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Francia, si muore di lavoro

di Alessandro Iacuelli
da www.altrenotizie.org

Sembra che anche in Italia ci sia una vera e propria corsa al mettere in evidenza, con la relativa sovraesposizione mediatica, il caso dei suicidi seriali in France Telecom. Dal febbraio 2008 l’azienda telefonica d’oltralpe ha registrato 23 suicidi fra i suoi dipendenti, di cui sei solo questa estate. Sono aumentati anche i congedi per malattia e, a fronte del crescente malessere fra i suoi dipendenti, l’azienda ha deciso di bloccare, almeno fino al 31 ottobre, il programma di mobilità. E’ stato assunto anche un team di esperti per cogliere i segnali di disagio tra i lavoratori e tenere corsi di formazione per i dirigenti. Nonostante questo, i suicidi continuano.

France Telecom, pur riconoscendo il problema e dichiarando che si sta facendo tutto il possibile per affrontarlo, ha commentato che il tasso di suicidi registrato è a un livello “normale” per una compagnia delle sue dimensioni. Il direttore delle risorse umane ha dichiarato comunque che su alcuni dipendenti potrebbe aver influito in modo negativo il clima di cambiamento dell’ultimo periodo.

Monique Fraysse-Guigline, medico interno della compagnia, ha raccontato: “Dopo la privatizzazione, molti si sono dovuti adeguare a nuovi ruoli, o cambiare città. Ingegneri che per vent’anni hanno lavorato alla riparazione delle linee telefoniche, ora sono stati riassegnati ai call-center, e soffrono molto del cambiamento”. Racconta di aver visto molti casi si depressione e attacchi di panico e commenta: “E’ una situazione problematica, non si può andare avanti così”. Eppure, a guardare i fatti, il caso dei lavoratori telefonici non è certo il solo.

Negli ultimi anni un caso analogo era successo in Renault, dove nel 2007 tre impiegati si erano tolti la vita, richiamando l’attenzione dei sindacati sulle condizioni di lavoro nell’azienda. La Francia ha il più alto tasso di suicidi in Europa: 17,8 per mille, secondo quanto riferisce l’Organizzazione mondiale per la sanità. Ma sono suicidi un po’ particolari: suicidi che avvengono sul posto di lavoro.

Già nell’estate di due anni fa (http://www.altrenotizie.org/esteri/1287-i-misteri-di-chinon.html), venne alla luce il suicidio di sei dipendenti della centrale nucleare di Chinon, di proprietà del colosso energetico statale EDF. La particolarità stava nel fatto che tutti i suicidi erano avvenuti all’interno della centrale: suicidi sul luogo di lavoro, durante l’orario di lavoro.

Negli anni, la casistica si è propagata anche agli altri gruppi industriali: quattro suicidi in quattro mesi alla Renault di Guyancourt, altri quattro presso lo stabilimento Peugeot-Citroën di Mulhouse, in appena 15 giorni. Tutti i lavoratori che hanno compiuto questi gesti estremi erano di età compresa tra 30 e 40 anni, assunti con contratto a tempo indeterminato. Sempre in Peugeot-Citroën, nel febbraio 2007, c’era stato un altro suicidio, ma in quel caso il lavoratore aveva lasciato una lettera nella quale aveva parlato delle sue condizioni di lavoro, e di come fossero queste a portarlo alla decisione di darsi la morte.

Così, mentre in Italia si muore di infortunio sul lavoro, oltre la Alpi si estende il “suicidio sul lavoro”, e si estende fino ad arrivare in France Telecom. In questi giorni, è comparso il primo caso di suicidio anche nel colosso dell’elettronica Thales Microlectronic: una donna, impiegata, si è tolta la vita dopo la comunicazione di aver ricevuto una retrocessione di livello.

Ad essere sotto accusa sono certe condizioni di lavoro francesi. Se da un lato i lavoratori transalpini hanno certamente più diritti rispetto a quelli italiani, nel senso di retribuzioni migliori, orari di lavoro più ridotti in certi compatti, contratti da 35 ore settimanali pagate 40, ma anche una situazione civile che permette una migliore qualità della vita, dall’altro il metodo di lavoro nelle aziende francesi è, nel giro di pochi anni, radicalmente cambiato.

Dopo le grandi ondate di privatizzazione degli scorsi anni, soprattutto dal 2004 in poi, oggi le grandi industrie francesi (che sono grandi davvero, poiché la Francia non si basa come noi sulla piccola e media impresa) tendono a coinvolgere totalmente il lavoratore. Con scuse quali “il gioco di squadra”, il “far parte di una grande famiglia”, ed altri slogan di importazione americana, il lavoratore francese si trova a volte depredato anche di fette ampie di vita privata, consegnate al lavoro ed all’azienda.

E’ il caso delle attività che le aziende fanno fare ai dipendenti al di fuori delle mura della fabbrica: partecipazione ad eventi o giochi assurdi come cacce al tesoro e gite in barca che ricordano le disavventure del ragioner Fantozzi. Peccato che poi, durante l’orario lavorativo, dopo pezzi di tempo libero usati lo stesso per l’azienda, le privatizzazioni abbiamo portato minacce serie sul lavoro stesso. E’ il caso di France Telecom, con piani di “ristrutturazione” che prevedono decine di migliaia di “dimissioni volontarie” di lavoratori non ancora in età da pensione.

E’ il caso della progressiva perdita di spazi sindacali, con la conseguenza forte di far sentire più isolati i singoli. Ma ci sono anche altre minacce. I contratti di lavoro privati prevedono in Francia, oltre ai passaggi di livello, anche i declassamenti. E con l’ingresso dei privati, con la progressiva uscita dello Stato, questa minaccia inizia oggi a pesare particolarmente, come nel caso di suicidio in Thales Microelectronics. Chi lavora si sente controllato da occhi ostili, pronti a cogliere errori ed esitazioni.

I circa 100 mila dipendenti della France Telecom hanno ricevuto in questi giorni un questionario sullo “stress lavorativo” nella società. Il questionario contiene “poco più di 160 domande”, per cui potrebbe esso stesso essere causa di stress. I lavoratori avranno un mese di tempo per rispondere e potranno farlo su internet o su carta. Le domande riguardano il carico di lavoro, il ruolo di colleghi e dirigenti. Nello specifico, i lavoratori dovranno dire se negli ultimi sette giorni si sono sentiti “senza speranze”, “sotto pressione” e se hanno “gridato facilmente”. Più voci, soprattutto da parte dei sindacati, parlano di ennesima “presa in giro”.

Proprio i sindacati confermano la tesi della mutazione improvvisa di certe condizioni di lavoro, riportando anche alcune testimonianze: il controllo sul personale, per aumentare la produttività, ha generato un’insopportabile pressione e la disumanizzazione dei rapporti, e non riguarda solo France Telecom, ma un po’ tutto il “sistema Francia”. Sotto accusa anche la “mobilità forzata” all’interno delle aziende, che causa una specie di rotazione obbligatoria dei lavoratori in diversi ruoli.

Probabilmente è morto così un lavoratore suicida di 28 anni, a Besancon. Era soggetto da diversi mesi a una mobilità forzata, e come spiega un sindacalista, “gli era stato assegnato un incarico che riteneva squalificante”. Lo scorso 14 luglio, un altro dipendente dell’azienda si era tolto la vita Marsiglia, lasciando una lettera nella quale attribuiva il suo gesto al “sovraccarico di lavoro” e a una “gestione terroristica dell’azienda”.

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