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Africa, la nuova corsa all’oro

di Matteo Fagotto
da www.peacereporter.net

L’alto corso dell’oro sui mercati mondiali ha riportato in auge l’antico scontro tra compagnie minerarie e minatori illegali in Africa. Dal Ghana alla Tanzania, passando per il Sudafrica, le compagnie che hanno in concessione le maggiori miniere denunciano una crescita esponenziale del commercio illegale del prezioso minerale. E un allargamento del fenomeno anche al settore dell’esplorazione.

In Sudafrica sono chiamati zama-zama, in Ghana galamsey. In parte gente locale, in parte provenienti dai Paesi limitrofi, i minatori illegali operano generalmente attorno e ai margini delle miniere date in concessione alle grandi compagnie. In alcuni casi, come in Sudafrica, scavano tunnel sotterranei paralleli a quelli “legali” per raggiungere le zone aurifere; in altri casi, come per i depositi alluvionali, entrano nei siti durante la notte, spesso con la complicità delle forze di sicurezza, scomparendo la mattina. Quale che sia il loro metodo, i danni che provocano al settore sono ingenti, sottraendo fino al 15 percento dei depositi auriferi, che vengono poi immessi nel mercato legale attraverso intermediari.

Durante la guerra civile in Congo, i commercianti d’oro di stanza al confine con l’Uganda fecero affari d’oro, letteralmente. Ora tocca agli intermediari sudafricani e ghanesi fare la parte del leone in un commercio ravvivatosi negli ultimi mesi, anche grazie all’alto corso mantenuto dall’oro sui mercati globali a séguito della crisi economica mondiale. Ma il conflitto tra compagnie e minatori illegali si sta spostando anche ad altri mercati, primo fra tutti la Tanzania, diventata uno dei principali produttori di oro del continente.

Alcune compagnie operanti nella regione di Mara, nel nord del Paese nei pressi del Lago Vittoria, denunciano l’entrata di centinaia di minatori illegali nei propri siti ogni giorno. Un’accusa però respinta dalle comunità locali, le quali sostengono di avere il diritto di cercare oro in una regione dove i cercatori tradizionali furono cacciati a forza dall’esercito in séguito alla privatizzazione delle concessioni, durante gli anni Novanta.

Ma sradicare il fenomeno dell’estrazione illegale rischia di rivelarsi più difficile del previsto. Non solo per la sua ampiezza e costante crescita, ma anche perché l’arrivo dei minatori illegali favorisce spesso una crescita economica che coinvolge la popolazione che gravita attorno alle miniere. Nel centro sudafricano di Barberton, nel nord est del Paese, i minatori illegali provenienti da Swaziland, Zimbabwe e Mozambico sono socialmente una spanna sopra agli altri, grazie agli ingenti proventi che l’attività garantisce (circa 1.000 euro al mese, una fortuna per gli standard locali), e che ha ricadute positive su negozi, alberghi e liquorerie dell’intera città.

Ma come spesso succede, anche in questo caso un’attività del genere ha il suo risvolto della medaglia dal punto di vista sociale: a Barberton come a Welkom, un altro centro sudafricano dove i minatori illegali sono presenti in massa, si stanno moltiplicando le denunce per violenze nei confronti dei minori, spesso “venduti” come schiavi sessuali dalle proprie famiglie povere ai minatori. Alcuni di essi vengono condotti all’interno delle miniere, dove rimangono per mesi alla mercé dei lavoratori. Favorendo alla lunga l’emergere di problemi come gravidanze di minori e la diffusione dell’Aids.

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