Home Europa e Mondo Rapporto UNFPA: 200 milioni di rifugiati climatici entro il 2050

Rapporto UNFPA: 200 milioni di rifugiati climatici entro il 2050

di Il Paese delle Donne
da www.womenews.net

“Nel nostro paese sono tutti intenti a guardare cosa avviene nella casa del Grande fratello e le immagini di chi muore per fame, malattie, ma anche per le catastrofi ambientali che stanno sconvolgendo il Sud del mondo passano nell’indifferenza generale”.

Daniela Colombo, presidente di AIDOS, Associazione italiana donne per lo sviluppo, usa una metafora particolarmente dura ma efficace, presentando alla Sala della Stampa estera il rapporto su Lo stato della popolazione nel mondo 2009 intitolato “In un mondo che cambia: donne, popolazione, clima” dell’UNFPA, Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione. Un appuntamento annuale che avviene in contemporanea in tutti i paesi del mondo.

L’argomento è stato scelto da UNFPA per dare un contributo alla Conferenza dell’ONU sui cambiamenti climatici che si svolgerà a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre.

“Oggi la maggior parte del dibattito sul cambiamento climatico ruota attorno alla responsabilità dei singoli paesi nel limitare le emissioni di gas serra e alla definizione di ciò che si deve fare per passare a fonti energetiche a ridotte emissioni di anidride carbonica e ad altre tecnologie – dice Daniela Colombo – e il vero nodo riguarda chi, in un periodo di crisi economica, si deve assumere la responsabilità finanziaria per affrontare l’attuale cambiamento climatico e quello futuro. Ma il Rapporto, e questa è la sua novità – sottolinea Colombo – si sofferma soprattutto sulle persone, sulle popolazioni che maggiormente subiscono le conseguenze del cambiamento climatico, che vivono nei paesi del Sud del mondo, nei paesi più poveri”.

I rapidi cambiamenti in corso daranno vita a una nuova figura di rifugiati, i “rifugiati climatici”: il dato più citato dalle stime fatte dall’Università di Cambridge relativamente al numero di persone che dovranno spostarsi a causa di fattori ambientali entro il 2050 è di 200 milioni.

“Nei documenti preparatori della conferenza di Copenaghen, la parola ‘popolazione’ non compare nemmeno una volta – le fa eco Giulia Vallese, responsabile risorse e finanziamenti UNFPA – ma sono le donne in particolare, e lo dimostrano le storie contenute nel Rapporto, che potrebbero trasformarsi da vittime in agenti di cambiamento: perché sono loro che assicurano spontaneamente tanto del lavoro di ricostruzione dopo un disastro ambientale o climatico. E sono loro che consumano e agiscono in modo più ‘sostenibile’ degli uomini”.

“Chi è scettico cambierà idea partendo dai dati e dalle storie presentate nel Rapporto”, aggiunge la giornalista Sylvie Coyaud. Le donne, organizzandosi, riescono più degli uomini a vincere sulla natura che cambia. “Un esempio viene dal lavoro agricolo: circa il 70 per cento dell’agricoltura di sussistenza nel Sud del mondo è in mani femminili e le donne già sperimentano strategie di adattamento all’erosione dei suoli e all’instabilità delle precipitazioni”.

Ridurre l’emissione dei gas serra è quindi solo metà della battaglia. “L’altra metà è la promozione di uno sviluppo sostenibile e equo, vale a dire che coinvolga pienamente le donne anche negli organismi decisionali. Garantire loro un pieno accesso ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva affinché possano scegliere quanti figli avere e quando”, afferma la presidente di AIDOS. Tale diritto di scelta ha un benefico effetto anche sui cambiamenti climatici perché, come mette in evidenza il Rapporto UNFPA, dove crescono istruzione, empowerment femminile e servizi sanitari, compresa la pianificazione familiare, il tasso di natalità si abbassa e la pressione della popolazione sull’ambiente si riduce.

Dunque una delle richieste conclusive del Rapporto è proprio che le donne abbiano spazio e ascolto nei dibattiti internazionali. “Copenaghen doveva essere la Nuova Gerusalemme del clima – interviene il senatore Pietro Marcenaro del PD, presidente della Commissione diritti umani del Senato – e invece, secondo gli ultimi annunci di USA e Cina, si arriverà solo a un documento di indirizzo politico condiviso. Il rischio da evitare ora è che dopo l’esplosione mediatica che si è verificata negli ultimi tempi sull’allarme per il clima, si torni a relegare questo tema tra gli addetti ai lavori, tagliando fuori la maggior parte della gente”.

Il discorso, continua Marcenaro, “è particolarmente grave in Italia dove stiamo vivendo una situazione imbarazzante poiché nessuno degli impegni presi dal governo, annunciati dallo stesso presidente del Consiglio e ribaditi anche al vertice della FAO, sono stati e saranno mantenuti. L’Europa nel suo insieme non riuscirà a destinare agli aiuti allo sviluppo nemmeno lo 0,50% del Pil poiché Italia e Grecia non hanno fatto la loro parte (l’Italia è ferma allo 0,12%).
Alla Camera il PD ripresenterà lo stesso emendamento che ho già presentato in Senato, ma le speranze che sia approvato sono ridotte al lumicino visti i tagli effettuati dal ministro dell’Economia”.

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