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Italia: chiesa, sesso e potere

di Ilvio Pannullo
da www.altrenotizie.org

Le recenti vicissitudini che hanno coinvolto alcune eminenti personalità pubbliche del nostro paese, come il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, hanno offerto alla pubblica opinione la possibilità di intravedere un mondo parallelo, sconosciuto, troppe volte negato, ma, come si è potuto ampiamente comprendere, decisamente presente. Si è appreso, così, che al riparo dalle ingerenze della morale cattolica, in questo paese ancora ossessivamente padrona della pubblica sessualità, coperti dal silenzio e dalla cappa di omertà assicurata dal potere, i nostri politici, e con loro una grande parte della classe dirigente e dell’Italia abbiente, sono soliti eccedere spesso i limiti del lecito e del moralmente accettato.

L’insegnamento che se ne trae riguarda l’incolmabile distanza che separa ciò che è da ciò che appare, in altre parole quanto la nostra realtà sia diversa da come viene rappresentata sugli schermi televisivi e sui sistemi di comunicazione di massa. Quello che s’intravede sullo sfondo di queste storie è un orizzonte valoriale completamente trasformato dall’ideologia del consumismo e dell’individualismo edonista, un orizzonte ben diverso se non addirittura completamente altro rispetto a quello che viene comunemente venduto dalle istituzioni politiche e religiose.

Quello che ci viene consegnato dalla realtà dei fatti, divenuta in questi casi pubblica non certo per una mera casualità, è un mondo segnato non solo e non tanto dall’eccesso e dalla trasgressione, ma soprattutto dall’omertà e dall’incoerenza. A preoccupare, infatti, non sono certamente le abitudini sessuali dei politici, quanto piuttosto la loro attitudine a mentire spudoratamente, oltre alla loro incapacità conclamata di saper leggere i cambiamenti che interessano la società civile: saper comprendere, cioè, l’evoluzione dei costumi ed assumersi la responsabilità di riconoscerli come leciti e legittimi, modificando se necessario l’ordinamento giuridico del paese.

I comportamenti dei governanti sono, infatti, lo specchio di quanto accade nella società, e i gusti censurati sono, in verità, molto più diffusi di quanto non si potrebbe pensare. La distanza tra ciò che si dice e ciò che si fa, e ancor di più, tra ciò che si pensa e ciò che si dice, diventa ogni giorno sempre più importante, quasi incolmabile. Ne esce l’immagine di una Repubblica, quella italiana, fondata sulla menzogna e schiava di una morale anacronistica e deleteria.

Accade, infatti, che nel paese sul cui territorio insistono le istituzioni temporali della Santa Romana Chiesa non sia possibile, per una ragazza ormai priva della propria dignità e di ogni speranza di vita, poter morire dignitosamente; né per una donna abortire senza subire ulteriori traumi fisici oltre agli inevitabili contraccolpi psicologici, causati da una gravidanza non voluta; né vivere la propria sessualità liberamente senza dover temere di essere additato come una pericoloso depravato. Tuttavia, dietro questa falsa cortina di fumo la società civile si evolve, si sviluppa secondo i naturali schemi della modernità occidentale. È sufficiente, infatti, fare due conti e analizzarli con onestà intellettuale, per comprendere quanto l’Italia vera sia distante dall’Italia raccontata.

Nello stivale vivono infatti circa 57 milioni di italiani; se si spuntano dal calcolo gli ultrasessantenni e quanti ancora non hanno raggiunto la maggiore età, quindi circa 26 milioni di persone, rimangono 31 milioni di individui. Bene, di questi almeno il 6%, secondo stime approssimate per difetto, è assiduo frequentatore di siti on-line scambisti. Ogni mese, una buona parte della popolazione sessualmente attiva è infatti solita cercare e curiosare nei siti di annunci: coppie, singole, gruppi, e ancora trans, travestiti, esibizionisti o cuckold (chi ama solo guardare la loro donna fare sesso con altri) si incontrano dopo essersi conosciuti attraverso la rete, coperti dall’anonimato che questa garantisce.”Un fenomeno in continua crescita”, raccontano Morena e Mamo, gestori di morenasex.net. Loro, nell’ambiente scambista on-line, sono i leader: “Registriamo almeno 2 milioni di utenti unici, oltre 34 milioni di pagine visitate al mese e più di 40.000 inserzionisti”.

