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Impresa ardua trovare qualcosa di esaltante nel ceto politico odierno

di Lidia Menapace
(testo giunto per email)

Dico prima una cosa sul caso Marrazzo, dall’attenzione al quale mi sono finora astenuta per un complesso di sentimenti di vergogna, compassione, sdegno, scandalo.

Nemmeno nel “peccare” riescono ad essere grandi, questi politici ipocriti, che hanno fatto fortuna recitando la parte dei Catoni sul piccolo schermo e poi espongono una privatezza miserabile, provinciale, ma criminale: ben rappresentata, a quanto si dice, da uno tra i meno compromettenti dei video della povera trans, che lo ritraeva in camicia ma senza mutande. Adesso il tipo non si accontenta di essere fuori, non mostra nè vergogna, nè rimorso per chi ci ha lasciato le penne, si sa già che tornerà in Rai (spero non per fare qualche programma sui buoni sentimenti): adesso chiede perdono e vuole che sia il papa a darglielo: è il caso di dire come si dice a Roma:”una faccia come il culo” (nel senso che non arrossisce mai).

Se proprio gli scappa di far sapere che è un buon cristiano, basta che vada a confessarsi da un qualsiasi parroco, si penta e può ottenere il perdono magari con un po’ di avemarie. Può andarci con un codazzo di giornalisti ed essere “immortalato” quando entra peccatore e/o quando esce pulito. O forse ci ha provato e ha scoperto che i suoi peccati, essendo gravemente “contro natura” sono “riservati” e un semplice parroco non può rimetterglieli, bisogna che si rivolga al vescovo. Ma il vescovo di Roma è il papa ed ecco trovato un buon trucco per stare in scena. Che miseria!.

Volevo occuparmi di due o tre faccende, poco esaltanti, a dire il vero, ma sarebbe impresa ardua trovare qualcosa di esaltante nel ceto politico odierno. La speranza si alimenta dalla ripresa delle lotte operaie, studentesche, sindacali ecc.

Comunque una era la proposta di Rotondi, iI ministro per l’attuazione del programma, mi pare, di levare la pausa pranzo, credendo di essere lui l’inventore della stessa e facendo adeguatamente la ruota.

Tale proposta fu avanzata un bel po’ di anni fa alla Fiat e il risultato fu che le donne chiedevano di entrare al lavoro un po’ più tardi, così potevano accompagnare i figli a scuola o riassettare casa, di stare al lavoro senza interruzione e uscire un po’ prima per poter andare a fare la spesa o a riprendere i figli dal doposcuola, preparare la cena, insomma accrescevano il peso del doppio lavoro. Mentre gli uomini arrivavano volentieri presto, lavoravano un bel po’ di ore e poi si prendevano volentieri una interruzione per il pranzo e un po’ di socializzazione e anche per ricaricarsi per il lavoro.

Uscire un po’ più tardi non era grave: dovevano andare a casa per cena e la trovavano pronta. Senza dubbio la scelta degli uomini era più ragionevole e indicava una situazione di maggiore libertà. Oggi anche le donne la farebbero: oppure la catena del lavoro è così pesante, ribattuta e ribadita, che anche gli uomini farebbero la scelta che era delle donne? Rotondi cerca esempi negli altri paesi industriali e spaccia la sua proposta per “modernità”, un discorso che incomincia ad urtare, a vedere come sono “moderne” le ditte USA canadesi germaniche che non hanno nemmeno cassa integrazione, nè altre protezioni sociali e licenziano senza fare una piega.

Si scopre anche che gli USA non hanno sanità pubblica nè posto fisso, nè pensioni: bella “modernità”. Un ripasso di storia della repubblica italiana e della forma che lo stato sociale raggiunse non guasterebbe, prima che il liberismo lo cancelli del tutto proprio durante la crisi, facendo calare a picco la qualità della vita. Sembra che Tremonti se ne sia accorto e dichiara che lo scudo fiscale sarà usato per cercar di conservare almeno la cassa integrazione.

Intanto i complimenti tra ministri si sprecano e al solito Brunetta manca solo di dire:”Lei non sa chi sono io, un economista ordinario!”(nel senso di professore ordinario di università!) facendoci cascare tutti e tutte in terra dalla paura mentre accusa Tremonti di essere un giurista dell’economia.

Il povero Buonaiuti si è azzittito (e questo fa bene alla salute di chi deve ascoltare i TG ed era obbligato a sentire tutte le sere le stesse cose . Ma infine ha preso la parola lui, il capo, all’ufficio di presidenza del suo partito per dire che il suo è un partito davvero democratico e via con la solita tiritera e quando si vota chi non è d’accordo è fuori. Assisteremo ad espulsioni? Non è una pratica un po’ staliniana quella di dire che il partito si purifica con le purghe? mah!

Un ultimo episodio. A Rovereto uno studente del quarto anno dell’istituto tecnico Don Milani, bravo a scuola, si è ritirato dagli studi per lavorare, appena suo padre è stato licenziato. Al Tg regionale la sua professoressa lo ha lodato appassionatamente per l’ atteggiamento d’altri tempi, capace di sacrificio. E via sproloquiando. La ministra Gelmini dice che farà qualcosa per lui, mentre Don Milani si rivolta nella tomba. Siamo matti?

La scuola è uno dei fondamentali diritti democratici, dato che è un fondamento della democrazia quello di mettere tutti allo stesso punto di partenza nella gara della vita: per la Costituzione i non abbienti purchè meritevoli hanno il DIRITTO a percorrere tutti i gradi di istruzione. Non è una questione di assistenza,è una questione di giustizia. E’ in gioco un diritto fondamentale di un futuro prossimo cittadino. E basta.

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