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Giornata della violenza SULLE donne a Milano

di Cristina Morini
da http://www.womenews.net/

Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricordato nel suo discorso ufficiale che tra le donne italiane una su tre subisce maltrattamenti e soprusi. Mancano, nel conto di Napolitano, le botte che un gruppo di donne ha preso dalla polizia proprio durante il giorno della ricorrenza a Milano, in Piazza Cadorna.

I nostri “custodi della sicurezza” hanno manganellato senza incertezze le ragazze che – durante il presidio indetto da varie realtà femministe cittadine – esponevano uno striscione con sopra scritto “Nei Cie la polizia stupra”.

Con ciò si voleva ricordare che (tra le altre) sono proprio le immigrate imprigionate nei centri di identificazione e di espulsione le figure che più scontano la falsa logica della “sicurezza per le donne” che passa di questi tempi. Chiuse in tali fortezze – costruite per rendere più tranquilli gli italiani – senza difese, ree di essere “clandestine”, anonime, sconosciute, le straniere pagano, come si può immaginare, un prezzo altissimo con i loro stessi corpi.

Ai poliziotti il concetto non è piaciuto e hanno caricato, lasciando più di una testa rotta sul campo. E poi hanno caricato una seconda volta per strappare il megafono che le donne usavano, a quel punto, anche per spiegare a chi passava da lì e domandava (in piazza Cadorna c’è una stazione, è sempre piena di gente) che cosa mai fosse successo. Le ragazze, le donne – inizialmente una cinquantina – hanno provato a resistere, spingendo contro gli scudi dei “tutori dell’ordine” con le mani e poi con le parole (tante parole).

Le cosiddette libertà civili, libertà di parola, di pensiero, di espressione, di associazione, in questo Paese sono vuoti termini insulsi, come lo è, evidentemente, il concetto di democrazia.

Si vuole il silenzio, l’adesione, la massa indaffarata e incosciente. Non che non lo sapessimo da tempo, ma è incredibile come, ogni volta da capo, riusciamo a non trovare questa realtà semplicemente rivoltante. A Milano la stessa sorte era capitata appena una settimana fa agli studenti. La città teneva però ad avere anche il primato delle cariche della polizia contro un presidio di donne in una giornata tanto particolare.

La sindaca donna di questo farwest di sceriffi scatenati ha di che essere orgogliosa: grazie allo loro presenza ci sentiamo veramente insicure.

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La polizia carica le donne: un’analisi
da http://femminismo-a-sud.noblogs.org

Quello che è accaduto [link 1] [link 2] [link 3] [link 4] è assurdo ma ancor più assurdo, più insopportabile, è il silenzio dei media (cosa che mi aspetto puntualmente, ma che ogni volta mi indigna). L’elemento scatenante delle cariche, come è noto, è stata la frase “La polizia stupra nei Cie” perché non è un attacco solo ai Cie in quanto lager, in quanto luogo dove vengono perpetrate violenze di ogni tipo, ma soprattutto un attacco alla polizia di stato che fino ad ora è sempre stata presentata come “elemento fondamentale ed indispensabile” per l’attuazione del pacchetto sicurezza varato dal governo.

La polizia deve essere recepita come qualcosa che ci protegge, a cui potersi rivolgere e fare riferimento quando ci si sente “in pericolo” (e proprio per inculcarci meglio questa immagine che, se avete notato, la tv è piena di telefilm dedicati a carabinieri/poliziotti/agenti speciali ed ecc.. tutti bravi, buoni e belli). Nel momento in cui le donne, proprio nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, denunciano che gli stupratori nei Cie sono i poliziotti… apriti cielo. Il castello di sabbia della “sicurezza tramite la militarizzazione dei territori e la lotta all’immigrato stupratore” si sgretola e rivela che:

– La violenza non è di importazione… noi ne abbiamo tanta al 100% italiana e quindi non possiamo attuare quel processo di “occidentalizzazione” o “rieducazione occidentale” di quei paesi orientali che secondo la Santanchè e la Carfagna sono i veri colpevoli della cultura dello stupro in Italia

– La violenza sulle donne non si risolve mettendo “un soldato per ogni bella donna”
– La violenza è insita anche in coloro che dovrebbero combatterla e quindi se le forze dell’ordine non possono difendere le donne italiane dai barbari stranieri, chi lo potrà fare? Quindi è meglio dire che la polizia è immune da sessismo, maschilismo, violenza etc… perchè l’idea di un’alternativa a questo non li sfiora neanche lontanamente
– Una parte della polizia è profondamente marcia, tanto che stupra e uccide e resta impunita… anzi la premiano pure con promozioni

Ora: questo semplice striscione, in una frase breve, ha avuto la forza di scardinare il sistema che il governo ha creato con tanta fatica in questi ultimi mesi. La violenza delle cariche, per me, và ricercata in questo, nell’aver osato dire la verità, anzi svelarla attraverso parole chiare, dirette, non fraintendibili che hanno la capacità di rimanere impresse nella memoria.

Inoltre ricordiamoci che l’immagine della polizia già era stata messa in crisi dal caso Cucchi, che rimette in discussione la questione dell’abuso di potere da parte delle forze dell’ordine e, secondo me, anche la presenza di gente in cui vi è una propensione alla violenza e che non si sa come abbia fatto a superare l’esame psicologico, dato che se sei propenso alla violenza non sei lucido e quindi sei un pericolo per te stesso e per gli altri… che se li vadano a cercare proprio così lo sappiamo tutt*, ma ribadirlo è sempre cosa buona e giusta.

Per non parlare delle cariche che stanno subendo gli/le operai/ie, gli/le insegnati, gli/le studenti/esse e tutt* quelle soggettività che si stanno ribellando a questo governo. Se tutti questi episodi fossero riuniti e messi in relazione si capirebbe come la sicurezza securitaria tanto decantata da questo governo sia una bolla mediatica, perché abbiamo solo più insicurezza e meno libertà per tutt*. Ma questo non lo si può dire, perché è severamente vietato.

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