Cifre che fanno impallidire d’invidia portali molto più celebri ed istituzionali: “Eccome! – spiega Marco Presta, uno dei più affermati direttori creativi del mondo Web, sulle pagine de Il Fatto Quotidiano – solo in pochi possono vantare cifre del genere. Su un argomento poi, come il sesso, che porta inevitabilmente alla fidelizzazione del navigatore”. Ora, quale che sia il giudizio di merito circa queste pratiche, su queste nuove attitudini sessuali, quello che è la profonda discrepanza tra la realtà reale e la realtà raccontata. Una discrasia che merita di essere analizzata e risolta.

Il sesso, infatti, più di qualsiasi altro elemento della vita umana, è tuttora considerato nel nostro paese, forse ancora dalla maggioranza dei cittadini, in modo irrazionale. A distanza di secoli si può notare come i principi dell’illuminismo razionalista abbiano incontrato una grande resistenza nel pregiudizio e negli anacronismi derivanti da una morale distorta. La nube più densa, dove ancora il sole della ragione cede all’oscurantismo della tradizione religiosa, avvolge ancora il campo sessuale, e forse la cosa è spiegabile essendo il sesso legato alla sfera più passionale nella vita della maggior parte dell’umanità.

Ora, uno degli elementi che hanno maggiormente favorito il persistere nella popolazione della morale religiosa è la permanenza prolungata in luoghi poco popolosi; un altro elemento favorevole al persistere dell’oscurantismo è la superstizione: chi crede sinceramente che il peccato porti al castigo eterno, cercherà di evitarlo, sebbene ciò sia piuttosto l’eccezione che la regola. Il terzo fattore che vincola al rispetto di una moralità etero-imposta è l’opinione pubblica. In un piccolo centro, ad esempio, dove ogni fatto diviene subito di dominio pubblico, un uomo avrà certamente forti motivi per evitare tutto ciò che le convenzioni sociali condannano.

Ma tutti questi motivi eterogenei di condotta irreprensibile oggi sono molto meno efficaci di un tempo: c’è meno gente che vive isolata, la fede nel fuoco infernale va affievolendosi e in una grande città nessuno è al corrente di ciò che fa il suo vicino. Non ci si deve perciò sorprendere che uomini e donne siano sempre meno propensi ad una rigida monogamia di quanto lo fossero prima della moderna età industriale.

A questo punto del ragionamento si potrebbe obiettare che, se un numero sempre crescente di persone viene meno alla legge morale, questa non è una buona ragione per modificarla. Il peccatore – si dice – almeno capisce e riconosce di aver peccato, e un codice etico non è certo peggiore per il fatto che riesce difficile vivere secondo le sue norme. A queste osservazioni, tuttavia, si può sicuramente rispondere osservando che domandarsi se un codice morale è buono o cattivo, è lo stesso che chiedersi se esso favorisce o no la felicità umana.

Oggi, molte persone adulte, nel loro intimo, credono ancora a tutto ciò che hanno appreso da bambini e si sentono in errore ogni qualvolta la loro condotta risulta non conforme all’insegnamento ricevuto all’oratorio. Come conseguenza di ciò, si genera un pericolosissimo dissidio fra la personalità conoscente e razionale e la personalità inconscia e infantile. Tale dissidio può, nel migliore dei casi, portare a paranoie o ossessioni, nel peggiore, essere alla base di veri e propri disturbi del comportamento o di patologie psichiche, con tutti i danni che questo comporta al singolo e alla comunità in cui questo vive.

Sarà necessario, dunque, prendere atto dei cambiamenti che inevitabilmente l’ambiente g
enera nel singolo individuo e riparametrare le nostre filosofie, la nostra volontà e la nostra moralità alla luce delle recenti scoperte scientifiche raggiunte in campo sociale. Ancora una volta, dunque, accettare le diversità, negare qualsiasi cittadinanza agli integralismi, comprendere le ragioni e le esigenze dell’altro non potrà non portare ad una società più sincera con se stessa e più onesta nell’analizzare le esigenze innate di ogni essere umano. Comprendere, soprattutto nel caso in cui non si sia d’accordo, significa abbracciare un’idea di un’umanità più tollerante e più rispettosa delle diverse sensibilità. Un’umanità cosciente che la vera forza risiede nella diversità e nella capacità di un corpo collettivo di assicurare l’armonia fra gli opposti punti di vista.

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