Home Chiese e Religioni “Ritorno” all’Islam: giovani italiane e giovani migranti

“Ritorno” all’Islam: giovani italiane e giovani migranti

di Ileana Montini
da www.womenews.net

Il caso dell’immigrazione islamica pone una problematica particolare. Con i ricongiungimenti familiari è sorto il problema di che cosa trasmettere e come educare i propri figli. Ma pone anche problemi inediti alle italiane che, spesso per motivi amorosi, entrano in contatto con la religione islamica.

“La vita che conducevo non mi piaceva, la trovavo vuota, priva di ogni significato; stavo sempre peggio, sia moralmente che fisicamente. Per me conoscere l’Islam è stata come una luce che ha rischiarato la mia anima, il mio corpo, la mia mente, alhamdulillah. Il vero passaggio dal cristianesimo all’islam iniziò circa un anno fa.

Lavoravo in un supermercato dove ogni tanto qualche donna araba veniva a fare la spesa; due in particolare mi colpirono: Fatima e Saida. Osservavo Fatima, con il suo velo; avrei voluto parlarle, chiederle tante cose, ma mi vergognavo. Un giorno, Saida mi venne a chiedere del pane, mi sorrise, io trovai subito una scusa per parlarle, ma non le chiesi direttamente dell’Islam. Le dissi che a me piaceva tanto il pane arabo, ma non riuscivo a farlo buono come il loro. Saida mi invitò subito a prendere il caffé a casa sua, promettendomi di insegnarmi come fare l’impasto. Io accettai immediatamente, e fu così che cominciai a frequentare spesso la sua casa, e naturalmente a chiedere molte informazioni.

Un giorno, mi sentivo ormai pronta a diventare musulmana, e chiesi a Saida come dovevo fare. Lei mi abbracciò, era molto felice, però mi consigliò di pensarci ancora molto bene prima di fare un passo tanto importante. Ma in cuor mio ero ormai convinta, così dopo una settimana organizzammo la mia conversione all’Islam, insieme alla sorella Fatima“.

Con queste parole una giovane italiana racconta la sua conversione all’islam che, nei termini di quella religione si dice più propriamente il “ritorno “.
Come questa ragazza altre hanno raccontato in uno dei siti islamici in lingua italiana che abbastanza numerosi ormai occupano il Web, la loro felice conversione per un motivo o per l’altro.

Spesso la causa è l’incontro amoroso con un giovane musulmano :”(….) un giorno mentre frequentavo l’università conobbi un ragazzo arabo, un musulmano, che io non sapevo nemmeno che esistesse la religione musulmana, mi incuriosì, mi piaceva sentire parlare dell’islam, come ogni frase ricordava il nostro Signore, e lui non era una credente praticante, e così cercai di capire, ma dentro ero in conflitto, vedevo che l’Islam mi allontanava dal cattolicesimo, stavo male, mi sembrava di far torto ad Allah.

Che quando decidemmo di sposarci, lui mi disse che non poteva sposarmi io con religione cristiana, ma non voleva che io diventassi musulmana senza capire, e così mi diede tanti libri ed stava a me a decidere, solo a me!”.

In un sito di discussione molto frequentato dai giovani di religione islamica, un’italiana propone il suo problema : “Vorrei poter avere tutto il tempo che voglio per arrivarci con le mie forze ad essere forte, invece (anche perché il mio ragazzo vorrebbe vedermi più forte) mi sento sempre fuori tempo, come se devo muovermi, ma così non arrivo a nessuna conclusione!

Per ora prego, ma ancora non indosso il velo quando esco. Non mi sento pronta per questo passo. A breve io e il mio ragazzo ci sposiamo. Sto benissimo con lui, solo che c’è una frase che mi ripete ultimamente che mi preoccupa. Lui dice che per ora accetta che non mi copro, però dopo sarà diverso, perché se non ci comportiamo come Dio vuole, non andremo avanti. Ok, ha ragione, solo che ho paura che sentendo le sue parole, possa fare questo GRAN PASSO di coprirmi, solo x lui.! E io non voglio farlo per lui, ma per Dio…Ma come posso capire se la mia decisione è influenzata da lui, o è una decisione che faccio per Dio?”.

Questi sono alcuni dei problemi che riguardano i matrimoni misti e le cosiddette seconde generazioni di immigrati. Una problematica anche di genere.

