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Il nuovo sacco di Roma per salvare il dio pallone.

di Nello Trocchia
da www.articolo21.info

E arriva il disegno di legge bipartisan. Legambiente accusa: “ la più grande speculazione urbanistica dal dopoguerra ”.

Le romane arrancano. Rimediano sconfitte in casa e fuori, gol come se piovesse e giocano davvero male. Su sponde opposte Roma e Lazio faticano a trovare una quadra, tra promesse di rilancio e sogni di riscatto, finora riposti nel cassetto. Tranne uno, di sogno, che potrebbe tornare utile per dare nuova linfa vitale ai bilanci delle due società: la costruzione di due nuovi stadi con tanto di saccheggio delle ultime aree agricole rimaste in città. Nomi altisonanti e progetti faraonici. Andiamo con ordine. L’As Roma ha un debito pari a 400 milioni di euro con Unicredit che pesano sul groppone della Italpetroli( UniCredit ha il 49%) di proprietà di Rosella Sensi che controlla la società.

A fine settembre, in pompa magna, viene presentato il progetto di un nuovo stadio. “Mio padre Franco Sensi e Dino Viola – dichiara Rosella – avevano messo lo stadio di proprietà al centro del loro programmi. Oggi è un punto d’arrivo”. Totti rincara la dose e vagheggia: “ Vorrei segnarci”. Capienza di 55.000 posti, facilmente estendibile a 60.000, una struttura per la famiglia. Lo stadio sorgerà nella zona del nono chilometro dell’Aurelia, 500 metri fuori dal raccordo zona ‘Monachina’. Ma basta leggere le dichiarazioni della responsabile amministrativa della società, Cristina Mazzoleni per capire che oltre lo stadio c’è di più. “L’obiettivo primario è quello di creare valore per l’azienda e ricavi differenziali, con attività commerciali secondarie”.

Un volano che generi entrate ulteriori per il club “da mettere a disposizione della squadra per il suo rafforzamento”. Ricavi differenziali e attività commerciali. “ Si tratta di una speculazione edilizia – denuncia Edoardo Zanchini di Legambiente – il progetto del nuovo stadio non c’entra nulla con lo sport, nasconde una enorme speculazione immobiliare, tra le più grandi degli ultimi anni a vantaggio dell’azionista della società”. L’associazione del cigno ha presentato un dossier dettagliato sui progetti dei nuovi stadi capitolini. Quello della Roma dovrebbe sorgere su un’area di 150 ettari nel municipio XVIII. “ Un’area – continua Zanchini – che ricade in una zona, classificata dal piano regolatore, come agro romano vincolato”. Non solo.

La stessa area è classificata come paesaggio agrario di valore, una tutela regionale che può essere modificata solo con un accordo di programma, modificando quanto già previsto dal piano paesistico regionale. I numeri dell’operazione sono da capogiro. Accanto allo stadio sorgerebbero anche nuove case, tutte in aree agricole, 3000 nuovi appartamenti e un enorme centro commerciale, per un totale di un milione e 700 mila metri cubi di cemento. Altro che piano case. Ma c’è anche la rivalutazione dell’area che da agricola passerebbe ad edificabile con un accordo con il comune e il lasciapassare della regione. “ Quelle aree da 37, 5 milioni di euro di valore attuale – continua Zanchini – passerebbero con una impennata nei valori immobiliari stimabile in una rendita pari ad almeno 2 miliardi di euro, il 5.300% in più”.

Che colpo, altro che vendere Mexes e pezzi pregiati. Il sindaco Gianni Alemanno si è detto fiducioso: “Questo progetto deve essere accolto”. Un’operazione già realizzata a Torrevecchia, nel 2006 con un Totti e Sensi raggianti e alla presenza dell’allora sindaco Walter Veltroni si varò un accordo tra comune e società As Roma. L’idea era costruire una cittadella dello sport e l’area magicamente passò da agricola a edificabile. Progetto faraonico con il contentino della compensazione, case e servizi al comune, in cambio del pacco-dono. Ora quel terreno potrebbe finire al costruttore Scarpellini che ha ceduto i terreni dell’Aurelia.

Passiamo sull’altra sponda. Il patron della Lazio ha proposto lo stadio delle aquile. Zona nord di Roma sulla via Tiberina. Il tutto su un’area estesa circa 600 ettari e sulla quale realizzare volumi pari a due milioni di metri cubi. Ristoranti, villette, alberghi e chi più ne ha più ne metta. Il discorso si ripete, l’area prescelta cade in nell’agro romano vincolato a cui si aggiunge il vincolo ministeriale di esondazione del fiume Tevere. Il piano regolatore per quella zona prevede minime aree edificatorie e nessuna infrastruttura visto che si tratta di agro romano di rilevante valore. Anche in questo caso i numeri della speculazione sono da sacco edilizio. Legambiente calcola che dai 150 milioni di euro stimabili per l’acquisto dei 600 ettari, considerando i 1500 appartamenti da edificare, si arriverebbe ad una rendita fondiaria pari a un miliardo di euro. Prendendo in esame solo la parte residenziale.

