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Lavoro, è deregolamentazione selvaggia

di Frida Roy
da www.aprileonline.info

Con 148 voti a favore, 112 contrari e 5 astenuti il Senato ha dato il via libera al ddl lavoro, collegato alla Finanziaria 2009, che ora passa all’esame della Camera. Cancellato l’aumento previsto della cosiddetta Robin Tax a carico delle grandi aziende petrolifere e dell’energia dal 6,5% al 7,5 per cento.

Il ddl comprende tre deleghe al governo: sul pensionamento per gli occupati in lavori usuranti, sulla semplificazione delle norme su congedi e permessi di lavoro, sulla riorganizzazione degli enti che fanno capo al ministero del Lavoro. Introduce inoltre l’arbitrato individuale nelle cause di lavoro e proroga di 36 mesi il termine della delega al governo per emanare i decreti attuativi della riforma degli ammortizzatori sociali.

Soddisfatto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, secondo il quale con il testo approvato oggi “si semplifica il processo del lavoro, nel senso che si riduce il contenzioso, si consente la possibilità di risolverlo attraverso l’arbitrato e la conciliazione”.

Il provvedimento prevede tre deleghe al Governo: una sul pensionamento anticipato dei lavoratori esposti ad attività usuranti, un’altra sulla riorganizzazione degli enti vigilati dal ministero del Lavoro e la terza sulla semplificazione della normativa sui congedi e sui permessi di lavoro. Tra le misure introdotte c’è lo staff leasing e il riconoscimento delle Forze armate e dei Vigili del fuoco all’interno della P.A. per consentire l’applicazione del contratto del pubblico impiego.

Le norme sul processo sul lavoro, che hanno acceso il dibattito in Aula, prevedono l’affidamento alle parti degli arbitrati individuali, riducendo anche lo spazio di valutazione del giudice sui licenziamenti e i trasferimenti dei lavoratori.

Inoltre, con un emendamento del relatore, Maurizio Castro (Pdl) l’Aula ha approvato la proroga della delega sulla riforma degli ammortizzatori sociali e degli strumenti per il mercato del lavoro. La norma prevista inizialmente dall’articolo 28 del testo concedeva sei mesi in più al Governo, da 12 mesi a 18, per l’esercizio della delega. Il termine è stato spostato da 18 a 24 mesi già nel corso dell’esame nelle commissioni riunite Affari costituzionali e Lavoro, ma l’emendamento del relatore in Aula ha concesso un ulteriore anno al Governo, spostando a 36 mesi il termine per l’esercizio della delega.

Durissimo il commento del Partito democratico che ha votato contro il ddl. “Si è persa un’occasione per aiutare imprese e cittadini nella crisi. Con questo provvedimento si sarebbero potute prevedere misure concrete in sostegno dell’economia ma non solo non si è fatto nulla, anzi si son fatti dei danni. Si son create delle ‘zeppe’ che preparano situazioni peggiori già in una contingenza grave come è quella della crisi che il Paese sta attraversando”, dice intervenendo in Aula il senatore Tiziano Treu, vicepresidente della commissione Lavoro.

“Questo Ddl è un’arlecchinata, tra i peggiori e più confusi per tecniche di assemblaggio normativo e non coglie alcuni punti specifici su cui ci sarebbe stato consenso potenziale. Non riforma gli ammortizzatori sociali ma nemmeno interviene sull’allungamento delle casse integrazioni in scadenza e che le parti sociali chiedono da tempo”.

“Alcuni interventi previsti – continua Treu – sono particolarmente gravi poiché indicano una tendenza non già di flessibilizzazione razionale ma di deregolazione sconsiderata dei servizi, del mercato del lavoro, del pubblico impiego. Su questo, ad esempio, sono state approvate deleghe generiche e invasive sulle aspettative, i permessi, i diritti per i lavoratori disabili.
Temi della contrattazione collettiva che ora vengono affidati a una delega del governo. Non è così che si razionalizza.

Il Ddl prevede poi deroghe del contratto nazionale in sede locale ma fatte da ipotetici sindacati rappresentativi anche solo sul locale. E’ una falla gigantesca che può aprire la stura a sedicenti sindacati e sindacatini nei più remoti angoli della penisola con effetti devastanti sia per i sindacati che per gli imprenditori”.

“Ma le norme più gravi – prosegue il senatore democratico – sono quelle che riguardano il cuore del diritto del lavoro, l’arbitrato e la certificazione. Non si può usare la certificazione per soppiantare un giudizio di legittimità e l’arbitrato va sicuramente valorizzato perché in Italia è sin troppo debole, quasi inesistente. Un arbitrato governato dal Contratto collettivo potrebbe essere forte. Quello approvato dal governo e dalla sua maggioranza – conclude Treu – è talmente libero e selvaggio che uno simile non esiste nemmeno in paesi come l’Uzbekistan”.

“Norme pericolose ed inaccettabili”. E’ questo il giudizio della Cgil sul ddl 1167. Nel testo, rileva il sindacato in una nota, “si rivitalizza un istituto come la certificazione dei contratti di lavoro per trasformarlo in una possibile forzatura nei confronti dei vincoli contrattuali, prevedendo che il giudice del lavoro non potrà contestare il contenuto della certificazione, a meno che il lavoratore non possa dimostrare un errore formale della certificazione. Si relega il giudice alla sola verifica dei requisiti formali degli atti in materia di licenziamenti, trasferimenti d’azienda ecc..”.

“Inoltre il ddl contiene altre norme ‘inaccettabili’: si resuscita scorrettamente lo staff leasing, che la legge di recepimento dell’accordo del 23 luglio 2007 aveva cancellato senza che nessuno, nemmeno le imprese, se ne dolesse; si riaprono i termini per l’esercizio delle deleghe contenute nella legge 247/07 (relative alla riforma degli ammortizzatori sociali, dell’apprendistato, dei servizi all’impiego, degli incentivi al lavoro, per l’occupazione femminile), lasciate volutamente scadere con un giudizio negativo dal governo lo scorso dicembre”.

Con ciò, prospetta la Cgil, “si punta, con tutta evidenza, ad un contenitore già esistente in cui convogliare i contenuti del Libro bianco, fondati su una visione radicalmente antitetica ai principi delle deleghe”. “Si prosegue così – continua la nota – nell’opera di smantellamento di un’idea di diritto del lavoro che distingue la relazione di lavoro da ogni altro rapporto commerciale in quanto uno dei due contraenti è più debole, e come tale merita una protezione specifica. Questa norma è l’esemplificazione della teoria del libro bianco che punta alla liberazione dell’impresa da ogni vincolo, negando con ciò al lavoro la titolarità di un proprio punto di vista. Un approccio del tutto ideologico, ingiusto ed inefficace, come dimostra – conclude la Cgil – lo scivolamento del nostro paese nelle graduatorie internazionali”.

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