Il termine seconde generazioni ha un suo lato di ambiguità, ma viene usato, soprattutto nella letteratura anglosassone. Sta di fatto che nelle seconde generazioni si annidano rilevanti criticità.

Gli adulti, avendo una personalità formata, soffrono meno il trovarsi tra la cultura di appartenenza e quella di accoglienza. La strategia identitaria è sempre una procedura che, più o meno consapevolmente, tenta di ridurre o annullare lo scarto che si produce nell’incontro tra due culture.

Sorge il bisogno di mantenere il legame con la cultura di origine pur acquisendo parte della cultura di insediamento territoriale. Sostanzialmente l’identità è il “chi sono io in rapporto agli altri?”; e gli altri in rapporto a me.

I giovani e le giovani seconde generazioni devono fronteggiare il loro percepirsi italiani -perché nati nel suolo italiano o perché arrivati bambini -, con il sentimento esplicito o implicito che l’immigrazione in genere dalla popolazione è vissuta come immissione di popolazione che non appartiene alla comunità immaginata come nazione.

La nazione, dall’ottocento, è stata pensata e coltivata scolasticamente e politicamente come unità di territorio, di sangue e di lingua; ma anche di religione.

E’ proprio rispetto a questo standard storico che la stessa globalizzazione sta mettendo in crisi, che le seconde generazioni sono di per sé portatrici di innovazione culturale.

Però in modo difficile e contraddittorio anche perché l’integrazione, quando avviene, è integrazione subalterna. Infatti i giovani seconde generazioni constatano l’immagine svalutata dei loro genitori a cominciare dalla collocazione lavorativa; avvertendo il divario tra le affermazioni dell’uguaglianza imparate sui banchi di scuola e le loro specifiche difficoltà di accesso all’occupazione e agli stili di vita dei coetanei.

Le difficoltà sorgono anche all’interno delle famiglie e delle reti parentali e religiose, perché i giovani assimilano e apprendono abitudini e comportamenti ora qui, ora là.

Il caso dell’immigrazione islamica a questo proposito pone una problematica particolare. Con i ricongiungimenti familiari è sorto il problema di che cosa trasmettere e come educare i propri figli. A partire da questa nuova realtà si è visto che sono iniziate le richieste delle mense scolastiche con cibo musulmano, o l’educazione fisica separata per ragazzi e ragazze, o ancora la richiesta di ore di piscina per sole donne.

La perdita di autorità genitoriale che caratterizza questi processi di svalutazione indotti in varia misura dalla comunità ricevente, può portare a tentativi di recupero con battaglie simboliche di differenziazione anche con il recupero di religiosità e conseguenti giustificazioni di comportamenti più rigidi rispetto al contesto di origine. E’ questo il caso del velo indossato dalle donne in Italia ma non nel Paese di provenienza.

Il fattore più cruciale nelle famiglie islamiche è certamente il divenire donne delle figlie in quanto diventa fortissimo il timore che si integrino troppo, assumendo stili di vita “occidentali” di autonomia: di sé e del proprio corpo.

L’autonomia delle donne è l’elemento che in tutte le società può portare in breve a mutamenti profondi. Nel caso delle comunità immigrate a struttura ancora fortemente patriarcale, ciò viene vissuto come perdita dell’autorità maritale, paterna, ovvero dell’identità collettiva.

Tutto ciò spiega l’enfasi posta sui “ritorni” all’islam, soprattutto delle italiane che, tra l’altro viene richiesto per stipulare il contratto matrimoniale .
Le libere giovani donne figlie di italiani assumendo i “valori” della “modestia” del vestire, del “pudore”, diventano un messaggio forte per le giovani donne seconde generazioni a non lasciarsi prendere dalla deriva
emancipatoria.

Scrive in un sito di discussione Ysuf Fabbosko :”L’Islam ha raccomandato all’uomo di cercare di sposare una donna virtuosa, attaccata alla sua religione. Ha fatto di tale qualità il principale criterio di scelta che occorre prendere in considerazione, tra le altre qualità desiderate, poiché una donna che dia prova di leggerezza nella sua osservanza della religione, per quanto riguarda la preservazione della sua propria persona, discredita il suo sposo, lo ridicolizza tra la gente, gli spezza il cuore a causa della gelosia e gli rende la vita insopportabile“.

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.