soldati sovietici lavoravano con la Eryn, compagnia di sicurezza privata britannica. Una vera e propria multinazionale, come ormai ce ne sono tante: il team leader era francese, il mamagement britannico e sud-africano. Gli autisti e gli uomini armati, ovvero gli addetti al lavoro sporco, provenivano dalle ex repubbliche sovietiche. Dove certamente non hanno fatto esperienza di diplomazia o ‘costruzione di relazioni amichevoli’.

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