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Ora di religione, una modesta proposta

di Alba Sasso
da www.aprileonline.info

In una società sempre più multiculturale e con sempre maggiori problemi di coesione sociale e di integrazione è utile sin dai primi anni costruire identità per separazione, è utile rischiare l’esplodere di fondamentalismi e contrasti? La verità è che la proposta sull’insegnamento dell’islam in classe rischia di accendere un riflettore sulle forzature che in questi anni si sono fatte sull’insegnamento della religione cattolica. Che da insegnamento facoltativo è diventato altro

Proviamo a mettere tra parentesi tutto. Il politicamente corretto, l’ansia di non irritare la chiesa cattolica, l’esigenza di tante famiglie immigrate di avere nella scuola qualcosa che somigli a un’accettazione piena della loro cultura. Proviamo a pensare come sarebbe una scuola come quella di cui ci parlano le alzate di ingegno e i dibattiti televisivi.

Ipotizziamo che in orario curricolare, per meglio dire in orario di lezione, a una certa ora della giornata, nell’ora di religione appunto, le classi comincino a dividersi per ora in due gruppi, o meglio tre perché un po’ di diritto di cittadinanza andrebbe riservato anche a coloro che hanno scelto ( il concordato con la Chiesa cattolica lo prevede) di non avvalersi dell’insegnamento della religione. O forse in quattro o cinque.

Perché le altre religioni non dovrebbero fare analoghe richieste? Attenzione, non è il solito lamento per dire che logisticamente quest’operazione risulterà difficile, e lo sarà: un rompicapo per chi è costretto a barcamenarsi tra l’insufficienza delle aule e la necessità di far quadrare gli orari. No, non è questo il problema.

Il problema sta piuttosto nella scelta di dividere i bambini e i ragazzi in assenza di un filo che può e deve, soprattutto nella scuola, legare storie, culture, fedi, linguaggi. E sappiamo bene, ce lo insegna la storia e l’esperienza, come di queste divisioni siano costellate vicende di esclusioni e di conflitti. In una società sempre più multiculturale e con sempre maggiori problemi di coesione sociale e di integrazione è utile sin dai primi anni costruire identità per separazione, è utile rischiare l’esplodere di fondamentalismi e contrasti?

La verità è che questa proposta rischia di accendere un riflettore sulle forzature che in questi anni si sono fatte sull’insegnamento della religione cattolica. Che da insegnamento facoltativo è diventato altro.

E non solo in assenza di attività alternative, sempre più residuali soprattutto adesso che, con i tagli della Gelmini, non ci sono né soldi, né personale per organizzarle. Ma è diventato altro soprattutto perché si è finito col trattare un insegnamento facoltativo come se fosse un insegnamento curricolare, ignorando le sentenze della Corte costituzionale e le ultime recenti del Tar Lazio (e di queste vicende ha trattato puntualmente Chiara Acciarini, sito di Sinistra democratica del 20 novembre scorso).

E allora insegnanti di religione diventati di ruolo, voto finale che fa media con gli altri voti nel giudizio finale, a discapito di coloro che non si avvalgono. E si è finito col trattare un insegnamento confessionale come se fosse un insegnamento di storia delle religioni o di storia della cultura cristiana.

Il cardinale Bagnasco, forzando un po’ lo spirito del concordato del 1984, sostiene che l’insegnamento della religione cattolica rappresenta” una disciplina culturale nel quadro delle finalità della scuola”. E perché questo non dovrebbe valere per le altre religioni? E che succede per chi non è credente o per chi da credente decide di non avvalersi?

La verità è che la soluzione, proprio alla luce del dibattito che si è aperto, c’è. Ed è paradossalmente ovvia. E’ quella di istituire un insegnamento di storia delle religioni per tutti , che abbia appunto quella valenza culturale di cui prima si parlava, tenendo conto naturalmente delle diverse fasce di età. Siamo in fase di revisione dei curricoli scolastici. E allori si lavori in quel senso. Mancherebbero i docenti? Con tutti i laureati in storia e filosofia e insegnanti precari a spasso? Se si vuole si può, prevedendo anche delle specifiche specializzazioni per quell’insegnamento.

Gli insegnamenti facoltativi delle religioni dovrebbero a quel punto – come si fa in tutti i Paesi europei, anche di forte tradizione cattolica -, essere collocati fuori dall’orario obbligatorio, in un tempo a disposizione degli alunni e delle famiglie.

Questa mi sembra una soluzione ragionevole. Perché in questo modo la scuola sarebbe luogo di incontro e di accoglienza, darebbe fondamento e spessore culturale a una insopprimibile esigenza formativa, rispetterebbe i diritti di tutti, darebbe risposta a quelle famiglie che chiedono anche alla scuola di essere compartecipe dell’educazione religiosa dei propri figli.

Proviamo a parlarne se non ci siamo già arresi all’idea di essere uno Stato a sovranità limitata.

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