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Fiat lux! Anzi no

di Marco Garatti*
da www.peacereporter.net

Per riaccendere la centrale idroelettrica di Kajaki, che dà corrente a tutto il sud dell’Afghanistan, ci sono volute cinque operazioni Nato costate la vita a oltre duemila afgani. Tre giorni fa è tornata in funzione, solo per 48 ore

Nel Marzo 2007 la Nato lancia nel sud un’ azione militare tra le più grandi se non la più grande dal 2001: l’ operazione Achilles, guidata da truppe inglesi, ha come obiettivo la liberazione di un distretto nel nord-est della provincia di Helmand, chiamato Kajaki.

A Kajaki esiste una diga che dal 1975 dava elettricità grazie ad una turbina pagata da Usaid. Durante l’attacco del 2001 la diga è stata bombardata dagli americani e quindi addio turbina.
Una seconda turbina cinese è in sede e i lavori per farla funzionare sono in corso praticamente dall’inizio 2007. A pieno regime la diga dovrebbe avere 3 turbine e garantire un rifornimento di energia di 51 megawatt.

L’obiettivo delle operazioni militari è appunto consentire il controllo della diga per poter poi fare le operazioni di ristoro necessarie al funzionamento. All’operazione Achilles fanno seguito altre tre operazioni collaterali e anche qui non sto scherzando, dal nome operazione Volcano, operazione Kryptonite e operazione Pickaxe-Handle (manico di ascia) che si conclude nel giugno 2007 con l impressione di aver liberato il territorio dai talebani

Con questa impressione inizia nell’agosto del 2008 l’operazione Eagle’s Summit che prevede il trasporto di questa benedetta terza turbina dall’aeroporto di Kandahar fino alla diga. L’operazione finisce nel Settembre del 2008 e iniziano i lavori per rendere attiva la turbina.

Durante l’operazione Achilles sono morti trentacinque soldati afgani e della coalizione e un numero imprecisato di talebani/civili (più o meno duemila). Durante l’operazione Eagle’s Summit un inglese (incidente di macchina) e circa duecento talebani/civili.

Ma finalmente a Kajaki abbiamo tre turbine! Di cui però solo una funzionante bene. I lavori proseguono e finalmente qualche tempo fa la turbina nuova parte ma ci si accorge che i cavi per portare la corrente sono vecchi e vanno cambiati. Si iniziano a cambiare i cavi. Ma i tecnici però vengono rapiti dai talebani che però li liberano dopo poco perché magari fa comodo anche a loro avere la corrente in casa.

Finalmente, dopo tanto penare, tre giorni fa arriva la corrente a Lashkargah! Per la prima volta dopo anni abbiamo corrente, senza interruzioni, per quasi 48 ore! Ma ieri si è spaccato tutto di nuovo. Insomma, i cavi sono proprio vecchi e sembra che debbano essere cambiati. Duemila e passa morti dopo e milioni di dollari dopo, se vuoi avere la corrente a Lashkargah te la devi ancora fare a generatore.


* chirurgo d’urgenza, lavora con Emergency da dieci anni, molti dei quali passati in Afghanistan. Attualmente è coordinatore medico del Centro chirurgico di Emergency a Kabul.

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