Per sostenere questi progetti è stato approvato anche un disegno di legge bipartisan, il partito del cemento è sempre trasversale. La commissione cultura del senato ha approvato all’unanimità un disegno di legge che recita “ Disposizioni per la costruzione e ristrutturazione di impianti sportive a sostegno della candidatura dell’Italia a manifestazioni sportive”. La prima anomalia è la commissione che ha approvato il testo, quella istruzione pubblica e beni culturali, che poco ha a che fare con ambiente, gestione del territorio e lavori pubblici. Dietro alla candidatura dell’Italia per gli europei 2016 si nasconde la possibilità di edificare e ammodernare gli stadi con non pochi punti a dir poco oscuri. Basti considerare il silenzio che ha coperto la discussione e il sì al testo dall’Italia dei Valori al Partito Democratico passando per il popolo delle Liberta e l’Udc e la Lega Nord. Nessuno escluso.

Il primo punto è la previsione di complessi multifunzionali. Oltre ad ammodernare le strutture sportive è possibile costruire accanto a nuovi stadi interi quartieri, attività commerciali, alberghi e strutture ricettive in genere. “ Siamo lontani anni luce dall’interesse del tifoso e dello sport – dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – passa una scelta in cui a pesare sono gli interessi immobiliare di tipo speculativo”. Le procedure per avviare queste opere sono semplificate, tutto si può chiudere entro 6 mesi con un accordo di programma con l’amministrazione comunale. Ma non solo. Per ristrutturare uno stadio serve solo un dia, una denuncia di inizio attività, quella che serve per fare opere interne alle abitazioni.

“ E’ stato un grave errore quello dei senatori del partito democratico – denuncia il deputato pd Roberto Della Seta – di approvare questo disegno di legge che è semplicemente indecente. Il progetto della società Roma prevede la costruzione di 3 mila appartamenti, 15 mila abitanti una nuova cittadella dentro la capitale. Interi quartieri possono essere trasformati, piccoli stadi diventare mega strutture con una semplice deroga dagli strumenti urbanistici. Uno dei testi urbanistici – conclude Della Seta – più surreali mai approvati dal parlamento, ora dobbiamo bloccarlo alla camera”.

Per salvare il dio pallone un nuovo sacco edilizio. Nel paese dove il suolo agricolo viene risucchiato ogni giorno altri 4 milioni di metri cubi sono pronti a cementificare la Capitale, stando solo ai progetti di Roma e Lazio. Basti pensare alle previsioni dell’Anbi, associazione nazionale bonifiche ed irrigazione. L’anbi ha preso i dati dell’Istat ed ha realizzato una previsione. I presagi sono catastrofici. Il Censimento dell’Agricoltura, effettuato nel 1990, rilevava una Superficie Agricola Utile , pari a 15.045.900 ettari, vale a dire il 50% del territorio nazionale. Un rilevamento Istat-Enea del 2003 indicava, in soli 13 anni, la scomparsa di ben 2.927.108 ettari agricoli, pari al 19,4%.

L’Anbi da questi numeri fa presagire una Italia di cemento
.Ipotizzando analoga tendenza per i successivi 13 anni (allo stato attuale non c’è motivo per dubitarne), la campagna si contrarrebbe di ulteriori 5.284.761 ettari, pari al 17,5% della superficie italiana, un’area superiore alle regioni Sicilia e Sardegna Nel Lazio, ad esempio, scomparirebbe l’intera superficie della provincia di Viterbo; nelle Marche, oltre la metà della provincia di Ancona; in Sicilia, un territorio superiore alla somma delle province di Catania e Trapani. Dopo il piano case arriva anche il piano stadi, per affondare definitivamente quel che resta del suolo agricolo capitolino.

E abbiamo parlato solo della Capitale, ma i progetti di nuovi stadi coinvolgono anche altre città. La memoria corre ai mondiali degli anni ’90 e all’adeguamento di molti impianti. Il risultato furono debiti, sprechi, speculazioni. Solo a Napoli l’ammodernamento dell’impianto costò 140 miliardi di lire, la previsione iniziale era di 12 miliardi. Speculatori uniti, come sempre in questo paese diviso tra cemento e corruttela.

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